Si chiude con una netta vittoria per Blizzard Entertainment la causa per violazione di copyright avviata circa otto mesi fa contro i gestori del server privato Turtle WoW, uno dei più popolari legati a World of Warcraft, con quest'ultimo che sarà costretto a cessare ogni attività e con l'intero settore che è stato di fatto bloccato.
La sentenza definitiva
Il tribunale distrettuale della California centrale ha stabilito che la società AFKCraft Ltd. è responsabile di tutte le accuse, disponendo un'ingiunzione immediata e permanente: il progetto dovrà cessare "immediatamente e definitivamente" ogni attività di sviluppo, promozione e vendita. La sentenza, a favore di Blizzard per tutti i capi d'accusa, impone lo stop a qualsiasi forma di supporto o diffusione di server privati, client modificati o versioni "remaster" legate ai titoli dell'azienda.
Nel dettaglio, il provvedimento vieta non solo la creazione e gestione di server come Turtle WoW, ma anche ogni attività collegata, inclusi marketing, distribuzione di codice, pubblicazione di materiali informativi e persino l'incoraggiamento di terzi a proseguire iniziative simili. È inoltre proibito ricevere donazioni o compensi legati a queste attività, così come partecipare, direttamente o indirettamente, a nuovi progetti analoghi.
Particolarmente stringenti anche le misure per evitare la continuità del progetto sotto altre forme: gli imputati non potranno trasferire software, codice sorgente, materiali promozionali o account social a terze parti, nemmeno con l'obiettivo di creare un eventuale "successore". Le stesse restrizioni si applicheranno a qualsiasi futura entità controllata dai responsabili.
L'accordo prevede inoltre la rinuncia da parte di entrambe le parti a qualsiasi ricorso: viene infatti specificato che "le parti rinunciano irrevocabilmente a qualsiasi diritto di appello" e che eventuali violazioni dell'ingiunzione potranno comportare sanzioni, incluso l'oltraggio alla corte. Allo stesso tempo, Blizzard mantiene il diritto di richiedere ulteriori risarcimenti per eventuali violazioni future dei diritti di proprietà intellettuale o delle norme del DMCA.
La decisione, frutto di un accordo tra le parti, segna una svolta nella lunga battaglia legale contro i server privati legati all'universo di World of Warcraft e lascia pochi margini per la sopravvivenza di iniziative simili in futuro.