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The Story of Kamikuishiki Village, il videogioco dell’apocalisse

The Story of Kamikuishiki Village è un videogioco che fa satira su uno dei più feroci attacchi terroristici mai avvenuti in Giappone da parte della setta Aum Shinrikyo.

SPECIALE di Fabio Di Felice   —   22/05/2026
Membri dell'Aum che sfilano a Tokyo

Dentro questa vicenda ci sono due date e due storie da tenere a mente. Una è il 20 marzo 1995, quando cinque uomini entrano nella metropolitana di Tokyo, lasciano delle buste di plastica bianca a terra, le bucano con la punta dell'ombrello e poi escono di corsa. In quelle buste è contenuto del gas Sarin, un'arma chimica di distruzione di massa perfezionata dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Quella mattina muoiono tredici persone, i feriti sono a migliaia, anche perché nessuno riesce a riconoscere i sintomi del Sarin in breve tempo. L'altra data è il 29 giugno 1995, ovvero circa tre mesi più tardi, quando la stessa scena viene ripetuta all'interno di un videogioco intitolato The Story of Kamikuishiki Village.

Queste due storie si inseguono, si intrecciano, si corteggiano perché una è contenuta dentro l'altra. La prima è uno dei più gravi attentati terroristici mai accaduti in Giappone. La seconda è la storia di un videogioco che a lungo è stato ritenuto uno strumento di propaganda della setta che ha organizzato quel gesto: la Aum Shinrikyo. The Story of Kamikuishiki Village è circolato attraverso canali underground, serpeggiando come fosse una leggenda metropolitana, ma troppo vera e troppo dolorosa per essere solo una colorata bugia di cattivo gusto.

La grafica era spartana, ma il videogioco prodotto dalla Aum Soft preservava un certo carattere inquietante
La grafica era spartana, ma il videogioco prodotto dalla Aum Soft preservava un certo carattere inquietante

Da una parte c'è quindi il risultato perverso di un culto fuori controllo, di un leader che voleva scendere in politica e che, davanti al rifiuto da parte delle istituzioni, ha deciso per una soluzione estrema: l'apocalisse. Dall'altra c'è il tentativo di tradurre quella incomprensibile dinamica, che tanti altri orrori aveva nascosto, in un videogioco gestionale nel quale amministrare in tutto e per tutto l'Aum, con un obiettivo da portare a termine: l'attentato del 20 marzo. Per comprendere come queste due storie si riflettano l'una nell'altra, e quanto dolorosa sia stata questa parentesi al punto da riaffiorare perfino nella cultura videoludica giapponese - dove il tema della manipolazione collettiva viene rielaborato, come nella serie Persona - dobbiamo conoscere meglio i due protagonisti: la setta e il videogioco.

La verità assoluta

Raccontare cos'è stata l'Aum Shinrikyo è un compito complesso, forse troppo grande e troppo difficile per il poco spazio che abbiamo a disposizione. C'è però una figura importante da cui partire e che ne riassume perfettamente i caratteri esasperati e illogici: quella del suo leader, Shoko Asahara. Figlio del boom dell'occulto degli anni '70, il suo culto viene fuori da un grande miscuglio di dogmi e figure prese in prestito da buddismo, shintoismo e cristianesimo, nel quale ha fatto breccia anche la superstizione arrivata in Giappone in seguito alla pubblicazione delle Profezie di Nostradamus, che prevedevano la fine del mondo nel 1999. L'Aum Shinrikyo - che si traduce all'incirca come "la verità assoluta" - si propone come il gruppo che può impedire l'apocalisse, e la prova sono gli incredibili poteri del suo santone. Asahara dichiara di poter levitare e di avere capacità sovrannaturali che lo rendono una perfetta guida spirituale per un mondo ormai alle strette. Il suo sangue viene imbottigliato e venduto a caro prezzo ai seguaci dell'Aum, sempre più numerosi, al punto che nei primi anni '90 la setta conta quasi 9000 membri in Giappone. Circa 40000 in tutto il mondo.

L'Aum però non era solo uno strambo gruppo di gente convinta che il proprio leader li avrebbe salvati dalla fine del mondo. La setta isolava i suoi membri, inglobava vite, distruggeva famiglie e spezzava legami, specialmente prendendo di mira i più giovani. Quelli sono gli anni dei grandi scontri generazionali e i ragazzi trovano in Asahara la promessa di un futuro diverso, del cambiamento necessario per reagire alla grande depressione - economica e sociale - che ha trasformato il Paese dopo lo scoppio della bolla immobiliare nel 1991. Asahara sapeva che i giovani erano la parte di popolazione che avrebbe dovuto corteggiare, e lo fece nel modo più intelligente e subdolo possibile: attraverso i media. Ospite fisso di trasmissioni televisive dove parlava dei suoi poteri e protagonista di una serie anime intitolata Chotetsu Sekai, nella quale veniva rappresentato come un leader buono e generoso.

Nel frattempo la setta continuava ad allungare le sue mani sul Giappone. Nel 1989 Asahara ordinò l'uccisione dell'avvocato Tatsumi Sakamoto e della sua famiglia: sua moglie Satoko e suo figlio Tatsuhiko, di 14 mesi. I corpi furono ritrovati solo anni più tardi, dopo l'attentato del Sarin, a chilometri di distanza l'uno dall'altro. Nel 1994 l'Aum fece le prove per il suo gesto più clamoroso. A Matsumoto, nella prefettura di Nagano, vivevano dei giudici che stavano sovrintendendo a una causa immobiliare ai danni della setta. La notte del 27 giugno alcuni membri dell'Aum rilasciarono il Sarin vicino alle case dei giudici, provocando otto morti e cinquecento feriti.

Shoko Asahara nell'anime che lo dipingeva come un grande profeta
Shoko Asahara nell'anime che lo dipingeva come un grande profeta

Nel corso del tempo ci si è chiesti spesso cosa spinse Asahara all'orribile attentato del 1995. Per molti la spiegazione è da ricercare nel rifiuto delle candidature di alcuni membri della setta che Asahara aveva presentato alla Dieta, il Parlamento giapponese. Il suo obiettivo era inserire l'Aum in politica per aprirsi le porte verso il ruolo di Primo Ministro. Per altri fu il tentativo maldestro di un colpo di stato, e per altri ancora semplicemente la mossa disperata di un animale messo alle strette, perché la polizia pianificava da tempo una retata che avrebbe messo fine al culto. In ogni caso, nessuna spiegazione razionale può dare un senso a quella scelta.

Il videogioco dell'apocalisse

Conoscendo i metodi atipici del reclutamento dell'Aum e vista la triste coincidenza temporale con l'attentato, era normale che qualcuno pensasse che The Story of Kamikuishiki Village - un videogioco nel quale si interpretava Shoko Asahara e in cui l'obiettivo finale era organizzare quell'attacco col Sarin - fosse un videogioco di propaganda. Il titolo era pubblicato da una certa Aum Soft, distribuito attraverso canali underground, fuori dai radar tradizionali, rivolto ai giovanissimi, e utilizzava materiale video che sembrava provenire direttamente dagli archivi del culto. C'erano filmati di alcuni membri della setta e spezzoni dell'anime Chotetsu Sekai con Asahara come protagonista.

Oltre al suo sangue, Asahara era solito vendere anche l'acqua della sua vasca da bagno
Oltre al suo sangue, Asahara era solito vendere anche l'acqua della sua vasca da bagno

Nel gioco si impersona il leader della setta che, dal quartier generale dell'Aum a Kamikuishiki, nella prefettura di Yamanashi, gestiva l'arruolamento del culto. La località era tristemente famosa all'opinione pubblica giapponese, dal momento che era lì che Asahara e i suoi avevano stabilito alcuni dei centri di reclutamento, in particolare uno chiamato Satyan 7, che era quello dove veniva prodotto il gas nervino utilizzato poi negli attentati di Matsumoto e di Tokyo. Il videogioco aveva un'interfaccia semplice e una grafica spartana: se proprio volessimo circoscriverlo a un genere, era un gestionale nel quale si ripercorrevano gli anni di attività del culto, dal primo ottobre del 1989 fino al 1995, con due soli possibili epiloghi. Nel primo, l'attentato aveva successo e il cerchio si chiudeva; nel secondo il culto veniva anzitempo smantellato e l'umanità veniva sorpresa da una vera e propria apocalisse che distruggeva il mondo intero.

L'idea che il finale "buono" fosse legato alla riuscita dell'attentato, l'utilizzo di numerosi filmati e immagini che avevano a che fare con gli omicidi dei Sakamoto e con l'attacco con il gas a Matsumoto: tutto aveva convinto le persone che quel videogioco fosse sviluppato da qualcuno che conosceva troppo bene le dinamiche della setta. Forse al punto da farne parte. Passarono diversi anni prima che una testata giornalistica internazionale, VICE, decidesse di indagare seriamente su The Story of Kamikuishiki Village, interpellando esperti di terrorismo globale e studiosi dell'Aum Shinrikyo per decifrare questo mistero. Tutti convenivano su una cosa: che il videogioco non facesse proselitismo per la setta, bensì cercasse di ridicolizzarla.

L'attacco del 1995 resta una delle ferite più dolorose della storia moderna giapponese
L'attacco del 1995 resta una delle ferite più dolorose della storia moderna giapponese

La barriera linguistica e la moderata diffusione del software, che veniva venduto a un prezzo altissimo esclusivamente per posta ed era distribuito in ben 12 floppy disk, avevano alimentato la leggenda di questo videogioco. Sembrava facesse parte della complessa e ruffiana propaganda dell'Aum, ma gli esperti spiegarono che i video che si riteneva provenissero dalla setta erano invece stati acquisiti in seguito all'enorme copertura mediatica dopo l'attentato. Molte delle scene e delle esagerazioni presenti nel videogioco facevano parte di una serie di trovate volte proprio a smontare l'aura di santità della setta. Si riuscì perfino a risalire ai due creatori del videogioco, all'epoca poco più che ragazzini. Uno dei due finirà a lavorare per Konami.

Fine della storia

Con la tragica puntualità che contraddistingue il destino, queste due storie alla fine trovano un finale a poca distanza l'una dall'altra, ma più di vent'anni dopo. L'inchiesta di VICE è datata 2019, e per tutto quel tempo The Story of Kamikuishiki Village ha danzato tra menzogna e realtà, considerato propaganda di uno dei gruppi più feroci della storia umana. Shoko Asahara, invece, che fu catturato e arrestato poco dopo il 1995 insieme agli esecutori materiali dell'attentato, è stato giustiziato nel 2018.

Nella serie Persona si tratta spesso il tema dell'isteria di massa e della paranoia sociale post Aum
Nella serie Persona si tratta spesso il tema dell'isteria di massa e della paranoia sociale post Aum

Il suo fantasma, e quello della setta, hanno tormentato il Giappone per anni. Anzi, lo fanno ancora oggi. E non solo attraverso l'arte (20th Century Boys di Naoki Urasawa è una reinterpretazione della setta; Underground di Haruki Murakami racconta le tragiche conseguenze sulla psiche e sui corpi delle persone presenti quella mattina del 1995 nella metropolitana di Tokyo), ma anche attraverso scelte che all'occhio di uno straniero possono sembrare irrazionali. Se oggi vi capita di visitare Tokyo farete caso al fatto che ci sono pochissimi cestini della spazzatura in giro. Sappiate che è colpa proprio di quell'attentato e della necessità di garantire una maggiore sicurezza pubblica. L'apocalisse ha avuto un prezzo salato da pagare per tutti i protagonisti di questa storia.

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