In maniera del tutto inattesa la serie Star Fox, da un decennio in condizioni letargiche, in poche ore è divenuta una delle protagoniste del 2026 di Nintendo. È iniziato tutto col poster di Super Mario Galaxy - Il Film, che ritraeva Fox McCloud: una novità imprevedibile, visto che Shigeru Miyamoto - produttore del lungometraggio assieme al CEO di Illumination Chris Meledandri - raramente, con l'eccezione di Pikmin, ibrida gli universi Nintendo.
La pubblicazione del poster è stata seguita da una serie di leak e indiscrezioni credibili. Nintendo starebbe preparando un nuovo episodio della serie, in esclusiva per Switch 2, in uscita durante il 2026: un capitolo classico, quindi uno sparatutto su binari. Il rumor è stato corroborato da più di una testata; altri utenti lo hanno ampliato sostenendo che ci sarebbe perfino un altro titolo in sviluppo (un'avventura). Al momento limitiamoci alla voce originaria, che in effetti è già abbastanza: fosse vero quanto sostenuto, Star Fox tornerebbe con un nuovo gioco, a dieci anni esatti di distanza dal mediocre (massimo discreto) Star Fox Zero.
Senza fornirvi alcuna anticipazione dettagliata sul film, la sua visione ha ulteriormente aumentato la credibilità della voce. Il ruolo di Fox McCloud nel lungometraggio non è immotivato o irrazionale; allo stesso tempo, è anche un enorme spot prodromico al rilancio della serie, al punto che sarebbe lecito aspettarselo anche in assenza di qualsiasi rumor.
Fox McCloud non solo è stato inserito nel film di Super Mario, ma ha anche una parte rilevante; al solito, è carismatico e intrigante. Non ci stupiremmo se, tornando dalla sala, gli spettatori fossero affascinati dal personaggio, incuriositi a scoprirne di più. Che, in fondo, è il palese motivo per cui Fox, implicazioni narrative a parte, è stato aggregato alla truppa dell'idraulico.
I protetti di Miyamoto: film come spot
Quando è stato annunciato Donkey Kong Bananza, il rilancio del brand Donkey Kong era nell'aria. Si tratta di una serie eccezionalmente importante e venduta, che era assente da troppo tempo. In quel caso, la presenza del gorilla in Super Mario Bros. - Il Film era apparsa meno sospetta: costituiva un indizio, ma i mondi di Donkey Kong e dell'idraulico si sono spesso sovrapposti in qualche modo, letteralmente fin dall'inizio. L'ambientazione urbana, ora nota come New Donk City, funge da collante tra i loro universi personali: l'Isola DK e il Regno dei Funghi. A questo punto tuttavia, dovesse davvero concretizzarsi il ritorno di Star Fox, sarebbe chiaro l'utilizzo dei film, da parte di Nintendo, anche come mezzo per rinverdire dei brand meno noti, o da tempo vacanti. Perché Donkey Kong, come dicevamo, non è assurdo che incontri l'idraulico; Fox McCloud, sì. Appartiene a un altro universo, un'altra galassia, e sebbene la sua presenza sia stata parzialmente giustificata a livello di trama, è oltremodo chiaro che il personaggio sia stato inserito anche per divulgare la serie. Si è creato un pattern tale per cui, se Nintendo e Illumination dovessero annunciare un terzo film, sarebbe lecito domandarsi quale serie andrebbe a rivitalizzare, o pubblicizzare.
Abbiamo spesso parlato del "miyamotocentrismo" attorno al quale, da decenni, gravita Nintendo: un atteggiamento più che giustificato, visto che il maestro nipponico ha generato le fortune stesse dell'azienda, e plasmato la sua identità. Allo stesso tempo, la sua figura è talmente importante da influenzare alcune scelte in modo poco razionale. È giusto e scontato che Nintendo si prenda cura prima di tutto di Super Mario e The Legend of Zelda, ma non è altrettanto ovvio, viste le vendite e la fama, che Pikmin sia protagonista di cortometraggi, app e continui cameo.
Le vendite non giustificano in alcun modo il trattamento di riguardo ricevuto da Pikmin rispetto ad altri brand storici come Metroid o Kid Icarus: il motivo dietro a questo atteggiamento è Miyamoto stesso. Pikmin è una sua creazione, Metroid e Kid Icarus no (provengono da R&D1 e Intelligent Systems). Indovinate qual'è un'altra serie "protetta", perché da lui ideata? Esatto, Star Fox. Non casualmente, Star Fox Zero è l'ultimo gioco in cui ha lavorato come designer.
Il rilancio del brand Star Fox
Miyamoto ha creato con le sue mani i pupazzi di Star Fox che vedete sulla copertina del primo gioco della saga, uscito nel 1993 per SNES; è un fan delle marionette, a quanto pare a causa della sua passione per Thunderbirds.
È sempre Miyamoto ad aver deciso che un videogioco di fantascienza, nelle navi ispirato a Star Wars (gli X-Wing sono stati usati come riferimento per l'Arwing), dovesse avere per protagonisti degli animali antropomorfi. La meccanica di "passare sotto gli archi" gli è venuta in mente attraversando il "colonnato" del santuario di Fushimi Inari-Taisha, poco distante dalla sede Nintendo a Kyoto. Sempre lì ha visto l'iconica statua di una volpe (kitsune), da cui è nato Fox.
Come altre celebri serie Nintendo, nonostante non sembri dall'aspetto, anche questa è intrisa di folklore giapponese. Da esso, Imamura - il disegnatore principale del gioco, che ha lasciato la società cinque anni fa - ha tratto l'dea di un uccello e di una lepre come co-protagonisti. Il detto nipponico "combattere come cani e scimmie" ha ispirato il Generale Pepper delle truppe di Corneria, oltre al principale antagonista della saga, Andross, una scimmia. Se Star Fox fosse stato sviluppato in Italia, Andross sarebbe stato un gatto, per intenderci ("combattere come cani e gatti").
Questa saga è ben congegnata, sia a livello visivo, sia per il carisma e la gradevolezza dei personaggi. Non a caso, gli scambi di battute "via radio" tra il Team Star Fox sono fra i momenti più memorabili dei giochi. Abbiamo la sensazione, non dimostrabile in alcun modo, che il potenziale di quest'universo sia molto, molto più vasto del successo ottenuto finora. Da questo punto di vista, che sia o no un brand ideato da Miyamoto, Nintendo fa benissimo a provare un rilancio della serie.
Il rilancio di Star Fox come gioco
Se il potenziale del brand è grande, abbiamo più di un dubbio su quello del gioco: come si vende a milioni di persone, nel 2026, uno sparatutto su rotaie? Per quanto i personaggi siano carismatici, e l'ambientazione invitante, le meccaniche ci sembrano antiquate. È uno dei rarissimi casi tra i brand Nintendo, forse l'unico, in cui il gioco sembra imbrigliare il potenziale della serie, più che esaltarlo.
Sono quattro i titoli di Fox ad avere superato il milione di copie. Star Fox 64 3D per Nintendo 3DS, datato 2011, che ha raggiunto precisamente questo traguardo. Star Fox Adventures, un'avventura Rare del 2002, quindi non fedele al genere originario, che ha piazzato poco meno di due milioni. Infine, i due best seller: Star Fox (Starwing in Europa) per SNES, il primo (uscito nel 1993), che ha venduto tre milioni. E Star Fox 64 (Lylat Wars in Europa, pubblicato nel 1997), il maggior successo dalla saga, con quattro milioni su 33 milioni di Nintendo 64 venduti. Circa un possessore della console su otto, in pratica, ha anche Star Fox 64: tradotto in ambito Switch, mantenendo le proporzioni, sarebbe un titolo da quasi 40 milioni di unità (!).
Cos'hanno in comune questi due giochi? Indubbiamente, negli anni '90 gli sparatutto su rotaie non erano un genere vetusto, tutt'altro. Allo stesso tempo, ci sembra riduttivo limitare il ragionamento a quest'ambito, perché i due successi effettivamente hanno una caratteristica in comune: l'avanguardia tecnologica.
Abbiamo parlato di come Miyamoto e Imamura (ed Eguchi, il direttore del gioco) abbiano plasmato l'universo e il game design di Star Fox, ma il gioco ha un'altra compagnia come madre: l'occidentale Argonaut, la cui collaborazione, in particolare di Jez San (fondatore dell'azienda), e dei programmatori Dylan Cuthbert e Giles Goddard (ospitati durante lo sviluppo, pur in una stanza separata dagli altri, nella sede di Kyoto), permise a Nintendo di creare il primo gioco poligonale della sua storia. Star Fox, appunto: un "miracolo" reso possibile grazie all'introduzione all'interno della cartuccia del chip Super FX, che ampliava, e non di poco, le capacità del Super Nintendo. Star Fox, nel 1993, sembrava provenire dal futuro: un futuro ancora abbozzato e sporco, ma comunque dal futuro. Non era una tridimensionalità simulata, ma effettiva: spero vi sia chiaro quanto tutto ciò fosse eccezionale, ai tempi.
Star Fox 64, di cui Imamura è stato ben più del "direttore artistico" che appare nei crediti (ha dato la voce a Fox, e delineato tutta l'atmosfera del titolo, definendolo addirittura il "gioco della mia vita") sfruttava al massimo le capacità tecniche di Nintendo 64, ai tempi del lancio la console di gran lunga più potente in circolazione. Non solo: assieme al titolo venne pubblicato anche il Rumble Pak, che ha introdotto (in Occidente) e popolarizzato (in generale) la vibrazione sui pad per console.
Star Fox su Switch 2
Se Star Fox arriverà davvero quest'anno su Switch 2, e se, come si vocifera, sarà "classico", quindi uno sparatutto su rotaie, ci sembra fondamentale che, in qualche modo, debba anelare l'avanguardia tecnologica. Il che fa un po' sorridere, parlando della Nintendo post-Wii. Ma Switch 2 ha già mostrato a tutti, in particolare grazie alle terze parti, che ha tutte le carte in regola per ospitare delle opere visivamente eccellenti. Non sarà mai qualcosa di paragonabile a proporre i poligoni nel 1993, o a ciò che significava essere uno dei giochi più belli su Nintendo 64 nel 1997, sfruttando per primo le vibrazioni del pad. Switch 2 tuttavia non verte nemmeno nelle condizioni di arretratezza (totale) di Wii, o (parziale) di Switch. Il genere inoltre, almeno in questo senso, può aiutare eccome: lineare, con spazi ristretti, così da esaltare al massimo l'hardware. Magari utilizzando qualche periferica particolare, in stile Rumble Pak? Il Joy-Con Mouse? Chissà.
Ci sembra questa l'unica strada per riportare Star Fox al grande successo: analizzando i dati, la serie non può prescindere dall'eccellenza tecnologica. I due giochi "all'avanguardia" (in questo campo) hanno venduto tre e quattro volte più del terzo della lista. Non può essere un caso. Non guasterebbe nemmeno una modalità competitiva online ben strutturata, o una sezione secondaria a mo' di roguelike, ma tutto ciò dovrebbe aggiungersi a un vigoroso impatto grafico, non sopperire ad esso.
Riguardo allo sviluppatore, è possibile che Star Fox, ammesso e non concesso che esista, sia creato internamente. Tuttavia, non c'è più un "gruppo Star Fox" all'interno dell'azienda, per cui sono altamente probabili delle collaborazioni (come avvenuto in passato con Platinum Games) o che venga plasmato da qualche azienda affiliata (la neonata Nintendo Singapore ad esempio, che aveva lavorato, come Bandai Namco, ad Ace Combat 7: Skies Unknown).
Chissà, magari Miyamoto potrebbe anche tornare per un ultimo giro come designer, visto l'insuccesso di Star Fox Zero. Sarebbe intrigante. Come dice la lepre Peppy Hare, del resto: "Never give up! Trust your instincts!".