Resident Evil Requiem è ormai realtà. Il suo annuncio a giugno 2025 ha certamente scosso il panorama videoludico per le promesse tecniche e di gameplay che questo nuovo capitolo della serie firmata Capcom avrebbe proposto ai videogiocatori, ma è stata soprattutto un'informazione arrivata successivamente ad aver infiammato l'entusiasmo dei fan: la presenza di Leon Scott Kennedy. Tuttavia, per comprendere il Leon che incontreremo nel nono incubo confezionato dalla casa di Osaka è necessario volgere lo sguardo indietro, alle passate peripezie che l'ormai ex agente del Raccoon City Police Department ha affrontato per portare a casa la scorza.
Il Leon di Requiem appare infatti come un uomo profondamente segnato e indirizzato sulla strada del logorio fisico, più cupo e, soprattutto, vittima di un destino che sembrava scritto già in quel fatidico settembre 1998 tra le mura del R.P.D. In questo articolo, analizzeremo allora il percorso di Leon attraverso gli episodi principali della serie che lo hanno visto protagonista, tratteggiando la sua progressiva discesa nell'oscurità culminata proprio con Requiem, appunto.
L'innocenza spezzata
In Resident Evil 2, l'arrivo di Leon a Raccoon City è sì un grottesco errore di tempismo, su questo non ci piove, ma è soprattutto un trauma brutale. Al suo approdo nella fittizia città del Midwest degli Stati Uniti, quello che veste i panni del poliziotto al suo primo giorno di lavoro è un ragazzo imberbe che crede davvero nella divisa e che cerca disperatamente di salvare chiunque, anche quando è chiaro che non c'è più alcuna speranza a cui aggrapparsi.
In questo senso, il nuovo canone stabilito dal filone remake calca maggiormente la mano sull'aspetto interiore dell'agente Kennedy, come testimoniato, ad esempio, dal rapporto che intercorre con il tenente Marvin Branagh, l'ultimo, malconcio, poliziotto superstite dell'apocalisse in cui è sprofondata la cittadina.
A differenza della narrazione asciutta del Resident Evil 2 originale, infatti, nel remake datato 2019 il passaggio del testimone tra i due è molto più enfatico, con la morte di Marvin che rappresenta senz'altro un evento di trama, ma soprattutto il momento esatto in cui Leon capisce che il mondo non è un posto fatto di regole che possono definirsi giuste. Ma a fornirci la cifra identitaria e caratteriale di Leon è anche il legame che questi intrattiene con l'enigmatica Ada Wong; legame che nella versione remake assume più i contorni di un subplot inserito in un "noir psicologico" rispetto a quello da film di spionaggio che Capcom ci aveva proposto ormai quasi trent'anni fa.
Leon viene infatti biecamente manipolato dalla femme fatale in rosso, ma la sua reazione non è di rabbia, bensì di rassegnata malinconia: questo Leon è infatti consapevole di essere solo una pedina su uno scacchiere decisamente più grande e complesso, ma sceglie di credere in Ada perché ha probabilmente bisogno di un appiglio umano in un caos di carne mutata e putrefatta. Una debolezza emotiva, questa, che sarà la sua condanna nei decenni successivi.
Il soldato riluttante
Dissolvenza a nero e siamo nel 2004. In Resident Evil 4, Leon è un uomo che ha subìto una vera e propria metamorfosi: ha infatti abbandonato l'uniforme (chi di noi non lo avrebbe fatto, diciamoci la verità?) ed è diventato un agente d'élite del governo USA dopo un rigido addestramento agli ordini del maggiore Jack Krauser. Tuttavia, la rinnovata scrittura del remake sottolinea in modo chiaro come Leon non abbia scelto questa vita: il governo statunitense, infatti, lo ha costretto a imboccare questo sentiero, "adottandolo" solo perché testimone scomodo dell'incidente di Raccoon City per poi trasformarlo in un'arma al servizio del Presidente.
Ciononostante, poco prima che Leon prenda ufficialmente servizio, Ashley Graham - la figlia dell'uomo che siede alla Casa Bianca - viene rapita e condotta in una sperduta località rurale tra Spagna e Portogallo e per il suo salvataggio viene incaricato proprio l'ex poliziotto del R.P.D. Ora, partendo dal presupposto che il buon Leon a nostro avviso farebbe bene a iniziare un qualsiasi nuovo impiego dal secondo giorno di lavoro anziché dal primo, un punto da tenere in considerazione per la trama di Resident Evil Requiem potrebbe essere rappresentato da un evento che accade proprio nel corso della disavventura iberica, il cui remake è arrivato sul mercato nel 2023.
Leon viene infatti infettato dal parassita noto come Las Plagas e, sebbene nella versione originale del titolo la sua rimozione tramite macchinario chirurgico sembrasse definitiva e quasi "magica", nel Remake la procedura viene mostrata come estremamente dolorosa e invasiva. Non è campato in aria pensare che abbia lasciato pesanti strascichi nel fisico del protagonista. Già, perché a causa delle fatiche affrontate nel corso degli anni, il corpo di Leon ha subito uno stress biologico da non sottovalutare: a Raccoon City, il nostro eroe è stato infatti esposto al micidiale Virus T, mentre nel 2004, come detto, una nuova forma di vita si è fatta strada nel suo organismo, che in Requiem sembra iniziare a presentare un conto piuttosto salato.
Ad ogni modo, il duello con Jack Krauser in RE4 è un altro tassello fondamentale per comprendere a fondo l'evoluzione psicologica e fisica di Leon. L'ex mentore rappresenta infatti in pieno ciò che accade a un soldato quando abbraccia il potere biologico per non sentirsi più un debole; Leon ovviamente rifiuta una strada simile, ma Requiem pare volergli giocare un autentico tiro mancino: nell'ultimo capitolo della serie, il nostro eroe mostra infatti sul proprio corpo i segni visibili di un'infezione che, ai suoi e ai nostri occhi, rischia di trasformarlo in ciò che tanto odiava in Krauser.
Infine, nonostante non sia (ancora?) passato attraverso la nuova mano di vernice che Capcom ha riservato a Resident Evil 2 e 4, è doveroso menzionare anche Resident Evil 6 se vogliamo tratteggiare con precisione la parabola discendente di Leon, che qui tocca un punto decisamente basso.
Nelle battute iniziali del discusso sesto episodio della saga, Leon si trova infatti costretto a uccidere il Presidente Adam Benford, suo amico e mentore, diventato uno zombie in procinto di aggredire l'agente del governo Helena Harper. Stiamo parlando di un evento cardine nel percorso caratteriale del protagonista, che spezza definitivamente l'idea di Leon come paladino del sistema e lo avvicina di un passo di più al proprio baratro personale.
La degenerazione fisica e mentale
2026. Il Leon che Capcom ci ha mostrato nei trailer di Requiem è un uomo che sta appassendo: le macchie scure sul suo collo e sulle mani non sono semplici lividi, e i suoi occhi hanno perso quella scintilla azzurra che li contraddistingueva; ora appaiono infatti spenti, quasi come se guardassero costantemente attraverso un velo di dolore. Tutti aspetti, questi, che sottolineano una differenza non da poco tra il vecchio e il nuovo corso della saga. Nel canone originale, i vari personaggi sembravano infatti quasi immuni alle conseguenze a lungo termine causate dai virus e dalle forme di vita con cui venivano a contatto; nel nuovo canone "remake-centrico", invece, Capcom ha decisamente puntato sul realismo biologico.
Se sei stato infettato da parassiti mangia-cervelli e virus mutanti, il tuo corpo non può tornare normale e Requiem sembra essere in qualche modo la resa dei conti per l'ex agente Kennedy. Il nostro sta infatti indagando su sei morti sospette che hanno coinvolto i sopravvissuti dell'incidente del 1998 e che potrebbero avere a che fare con la cosiddetta Raccoon City Syndrome, patologia di cui si scorge un breve report su un monitor in un preciso passaggio del trailer più recente.
Il decorso di questa sindrome - innescata dalla mutazione del Virus T nel corso del tempo - contemplerebbe quattro stadi (dallo 0 al 3), con Leon che - se coinvolto - a quanto pare potrebbe attualmente trovarsi con tutta probabilità al numero 2, quello denominato Sviluppo. È in questa fase che dei segni neri inizierebbero a essere visibili sul corpo della vittima, ed è facile immaginare come il tempo sia agli sgoccioli prima del passaggio allo stadio terminale.
Ora, bisogna ammettere che Leon appare ancora discretamente in forma sul fronte delle abilità motorie, come testimoniano gli accesi scontri corpo a corpo in cui si esibisce, tuttavia, il riferimento al tempo che sta scadendo emerso nell'ultimo trailer non è una metafora troppo velata per quanto riguarda il destino del biondo superstite di Raccoon City.
Comunque sia, in Requiem, Leon non è l'unico protagonista, questo è ormai arcinoto: al suo fianco c'è Grace Ashcroft, figlia di Alyssa (personaggio chiave di Resident Evil Outbreak), e il loro rapporto sembra essere costruito sulle fondamenta di quel legame che Leon aveva con Ashley Graham nel remake di RE4, ma dotato di una sfumatura molto più oscura.
Mentre con Ashley Leon era il protettore eroico catapultato in Spagna per togliere le castagne dal fuoco a petto in fuori, con Grace pare infatti essere un uomo che cerca in qualche modo di espiare i propri peccati. Grace rappresenta quella ricerca della verità che Leon si è trovato a dover insabbiare per anni lavorando per il governo, ed è facile intuire come la dicotomia tra gli approcci dei due protagonisti rappresenti il fulcro dell'esperienza: Grace documenta l'orrore, Leon ne è invece la manifestazione fisica.
Non è però solo il logorio del corpo quello che sta gradualmente prosciugando il protagonista maschile di Requiem, ma anche quello mentale, favorito purtroppo anche dallo scenario in cui si troverà immerso. A fare da cornice al nono episodio principale della saga sono infatti delle zone urbane e delle ambientazioni che fanno correre la memoria al 1998, sebbene siano ora in chiave più moderna e decadente, e che per Leon potrebbero rappresentare una sorta di viaggio psicologico verso l'inferno.
C'è insomma una potente metafora nel vedere Leon soccombere a ciò che ha combattuto per tutta la vita. Il suo corpo, lo strumento perfetto con cui ha salvato vite e si è cavato d'impaccio in più di un'occasione, sta diventando quindi il suo peggior nemico. Senza dubbio, si tratta di un elemento che aggiunge una grande tensione narrativa alla ricetta messa a punto da Capcom: quanto potrà spingersi Leon prima di perdere la propria umanità... o la propria vita?
Sacrificio o redenzione?
Arrivati a questo punto, la domanda che è lecito porsi è: Leon morirà in Resident Evil Requiem? Considerando la direzione intrapresa dal filone Remake, un finale eroico ma tragico non sarebbe del tutto da escludere.
Capcom ha passato gli ultimi sette anni a rendere Leon il personaggio più tormentato della serie e chiudere la sua storia nel 2026, circa trent'anni dopo l'inizio del suo calvario, darebbe alla saga un epilogo emotivo che i capitoli originali non sono mai riusciti a raggiungere.
A conti fatti, quindi, possiamo dire che Leon Kennedy rappresenta un po' l'umanità che resiste all'abominevole, e se dovesse cadere, di certo lo farebbe per assicurarsi che nessuno debba mai più vivere un settembre 1998.