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Mortal Kombat, la classifica dei film e delle serie TV

Il torneo di arti marziali più sanguinoso torna al cinema con Mortal Kombat II: un'ottima occasione per ripassare i film e le serie TV che lo hanno preceduto, dal peggiore al... meno peggio?

SPECIALE di Christian Colli   —   15/05/2026
Logo Mortal Kombat

Mortal Kombat II è finalmente arrivato in tutti i cinema. Ora, se ce lo aveste chiesto qualche anno fa, probabilmente non avremmo scommesso un centesimo su questa nuova pellicola di Simon McQuoid, ma dobbiamo ammettere che ci ha sorpreso positivamente, soprattutto perché il regista ha imparato dagli errori e ascoltato gli appassionati. Tutto fa pensare che il prossimo film, destinato a concludere questa trilogia, potrebbe fare anche meglio.

Però stiamo all'erta, che Mortal Kombat al cinema c'è già stato tre volte, e in televisione due, e non è che abbia mai veramente brillato. Ecco perché abbiamo deciso di stilare una classifica dei film e delle serie TV ispirate alla mitica serie di sanguinosi picchiaduro, dalla produzione peggiore alla migliore. E voi che ne pensate? Vi è piaciuto il nuovo film e quali sono i vostri adattamenti preferiti della sanguinosa saga videoludica?

Mortal Kombat: Il viaggio comincia

Partiamo dal fondo del baratro con un mediometraggio animato del 1995 che fa da prequel al primo film ispirato a Mortal Kombat: della durata di circa 40 minuti, e distribuito originariamente solo in VHS, Il viaggio comincia è un prodotto super low budget che fondamentalmente serve a spiegare alcuni personaggi che poi compaiono nel film come Scorpion, Sub-Zero, Goro e Shang Tsung. La storia, infatti, si svolge sulla nave che trasporta Liu Kang, Sonya e Johnny Cage all'isola del Mortal Kombat, e durante il viaggio Raiden racconta ai tre combattenti la storia del torneo e dei suoi vari partecipanti.

Una scena di Mortal Kombat: Il viaggio comincia
Una scena di Mortal Kombat: Il viaggio comincia

Il film mischia una terribile animazione tradizionale su sfondi 3D con scene in CGI antidiluviana, perlopiù incentrate sui combattimenti: la cosa più curiosa è che per realizzare questi scontri si usò il motion capture. Il problema, però, è che pur volendo offrire un approfondimento sul film, le storie sembrano scritte da autori completamente diversi, i personaggi somigliano più ai giochi che alle loro controparti in carne e ossa e si notano subito varie incongruenze. L'unica cosa degna di nota era la featurette dopo i titoli di coda, che faceva pensare più a una (brutta) pubblicità per il film che ad altro.

Mortal Kombat: Conquest

Nel pieno del successo di serie TV come Hercules e Xena, Mortal Kombat: Conquest prova a ritagliarsi un suo spazio, fallendo miseramente. Tanto per cominciare, vorrebbe essere un prequel del film pure lui, ma è ambientato 500 anni prima e infatti il protagonista è Kung Lao (Paolo Montalban) che viaggia in lungo e in largo in compagnia di tali Siro e Taja, ricalcando la trinità del film: l'eroe asiatico, la testa calda e la donna forte e indipendente. Nonostante la presenza di Raiden, Scorpion, Sub-Zero e qualche altro personaggio "leggendario", la serie TV si concentra su personaggi completamente inediti e su combattimenti dalle coreografie imbarazzanti.

I protagonisti di Mortal Kombat: Conquest
I protagonisti di Mortal Kombat: Conquest

Conquest era veramente terribile, e infatti durò appena i 22 episodi della prima e unica stagione: New Line staccò la spina senza tanti complimenti, dopo un finale cliffhanger che rimase irrisolto. Il piano era quello di arrivare all'era del film nella seconda stagione, ma non se ne fece nulla, e non servirono a spingerlo neppure le comparsate di alcuni wrestler famosi. L'altra caratteristica bizzarra di questa serie TV era la sua sensualità, al posto della violenza: la regia si soffermava spesso sulle forme prosperose delle attrici, ma di sangue ce n'era davvero poco e niente.

Mortal Kombat: Defenders of the Realm

A un certo punto a qualcuno è venuta la felice idea di edulcorare Mortal Kombat e trasformarlo in un cartone animato da "domenica mattina": voilà, ecco Defenders of the Realm, una serie animata in soli 13 episodi andata in onda nel 1996 in patria e solo nel 2003 anche in Italia. Il pubblico di riferimento è giovanissimo, perciò il budget è ridotto, le animazioni ripetitive, la scrittura estremamente infantile, ma la serie fa da sequel al film del 1995, tant'è che alcuni flashback ripropongono le stesse scene ma ritoccate per non impressionare i piccoli spettatori.

Una scena di Mortal Kombat: Defenders of the Realm
Una scena di Mortal Kombat: Defenders of the Realm

Nella serie, Raiden mette insieme una banda di eroi per rispondere agli attacchi di Shao Kahn: i nostri partono da una base segreta super tecnologica a bordo di jet e altri mezzi avveniristici per affrontare il cattivone di turno e i suoi scagnozzi. Nonostante la povertà generale della produzione, Defenders of the Realm ha qualche merito. In primo luogo, ci sono un sacco di personaggi dei giochi, e alcuni di loro sono doppiati in lingua originale da attori del calibro di Ron Perlman, John Rhys-Davies, Luke Perry e Clancy Brown. Inoltre, Quan Chi appare per la prima volta proprio in questo cartoon, per poi essere introdotto anche nei videogiochi.

Mortal Kombat: Distruzione totale

Se non avete mai visto gli show menzionati fino a questo momento, probabilmente pensavate che Distruzione totale fosse il peggio del peggio che Mortal Kombat potesse offrire. E invece no, ma non fraintendeteci: siamo a un tier davvero bassissimo. Sequel del film uscito nel 1995, Distruzione totale (Annihilation in lingua originale) cambia regista, mettendo dietro la cinepresa John R. Leonetti che, in qualche modo, riesce a infilare in 95 minuti tipo venti personaggi diversi: naturalmente non si capisce nulla, qualche personaggio ha una battuta a malapena e neanche viene chiamato per nome, la storia è inesistente. Se nel primo film i protagonisti quantomeno avevano uno sviluppo, in questo neanche a parlarne.

Una scena di Mortal Kombat: Distruzione totale
Una scena di Mortal Kombat: Distruzione totale

Il film - che vede i difensori della Terra combattere nemici e fare... cose nel tentativo di arrivare a Shao Kahn - cambia quasi tutto il cast: restano solo Robin Shou (Liu Kang) e Talisa Soto (Kitana) del film precedente, e persino Christopher Lambert viene sostituito da James Remar nei panni di Raiden. Distruzione totale è un pastrocchio incredibile, contraddistinto da scelte infelici - tipo la morte di Johnny Cage letteralmente nei primi cinque minuti di film - ed effetti speciali imbarazzanti. Le Animality sono probabilmente tra le cose più brutte mai viste live action.

Mortal Kombat (2021)

Il reboot cinematografico di Mortal Kombat ha avuto una gestazione tormentata, ma quando è arrivato nelle sale... no, niente, è brutto anche questo. Anche se qualche pregio, scavando, ma proprio scavando con forza fino in fondo, si trova. Certo, la scelta di creare un personaggio inedito per il ruolo del protagonista, tale Cole Young - mai apparso nei videogiochi - non è stata esattamente geniale, soprattutto perché il film spreca preziosi minuti a raccontarci lui piuttosto che i kombattenti più famosi, che diventano una specie di contorno: Sonya, Kano, Jax, Kung Lao e così via. Ma il film non si ferma lì: s'inventa gli Arcana, cioè i "super poteri" dei protagonisti per giustificare le loro mosse speciali videoludiche, e pure una parentela improbabile con lo Scorpion di Hiroyuki Sanada.

Una scena di Mortal Kombat (2021)
Una scena di Mortal Kombat (2021)

Il film di Simon McQuoid però non è completamente da buttare perché qualche merito ce l'ha. Innanzitutto, è parecchio violento, anche se sembra costantemente imporsi dei limiti in tal senso, e poi è sufficientemente rispettoso di costumi e abilità dei personaggi, offrendo quindi un buon fanservice agli appassionati del picchiaduro, grazie anche a scene d'azione molto ben coreografate.

Mortal Kombat Legacy

Questa webserie in due stagioni - per un totale di 19 episodi da circa 10 minuti ciascuno - ha una storia peculiare: nasce da un cortometraggio del 2010 del regista Kevin Tancharoen che, in 8 minuti, approcciava i personaggi del picchiaduro Midway. Mortal Kombat: Rebirth, così si chiamava, convinse Warner Bros. a finanziare una webserie per Machinima di YouTube, e cioè appunto Legacy. Tancharoen si è circondato di attori rilevanti come Jeri Ryan, Brian Tee, Casper Van Dien, Mark Dacascos e persino il compianto Cary-Hiroyuki Tagawa (che torna a interpretare Shang Tsung nella seconda stagione).

Una scena di Mortal Kombat: Legacy
Una scena di Mortal Kombat: Legacy

Nonostante il budget ridotto e la reinterpretazione di sana pianta della mitologia iconica dei videogiochi, Tancharoen fa davvero un buon lavoro col poco tempo a disposizione, riuscendo a riscrivere Mortal Kombat per gli spettatori moderni con degli archi narrativi non lineari che prima delineano i personaggi, e poi li mettono gli uni contro gli altri nella seconda stagione. È un peccato che la terza non abbia mai visto la luce e che Tancharoen stesso, prescelto inizialmente per girare il film del 2021, abbia infine abbandonato il franchise.

Mortal Kombat Legends

I film animati della serie Mortal Kombat Legends sono tra i migliori adattamenti: in realtà, non sono tutti allo stesso livello, ma la qualità è comunque molto elevata e riescono a omaggiare quasi tutti i videogiochi, pur rimaneggiando la mitologia - ormai incasinata, va detto - della saga. Il primo film, Scorpion's Revenge, è sicuramente il migliore dei quattro perché si prende il suo tempo per imbastire la storia, senza però rinunciare a scene d'azione viscerali e ottimamente girate. Il secondo lungometraggio, Battle of the Realms, commette gli stessi errori di Distruzione totale, cercando di mettere troppa carne al fuoco in soli 80 minuti.

Una scena di Mortal Kombat Legends: Scorpion's Revenge
Una scena di Mortal Kombat Legends: Scorpion's Revenge

È un peccato che Warner Bros. Animation si sia fermata lì con la storia principale della serie, pur avendola risolta con un finale tutto sommato compiuto. Gli altri due film, usciti nel 2022 e nel 2023 rispettivamente, sono una specie di spin-off: Snowblind è ambientato molti anni dopo ed è tutto incentrato sul personaggio di Kenshi, mentre Cage Match è una spassosa avventura in solitario di Johnny Cage che fa da prequel a tutta la serie ma fatica un po' a coinvolgere i fan più sfegatati. Restano comunque dei veri must per chi ama Mortal Kombat.

Mortal Kombat (1995)

Che ci crediate o no, prima di girare schifezze inenarrabili come i vari Resident Evil, Alien Vs. Predator e Monster Hunter, Paul Anderson ha firmato dei veri e propri cult come Event Horizon e Mortal Kombat (che guarda caso non ha scritto lui). È facile bollare il film del 1995 come una schifezza, oggi, ma se pensiamo a com'era il panorama degli adattamenti cinematografici dei videogiochi all'epoca, e alla tecnologia in termini di effetti speciali, è altrettanto facile riconoscerne i meriti: nonostante la sua semplicità narrativa, Mortal Kombat poteva contare su un buon cast, combattimenti ben girati, scenari esotici e una colonna sonora pazzesca.

Una scena di Mortal Kombat (1995)
Una scena di Mortal Kombat (1995)

I suoi punti deboli sono sicuramente la violenza limitata - che avrebbe impedito una maggiore diffusione - e la poca aderenza alla mitologia che era ancora in divenire della serie videoludica, eppure il film di Anderson rientra nella categoria dei cosiddetti "guilty pleasure": ancora oggi si lascia guardare grazie alla sua ironia e al suo buon ritmo, senza contare che può contare su alcune delle migliori scene d'azione viste al cinema negli anni 90. E poi lo Shang Tsung di Cary-Hiroyuki Tagawa ha semplicemente settato un vero e proprio standard.

Mortal Kombat II

Il nuovo film di Simon McQuoid è un gioiellino e un'autentica rivelazione: rovescia ogni aspettativa, dimostrando che si può imparare dai propri errori e rispettare le fonti d'ispirazione, dando ai fan esattamente quello che vogliono. E Mortal Kombat II riesce nell'intento cambiando le carte in tavola come una specie di soft reboot, spostando i riflettori su nuovi personaggi: in particolare il Johnny Cage interpretato dal mitico Karl Urban e, soprattutto, la Kitana di Adeline Rudolph. La principessa di Edenia, infatti, è la vera star del film, nonché il cuore pulsante della storia grazie ai numerosi comprimari che la circondano, buoni e cattivi.

Ancora più sanguinoso e violento del film precedente, Mortal Kombat II è un omaggio continuo ai giochi della serie: nelle musiche, negli effetti sonori, nell'interpretazione dei combattimenti, pieni di mosse speciali e spettacolari effetti speciali. E non si prende neanche troppo sul serio, grazie a un'autoironia pungente e ai tempi comici di personaggi come Johnny o Kano: ricco di personaggi che riescono a brillare in un modo o nell'altro, il film più recente di Mortal Kombat è anche in assoluto il migliore, nonché un ottimo film d'azione in generale, e questo è probabilmente il suo più grande successo.

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