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Chi ha bisogno del lieto fine?

Quando il gioco si fa duro... serve una carezza: il lieto fine nei videogiochi è tutt'altro che scontato, ma a volte è quello che ci serve per tirarci su nei momenti peggiori della nostra vita.

SPECIALE di Christian Colli   —   02/05/2026
lieto fine

Diversi anni fa, la Rai s'inventò un format chiamato "Purché finisca bene", una serata dedicata a mediocri fiction italiane che si risolvevano in trame melense con una premessa molto precisa: chi si sedeva davanti alla TV e si sciroppava un paio d'ore di problemi sentimentali, economici e familiari, sapeva che tutto si sarebbe risolto a tarallucci e vino. Era un modo "molto italiano" - direbbero in Boris - di combattere l'ansia e la tensione nel pieno boom di serial come Gomorra, garantendo un fiabesco lieto fine per tutta la famiglia.

Oggi viviamo in un mondo in cui il lieto fine non sembra poi più così banale. Ogni mattina ci svegliamo, apriamo i social e scopriamo che è scoppiata una nuova guerra, che è morto un altro mito della nostra infanzia, che qualche tiranno pieno di soldi tiene il mondo in scacco mentre i ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri diventano sempre più poveri e il futuro diventa sempre più incerto per tutti. È un mondo cupo in cui l'ottimismo di un lieto fine può risollevarci dopo una giornataccia. E questo vale anche per i videogiochi.

Un avvertimento: nelle prossime righe si parla di finali, quindi potrebbero esserci spoiler più o meno importanti su giochi che magari non avete ancora giocato. Proseguite la lettura con cautela!

Carenza di lieti fine?

Ripensando ai titoli più importanti usciti negli ultimi anni, specie quelli fortemente narrativi come i GDR o le avventure in terza persona, i lieti fine si contano sulle dita di una mano o quasi. Prendiamo serie popolari come Final Fantasy: gli ultimi due hanno avuto finali a dir poco tragici. E vogliamo parlare del gioco del 2025, Clair Obscur: Expedition 33, che aveva ben due finali distinti ma ugualmente drammatici? Senza scomodare tutti quei titoli episodici che se non si concludono con una porta esplicitamente aperta su un probabile seguito, hanno spesso un finale ambiguo o incerto per tenerci incollati (e farci comprare il prossimo capitolo).

Clair Obscur: Expedition 33 ha due finali, uno più struggente dell'altro
Clair Obscur: Expedition 33 ha due finali, uno più struggente dell'altro

I titoli più importanti degli ultimi anni hanno fatto discutere anche per quello, specie se il finale è così ambiguo o aperto alle interpretazioni da stimolare il dibattito per settimane o mesi. E in fondo probabilmente sono scritti così anche per questa ragione: è una pura e semplice manipolazione emotiva. Il che va benissimo, intendiamoci, e rende certe esperienze assolutamente indimenticabili contando sul legame che si instaura tra gioco e giocatore, ma a volte fa bene anche una chiosa positiva che ci metta col cuore in pace e ci strappi un genuino sorriso compiaciuto. La vita è già triste così, dobbiamo deprimerci pure con i videogiochi?

Negli ultimi tempi abbiamo giocato un paio di titoli che ci hanno fatto riflettere sulla potenza del lieto fine. Uno è Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection, uno dei migliori titoli dell'anno in un 2026 che Capcom sta letteralmente dominando. L'altro è Hades 2, il capolavoro di Supergiant Games appena sbarcato su PlayStation 5 e Xbox Series X|S. Ne parliamo meglio nel prossimo paragrafo: se non li avete giocati ed è vostra intenzione farlo, è il momento di cambiare pagina. Siete avvisati.

Il lieto fine a tutti i costi

Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection è un po' diverso dai precedenti capitoli della serie spin-off, poiché alza l'asticella della narrativa con un cast adulto e una regia più matura. Nel gioco, ambientato in un mondo fantasy medievaleggiante, una malattia che contagia mostri e esseri umani rischia di causare una guerra tra due regni rivali. Il protagonista, un giovane principe, si mette in viaggio per trovare un rimedio seguendo le orme della madre scomparsa dieci anni prima. Nonostante un tragico colpo di scena all'inizio dell'avventura, tutto si risolve per il meglio: i nostri eroi salvano il mondo, famiglie spezzate si ritrovano e la vita continua spensierata, pur con una maggiore consapevolezza nei confronti della natura.

Nonostante i momenti drammatici, Monster Hunter Stories 3 si chiude con un lieto fine a 360 gradi
Nonostante i momenti drammatici, Monster Hunter Stories 3 si chiude con un lieto fine a 360 gradi

I JRPG spesso si risolvono in trame contorte per giustificare una minaccia apocalittica che costringe gli eroi a salvare il mondo ricorrendo a grandi sacrifici e all'imbattibile potere dell'amicizia; per questo quello di Monster Hunter Stories 3 è un lieto fine inatteso: si conclude con un finale asciutto e appagante, soprattutto pieno di serenità e positività, ma ci arriva in modo naturale e per nulla scontato o stucchevole.

Hades 2 segue più o meno la stessa traiettoria. Se il primo Hades ci aveva fatto venire il sospetto che gli scrittori di Supergiant Games avessero qualche problema con le figure paterne, il sequel praticamente ce lo conferma visto che il conflitto genitoriale fa una capriola: questa volta non è la protagonista, Melinoë, ad avere un rapporto complicato con suo padre Ade, ma è quest'ultimo - e i suoi fratelli - ad avere qualche problema con Crono, il dio del tempo padre di tutti gli dèi. Diciamo che averlo spodestato e intrappolato non ha fatto tanto bene alla famiglia.

Hades II è un inno al valore dei legami famigliari, che siano di sangue oppure no
Hades II è un inno al valore dei legami famigliari, che siano di sangue oppure no

Essendo un roguelite, Hades 2 sfrutta l'escamotage del loop temporale per farci giocare e rigiocare mentre scopriamo sempre più dettagli su questo mondo pittoresco, ma l'obiettivo finale è sconfiggere nonno Crono e salvare l'Olimpo e l'Oltretomba. Per questo Melinoë ordisce un piano per assassinare il nonno nel passato, ma all'ultimo momento ci ripensa e convince suo fratello maggiore Zagreus a instaurare un dialogo col nonno e a ricucire i rapporti in famiglia.

Il primo finale - in versione riveduta e corretta da un aggiornamento successivo al lancio - è un commovente sguardo a una linea temporale aggiustata in cui Melinoë non cresce nell'esilio del Crocevia, ma circondata dall'affetto di una famiglia che non aveva mai conosciuto, con nonno Crono a farle da babysitter e tutti gli altri dèi a forgiarla in un'eroina ancora migliore.

Hades 2 è una storia sul valore della famiglia - quella che ci capita, ma anche quella che ci scegliamo - e sulle seconde occasioni, un inno alla speranza, all'ottimismo e al potere del perdono.

Qualche consiglio a lieto fine

In queste settimane così nere, il lieto fine è un ricostituente per l'anima. È un po' come guardare un classico Disney tra una stagione di Game of Thrones e l'altra, come bere un bel bicchiere di latte ghiacciato dopo aver mangiato troppo piccante, come sintonizzarsi sul canale Twitch di Multiplayer.it per il Corto Circuito dopo una maratona di film slovacchi in bianco e nero.

Sapevate che Assassin's Creed Odyssey ha un finale 'perfetto' che è il trionfo del volemose bene?
Sapevate che Assassin's Creed Odyssey ha un finale "perfetto" che è il trionfo del volemose bene?

Per questo vi consigliamo qualche gioco che si conclude con un lieto fine anche se tutto quello che succede prima potrebbe fare pensare al contrario. Prendete Assassin's Creed Odyssey: il gioco mette contro un fratello e una sorella nel mezzo di una guerra nell'antica Grecia, ma se prendete le giuste precauzioni, e fate alcune scelte molto specifiche in alcuni momenti della storia, potete salvare tutta la famiglia e riunirvi tutti a cena intorno allo stesso tavolo nel finale considerato "perfetto". Altro giro, altra corsa: se radunate tutte le 108 Stelle del Destino in Suikoden, un personaggio al quale avevate dovuto dire addio anzitempo tornerà in vita e comparirà anche nel sequel se importerete il salvataggio da Suikoden a Suikoden II.

Preferite GDR più occidentali? Allora l'eccellente Divinity: Original Sin II fa al caso vostro, perché ha un finale positivo non solo per gli eroi, ma per tutto il mondo. Potete compiere varie scelte che lo cambiano in maniera significativa, ma se volete davvero fare un dispetto a Lucian, l'antagonista principale che mira a distruggere la fonte dell'energia magica di Rivellon, c'è una scelta in particolare che molti giocatori ritengono quella "perfetta". Anche Life is Strange: True Colors ha - una volta tanto! - un lieto fine pieno di ottimismo che scalda il cuore.

Quale che sia il finale, Life is Strange: True Colors si conclude su note positive
Quale che sia il finale, Life is Strange: True Colors si conclude su note positive

Tornando ai GDR, siete ancora in tempo per recuperare The Witcher 3: Wild Hunt prima che esca il prossimo capitolo, tenendo presente che potete dare sia a Geralt che Ciri un lieto fine se la ragazza si unirà ai Witcher alla fine del gioco. E se avete amato The Legend of Zelda: Breath of the Wild, ma avete sofferto le atmosfere nostalgiche e drammatiche dell'era in cui è ambientato il gioco, potete barare con l'aiuto di uno spin-off: L'era della calamità, infatti, è un musou della serie Hyrule Warriors che offre una linea temporale alternativa in cui Link riesce a sconfiggere la Calamità Ganon.

Questi sono solo alcuni esempi di giochi che potreste giocare "purché finiscano bene". Facciamo un giochino: a voi sono rimasti impressi dei titoli dai finali positivi che bisognerebbe assolutamente giocare per sentirsi meglio quando le cose intorno a noi si mettono male? Dite la vostra nei commenti, condividete le vostre esperienze e consigliate cosa giocare, ma assicuratevi di usare i tag per gli spoiler!

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