In questi roventi giorni d'estate, oltre a soffrire il caldo, noi italiani stiamo sopportando anche l'ennesimo Mondiale di calcio senza la presenza della nostra nazionale. L'unico sollievo è che molte partite vengono giocate a notte fonda, limitando almeno in parte l'onnipresenza del torneo tra televisione e web. Con l'arrivo del Campionato Mondiale sono tornati anche i videogiochi dedicati al calcio, pronti a farci rivivere l'esperienza in chiave virtuale: dall'aggiornamento di EA Sports FC 26 legato alla competizione, alle novità di Football Manager, fino al nuovo titolo ufficiale FIFA sviluppato in collaborazione con Netflix.
Se siete stufi dei soliti titoli calcistici, oppure se il calcio non vi interessa proprio, esistono anche giochi che reinterpretano questo sport in modo completamente diverso. Non parliamo di simulazioni uno a uno, ma di esperienze alternative, spesso ibride e fuori dagli schemi.
Tra palle di fuoco al posto dei palloni, campi da calcio trasformati in arene da gioco di ruolo e persino esperienze unicamente narrative, esistono diversi titoli che parlano di calcio senza farvi davvero "giocare a calcio" come nei classici FIFA o PES.
Mario Strikers
Il nostro idraulico preferito sembra avere parecchio tempo libero nel Regno dei Funghi, visto che si è cimentato in praticamente ogni sport possibile: dal tennis al golf, fino ovviamente al calcio. La serie Mario Strikers nasce su GameCube nel 2005 e conta tre capitoli, l'ultimo dei quali è arrivato nel 2022 su Switch con Mario Strikers: Battle League Football.
Si tratta di sfide 5 contro 5 in cui è possibile scegliere liberamente i componenti della propria squadra tra un roster di personaggi Nintendo, ognuno con statistiche e super tiri unici. Non siamo davanti a una simulazione, ma a un arcade puro, pensato per il divertimento immediato e ancora più efficace in compagnia, grazie alla possibilità di giocare fino a otto giocatori in locale.
Tra cariche violente (i falli non esistono), parate spettacolari e super tiri capaci di scatenare palle di fuoco, tornado e altri effetti fuori di testa, Mario Strikers è un concentrato di caos divertente. È semplice da imparare, ma come spesso accade nei giochi Nintendo, nasconde anche una certa profondità nei comandi che può fare la differenza tra vittoria e sconfitta. Perfetto, tra l'altro, per decidere in modo "ufficiale" chi vincerebbe un Mondiale tra Regno dei Funghi e Koopa.
Rematch
Se siete stanchi di modalità come FUT, dove contano più le statistiche delle carte che l'abilità individuale, allora Rematch merita almeno uno sguardo. Il gioco è sviluppato da Sloclap, già autori di Sifu, e propone una visione decisamente diversa del calcio competitivo.
Qui si controlla un singolo giocatore in campo, con la possibilità di cambiare ruolo in tempo reale tra attaccante, difensore e persino portiere, ognuno con comandi specifici. Le modalità includono partite 3v3, 4v4 e 5v5 in arene chiuse, senza falli né pallone che esce dal campo: tutto è pensato per mantenere un ritmo continuo e senza interruzioni.
Il punto di forza di Rematch è la centralità dell'abilità del singolo giocatore, con sistemi di tiro, passaggio e dribbling che richiedono pratica e precisione per essere padroneggiati. A distanza di un anno dal lancio, pur avendo perso parte della sua utenza (come spesso accade nel tempo a titoli simili), il gioco resta attivo e supportato, con aggiornamenti costanti che continuano a rafforzarne l'identità come alternativa ai calcistici più simulativi.
Nutmeg!
Descrivere Nutmeg! non è immediato: potremmo definirlo un incrocio tra Football Manager, il Televideo, il calcio anni '80 e '90 e il mondo delle figurine, il tutto presentato con un'interfaccia che ricorda da vicino il vecchio televideo. In sostanza, un titolo pensato per chi ha nostalgia di un certo tipo di calcio e di un'altra epoca videoludica.
Al centro dell'esperienza c'è un sistema di deckbuilding che permette di costruire e gestire la propria squadra attraverso carte che influenzano direttamente le partite, trasformando ogni match in una possibile vittoria schiacciante o in una sconfitta all'ultimo minuto. A ciò si affianca una componente manageriale completa, con gestione di giocatori, mercato, finanze, rapporti con la stampa e staff tecnico. Il tutto contribuisce a costruire una vera e propria carriera calcistica, ma filtrata attraverso una struttura originale e fortemente stilizzata.
Il risultato è un'esperienza che racconta il calcio attraverso una lente retrò, con menu e interfacce che sembrano usciti direttamente da un'altra epoca. E sì, sapere che oggi non tutti sanno cosa sia il Televideo ci fa sentire inevitabilmente più vecchi. Per ulteriori dettagli su questo titolo potete recuperare la nostra recensione pubblicata nei mesi scorsi.
Captain Tsubasa: Rise of the New Champions
"In Holly e Benji anche il Giappone vince i mondiali", cantavano i Gem Boy molti anni fa. Purtroppo la nazionale nipponica è uscita anche da questa edizione del Mondiale, senza riuscire a battere il Brasile come accade in Captain Tsubasa, anche se bisogna riconoscerle il merito di aver disputato un'ottima partita. Se però volete davvero vedere il Giappone conquistare la Coppa del Mondo, il modo migliore è giocare a Captain Tsubasa: Rise of the New Champions o, meglio ancora, aspettare il seguito, Captain Tsubasa 2: World Fighters, in uscita a fine agosto.
Il primo capitolo, pubblicato nel 2020, proponeva un calcio completamente arcade. Anzi, sarebbe più corretto dire che cercava di riprodurre fedelmente le partite viste nel manga e nell'anime di Captain Tsubasa: tra i tiri a effetto di Holly/Tsubasa, le cannonate capaci di sfondare la rete di Mark Lenders/Kojiro Hyuga, i salvataggi impossibili di Benji/Genzo e i numerosi power-up dedicati ai singoli giocatori o all'intera squadra, il risultato era un'esperienza spettacolare e spensierata.
Il sequel, in uscita il 28 agosto, sembra spingere ancora di più sull'acceleratore, introducendo nuove azioni e nuovi tiri speciali che promettono di rendere il gameplay ancora più spettacolare. L'avventura, inoltre, sarà incentrata proprio sul Campionato Mondiale, ispirandosi al manga originale ma introducendo nuove squadre e personaggi creati appositamente per il videogioco.
Despelote
Può il calcio diventare il mezzo per raccontare una storia che va oltre le grandi sfide tra nazionali e i club multimilionari? A questa domanda risponde Despelote, particolare titolo indie realizzato da due sviluppatori ecuadoriani che hanno scelto di raccontare la propria infanzia e l'atmosfera culturale del loro Paese attraverso il pallone.
Il gioco ci mette nei panni di uno degli autori, Julián Cordero, quando aveva otto anni, nel 2002. L'avventura permette di esplorare Quito in prima persona durante il periodo delle qualificazioni ai Mondiali di quell'anno. Mentre ci muoviamo per le strade della città, possiamo calciare un pallone, utilizzandolo per attivare scene e conversazioni con gli abitanti del quartiere in cui gli sviluppatori sono cresciuti.
L'obiettivo di Despelote non è raccontare il calcio in sé, ma usarlo come filo conduttore di una storia autobiografica. I dialoghi sono pensati per lasciare il segno e, nel corso dell'avventura, ci saranno anche salti temporali che permetteranno di controllare Cordero ormai adolescente. Ne nasce un'esperienza davvero particolare, capace di dimostrare come uno sport possa trasformarsi in uno strumento narrativo per raccontare ricordi, emozioni e frammenti di vita in un modo che soltanto il videogioco, grazie alla sua natura interattiva, riesce a offrire.
Inazuma Eleven
Level-5 ha trasformato il calcio in un JRPG fuori di testa con Inazuma Eleven. La saga, nata su Nintendo DS, ha dato vita a numerosi capitoli costruiti come veri giochi di ruolo giapponesi, con la differenza che al posto dei combattimenti ci sono le partite di calcio. Ogni volta che due giocatori si contendono il pallone o arriva il momento di tentare un tiro in porta, si apre un menu da cui scegliere l'azione da eseguire, che sia una scivolata, un dribbling o un tiro speciale.
Il bello è che, pur essendo tutti studenti delle scuole medie, i protagonisti sfoggiano poteri così esagerati da rendere ogni partita uno spettacolo. Per fermare gli avversari si evocano palle di fuoco, maremoti o barriere di pietra, mentre i tiri si trasformano in fulmini, bombe, stormi di pinguini o addirittura comete che farebbero impallidire perfino la Super Nova di Sephiroth. In alcuni capitoli è persino possibile evocare figure mitologiche per potenziare i giocatori, in maniera non troppo diversa da quanto accade in Persona.
Dietro tutta questa follia, però, si nasconde un gameplay sorprendentemente profondo e ricco di scelte tattiche, oltre a una componente narrativa che, per gli amanti degli shonen manga, sa regalare dei bei momenti e dei personaggi piuttosto riusciti.
Lo scorso anno è uscito, dopo oltre dieci anni di attesa, Inazuma Eleven: Victory Road, nuovo capitolo che mantiene intatte le basi della serie, ampliandole con un sistema di gioco ancora più ricco e dinamico. Il titolo ha ottenuto un buon riscontro sia dalla critica sia dal pubblico, come raccontiamo anche nella nostra recensione, e rappresenta la conferma della volontà di Level-5 di puntare nuovamente su una saga che continua a essere una delle interpretazioni più originali e divertenti del calcio in ambito videoludico.