Titoli come The Elder Scrolls III: Morrowind, The Elder Scrolls IV: Oblivion e The Elder Scrolls V: Skyrim sono noti per la loro straordinaria capacità di immergere il giocatore in mondi fantastici. Mondi ricchi di avventure da vivere, di nemici da affrontare e di personaggi con i quali interagire, ma privi di un elemento altrettanto importante: la vita. Non ci riferiamo, ovviamente, alla vita simulata dei vari personaggi e/o creature che popolano il mondo di gioco, bensì di tutti quei rapporti umani che sono alla base (o che dovrebbero esserlo) della nostra società.
Potrete immaginare, quindi, la reazione del pubblico di fronte all'annuncio di The Elder Scrolls Online, MMORPG con la promessa di far vivere ai giocatori un'esperienza profondamente diversa. Un viaggio attraverso Tamriel, durante il quale interagire con altri utenti, formare gilde e stringere legami. Peccato, però, che al lancio il titolo sia stato elogiato dalla stampa, ma criticato da gran parte dei giocatori. Questo a causa di una qualità delle missioni secondarie sottotono rispetto ai capitoli principali e, in generale, per colpa di un ritmo differente rispetto ai celebri GDR targati Bethesda.
ZeniMax Online Studios non si è però data per vinta e ha iniziato un lungo percorso di riabilitazione della propria opera. Un percorso che trasformato The Elder Scrolls Online in un vero e proprio successo commerciale, con più di ventiquattro milioni di giocatori registrati e circa ventimila utenti attivi anche dopo dodici anni dall'accensione dei server.
Proprio per consolidare i rapporti tra questi giocatori, Bethesda e ZeniMax hanno deciso nel 2013 di dare vita all'ESO Tavern, un evento ricco di attività dedicato ai fan di The Elder Scrolls. Dopo le prime edizioni realizzate per tastare il terreno, l'ESO Tavern è diventato un appuntamento annuale di grande prestigio, con concerti e tavole rotonde pensate per permettere agli utenti di parlare direttamente con gli sviluppatori. Un'idea molto interessante, in grado di abbattere le barriere tra coloro che creano un'opera e coloro che ne fruiscono. Noi di Multiplayer siamo stati invitati a partecipare all'ESO Tavern di quest'anno. Un anno molto particolare, dal sapore malinconico, ma comunque ricco di vibrazioni positive.
Scegli la tua missione e vai all'avventura!
Lo ammettiamo: ci siamo avvicinati all'ESO Tavern con molta curiosità, ma anche con molte domande. Può davvero The Elder Scrolls Online attirare ancora così tanta gente da tutto il mondo? Come reagiranno i giocatori ai numerosi licenziamenti degli ultimi mesi? Con questi quesiti, abbiamo quindi varcato la soglia del Castello Ludwigstein, costruito nel lontano 1415 e utilizzato ancora oggi per diverse attività legate al territorio. Travolti dal fascino storico dell'ambientazione, ci siamo quindi lasciati coinvolgere dalle numerose attività distribuite nella roccaforte. Attività più o meno coerenti con il mondo di The Elder Scrolls e che permettevano così agli utenti di fare squadra anche nella vita reale.
Tra tatuaggi realizzati con l'aerografo, sessioni di tiro con l'arco e zone dedicate al combattimento con armi bianche (rigorosamente non affilate), erano presenti anche attività più rilassanti e culturali. Laboratori su come realizzare un proprio gioiello e masterclass di disegno si affiancavano a interessanti interventi dedicati alla personalizzazione della spada in legno che si riceveva in omaggio all'ingresso del castello. Nel caso il caldo si facesse insopportabile, erano poi presenti delle tende per stare all'ombra a chiacchierare con altri avventurieri, delle zone di ristoro e una gigantesca piscina dove fare acqua zorbing (ovvero entrare all'interno di una palla di plastica per poi tentare di "correre sull'acqua"). I fan di The Elder Scrolls più accaniti, inoltre, potevano sfruttare le apposite zone per farsi delle foto o immergersi nella tenda degli sviluppatori, dove commentare le ultime novità del gioco e proporre nuove idee per il futuro.
Tutte queste attività, però, non sarebbero state altrettanto interessanti se realizzate in un contesto differente da quello dell'ESO Tavern. Il punto di forza dell'evento, infatti, sta proprio nella community che si è andata a creare nel corso degli anni. La passione per The Elder Scrolls era evidente nello sguardo di tutti i partecipanti. Non solo di quelli più accaniti, armati di tenda per dormire in loco o vestiti in cosplay (nonostante il caldo) per celebrare il proprio personaggio. Ogni singola persona presente all'ESO Tavern ci è parsa innamorata tanto del MMORPG di ZeniMax quanto di quello che ha portato questo gioco nelle loro vite.
Non importa da quale parte del mondo uno venisse: le code per il cibo o per partecipare alle varie attività diventavano sempre dei momenti nei quali chiacchierare e stringere nuove amicizie. Momenti che portavano le persone a chiedere delucidazioni sugli avatar degli altri utenti, a parlare dei propri videogiochi preferiti e a comprendere il motivo del viaggio che ha portato l'appassionato di turno a varcare le porte dell'evento. E forse è stata proprio questa atmosfera, piuttosto che le numerose attività proposte, a rendere unico questo evento. Un evento che, purtroppo, potrebbe non avere luogo l'anno prossimo.
Ai confini del mondo
In data sei luglio, a pochi giorni dall'ESO Tavern, è stata data notizia che metà degli sviluppatori di ZeniMax Online Studios è stata licenziata. Una doccia fredda, che sicuramente ha fiaccato gli animi di tutti i fan di The Elder Scrolls Online, che si sono trovati improvvisamente a fare i conti con una roadmap sospesa e in attesa di nuove informazioni. Nonostante l'enorme divertimento da parte di tutti nel corso dell'evento in Germania, era di fatto percepibile una vera e propria malinconia di fondo. Una sensazione di tristezza, mascherata poi dai brindisi, dai canti e dalla potenza delle relazioni umane.
Era però impossibile ignorare la situazione. Alcuni sviluppatori previsti all'evento non sono potuti venire perché impegnati proprio nella riorganizzazione della roadmap e anche i pochi interventi tenuti da remoto hanno mostrato persone dispiaciute e amareggiate. Persone che hanno fatto del loro meglio per portare avanti una community tanto accorata e che attendevano magari l'ESO Tavern proprio come valvola di sfogo dopo un anno particolarmente intenso, ma che si sono trovate a dover restare a casa a lavorare. Questa sofferenza è stata ampiamente compresa dagli ospiti dell'evento, che hanno accolto gli sviluppatori con applausi, grida di incoraggiamento e con un calore oltre ogni limite. Un tributo a tutti quegli artisti che non hanno solo "messi insieme delle linee di codice", ma hanno permesso la creazione di un videogioco che per molti ha rappresentato una sorta di seconda vita. Una vita grazie alla quale conoscere altre persone, superare il difficile periodo del Covid e, come testimoniato dai presenti all'ESO Tavern, anche trovare l'amore della propria vita.
È sempre difficile per coloro che non giocano agli MMO capire quanto questa tipologia di gioco riesca tanto ad assorbire tempo e forze dei giocatori, dando però loro in cambio qualcosa di unico. Si tratta di sensazioni differenti dai classici titoli online, siano essi cooperativi o competitivi. Gli MMO risultano dei veri e propri mondi paralleli, paragonabili molto più alle lunghissime sessioni di Gioco di Ruolo da Tavolo in stile Dungeons & Dragons che ai "classici" videogiochi. Narrazioni condivise, opere partecipative, esperienze sociali che raccolgono utenti sotto una bandiera digitale che per moltissimi giocatori ha il sapore tipico di casa. Di quel piatto cucinato dalla mamma o dalla nonna in grado di farti stare bene sempre e comunque. Poco importa se si tratti di un piatto semplice o lontano dagli standard dell'alta cucina. È l'anima a fare la differenza.
Non è chiaro se i recenti licenziamenti comporteranno la chiusura dell'ESO Tavern. Il discorso è sempre stato nell'aria, ma nessuno ci ha dato conferme o smentite certe. Quel che è sicuro, però, è che l'anno prossimo le cose andranno diversamente. Al termine dell'evento, infatti, gli organizzatori hanno raccolto tutti i props di scena, dalle lampade ai poster, dai funghi illuminati al LED ai cuscini sparsi nelle tende. Dopo aver posto tutto su un grande tavolo, ha quindi avuto inizio un momento molto emozionante. Con una semplice donazione, che poteva essere fatta a due differenti enti benefici, era possibile portarsi a casa un pezzo dell'ESO Tavern. Un pezzo di quell'anima che per anni ha scaldato i cuori di migliaia di giocatori. Inutile dire che ogni singola persona presente in loco ha contribuito alla causa, con la speranza di vedere l'ESO Tavern 2027 rinnovato anche nel design, ma con la paura di star assistendo alla fine di un'era.
Capire il presente per vivere il futuro
Nel titolo di questo articolo ci chiedevamo se la passione fosse in grado di vincere su tutto. Non siamo certi, però, di aver trovato una vera e propria risposta. L'evento organizzato da Bethesda e da ZeniMax ha sicuramente dimostrato che l'amore e la passione sono in grado di portare le persone da tutto il mondo a ritrovarsi in un castello sperduto della Germania del nord per festeggiare tutti insieme. Un risultato incredibile e che vorremmo vedere replicato non solo per i vari MMO presenti sul mercato, ma anche per tutti quei giochi con una community tanto accorata. Siamo certi, infatti, che la condivisione dei propri sentimenti nei confronti di un'opera sia molto più potente quando fatta di persona. Quando calano gli schermi, gli avatar e le incomprensioni tipiche dei messaggi e rimane solo l'elemento alla base di tutto: l'essere umano.
Allo stesso tempo, però, è impossibile non chiedersi come sia possibile che Microsoft non abbia avuto la sensibilità di aspettare la conclusione dell'evento prima di annunciare i numerosi licenziamenti. È vero che si tratta di una cosa più grande, legata ai ritmi e ai rituali del mondo della finanza, ma ci è sembrata anche una mancanza di empatia che, se non fosse stato per l'energia del pubblico, avrebbe sicuramente minato l'intera esperienza. Una scelta che, numeri alla mano, potrebbe anche essere comprensibile, ma che sicuramente manca della dovuta sensibilità che dovrebbe comunque essere alla base di tutto. Anche di un inevitabile piano di riorganizzazione interna dell'azienda. Ed è proprio di fronte a situazioni come questa che ci ricordiamo di come la passione venga spesso utilizzata dalle corporazioni solamente come drive per conquistare nuovi utenti. Un amore incentivato, richiesto e (almeno a parole) condiviso, ma che si scontra poi con la triste realtà del denaro e della conseguente avidità di chi ha già tutto, ma vorrebbe avere ancora di più.
L'ESO Tavern 2026 è stato più di un semplice viaggio all'interno di un castello. È stato un viaggio nel bel mezzo di una community di appassionati. Tra centinaia di persone in lutto per l'attuale situazione di The Elder Scrolls Online, ma desiderosi di festeggiare insieme ancora una volta. Di fare quello che il loro MMO preferito gli insegna da più di dieci anni: fare squadra e, qualsiasi sia il futuro che li aspetta, godersi al massimo il presente.