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Pirati nei videogiochi: perché continuiamo ad amarli

Dal successo di Assassin's Creed Black Flag Resynced a Sea of Thieves e Windrose: ecco perché i videogiocatori non smettono mai di amare le storie di pirati.

SPECIALE di Luca Mazzocco   —   18/07/2026
Edward Kenway, celebre pirata protagonista di Assassin's Creed: Black Flag

Quando si mettono insieme "pirateria" e "videogiochi", la prima cosa che viene in mente è il complesso rapporto tra chi i videogiochi li sviluppa e chi, invece, non vuole pagare per giocarli. Potremmo passare ore a discutere di quanto, in realtà, la pirateria possa anche contribuire alla preservazione culturale del nostro medium preferito, ma non siamo qui oggi per questo motivo. La pirateria alla quale facciamo riferimento in questo articolo è quella vera, anche se spesso romanzata. Quella fatta di saccheggi via mare, rapine e tante, tantissime, avventure.

Nonostante la pirateria abbia avuto origine con la nascita della navigazione stessa, il periodo storico che ha conquistato il pubblico di massa è quello a cavallo tra il 1600 e il 1700. È proprio durante quei secoli che troviamo l'immaginario a noi tanto caro. Quello stesso immaginario che ha permesso la nascita di opere come Sid Meier's Pirates!, Assassin's Creed: Black Flag, Pirati dei Caraibi e Black Sails. Che si tratti di videogiochi, film o serie TV, in molti hanno percepito qualcosa oltre quella patina di violenza, rabbia e acqua di mare. Qualcosa in grado di attaccarsi direttamente al cuore delle persone, spesso ingabbiate in vite tutte uguali e costrette a tuffarsi nelle proprie passioni per assaporare un pizzico di libertà.

Con più di due milioni di copie vendute in sole 24 ore, Assassin's Creed: Black Flag Resynced ha ricordato al mondo intero il fascino dei pirati
Con più di due milioni di copie vendute in sole 24 ore, Assassin's Creed: Black Flag Resynced ha ricordato al mondo intero il fascino dei pirati

Se è vero che chiunque può cadere preda del fascino delle storie di pirati, è probabile però che i videogiocatori siano particolarmente sensibili a questa specifica tipologia di racconto. Esistono infatti diversi elementi che sembrano costruiti attorno a una struttura "da videogioco". Curiosi di scoprirne di più? Seguiteci, allora, in questo speciale dal profumo di mare e dall'amabile retrogusto di grog.

Il fascino della libertà

Uno degli aspetti più affascinanti della pirateria è senza dubbio legato al concetto di "libertà". I pirati, infatti, vivevano secondo le proprie regole, senza alcuna imposizione dall'alto. Uno stile di vita che si rispecchiava anche nel comando della nave, che poteva rapidamente cambiare nel caso la ciurma ritenesse inadatto il proprio capitano. Una volta formata la ciurma, i pirati erano quindi liberi di vagare per il mare, alla ricerca di navi da assaltare in modo da ottenere il denaro per potersi poi godere la vita. Una vita fatta di pericoli e azione, vissuta al massimo e senza alcuna restrizione. Una vita libera.

Quando si parla di libertà e pirati, Sea of Thieves è senza dubbio il primo titolo che ci viene in mente
Quando si parla di libertà e pirati, Sea of Thieves è senza dubbio il primo titolo che ci viene in mente

Inutile dire che questa sensazione di libertà è possibile trovarla anche nel mondo dei videogiocatori. Dopotutto è evidente che il pubblico odierno non veda l'ora di vivere nuove avventure in vasti mondi tutti da esplorare. Anche se il trend sta lentamente cambiando, i grandi titoli open world come GTA VI e Assassin's Creed: Black Flag Resynced sono ancora tra i più ambiti dai giocatori di tutto il mondo. Nulla di cui dovremmo stupirci. Dopotutto viviamo in un mondo che ci tiene sempre più al guinzaglio, quindi è normale cercare la libertà all'interno della nostra passione preferita.

From zero to hero

Nonostante la realtà fosse leggermente differente, è facile innamorarsi del romanticismo dietro il mondo dei pirati. Un romanticismo che passa per la possibilità di fare carriera e di poter distinguere chiaramente il proprio ruolo all'interno dell'equipaggio. A partire dal mozzo sino ad arrivare al ruolo di capitano, i pirati potevano "salire di livello", migliorare le proprie navi, intraprendere nuove rotte e fare squadra con persone sempre differenti. In poche parole, la vita dei pirati era davvero simile a quella che si può sperimentare oggi all'interno dei videogiochi più famosi.

Anche se meno conosciuto, Shadow Gambit: The Cursed Crew è sicuramente uno di quei giochi da recuperare se amate i pirati
Anche se meno conosciuto, Shadow Gambit: The Cursed Crew è sicuramente uno di quei giochi da recuperare se amate i pirati

Titoli come Sea of Thieves, Risen 2: Dark Waters e Windrose sono riusciti a trasmettere alla perfezione la sensazione di evoluzione all'interno di un mondo piratesco. Se il primo ci riesce attraverso l'estetica del proprio avatar e delle navi che andremo a utilizzare, il secondo preferisce lavorare sulla narrativa e il terzo sulla personalizzazione del mondo di gioco. Diverse sfumature, ma pensate tutte con lo scopo di immergere il giocatore all'interno di una fantastica avventura tutta da esplorare. Un'avventura che gli permetta di partire dal basso, per raggiungere la cima del mondo e diventare il miglior pirata di tutti i tempi. Ed è proprio in questa sensazione di appagamento e di crescita che si trova un parallelismo perfetto tra la vita dei pirati e quella dei videogiocatori. Due figure completamente diverse, ma decise a raggiungere gli stessi obiettivi (anche se i primi pare preferissero l'utilizzo della spada a quello del controller).

Un oceano di misteri e avventure

Negli anni l'immaginario collettivo ha contribuito a trasformare i pirati da pericolosi fuorilegge a figure mitologiche dal grande carisma. Poco importa che la camminata sull'asse sia quasi del tutto inventata, che non tutti i pirati avessero un pappagallo sulla spalla e che i galeoni difficilmente venissero scelti come mezzo per attaccare le altre imbarcazioni. La leggenda ha preso nel tempo il sopravvento sul resto, posizionando questi lupi di mare al centro di incredibili avventure e formidabili scontri all'arma bianca. Il tutto costellato di ammutinamenti, tempeste nel bel mezzo dell'oceano, tradimenti e intrighi di vario genere. E chi siamo noi per lamentarci di tutto questo?

Persino The Legend of Zelda, con Wind Waker, ha avuto il suo 'periodo pirata'
Persino The Legend of Zelda, con Wind Waker, ha avuto il suo "periodo pirata"

Se prendiamo la percezione che si ha dei pirati e la si trasla all'interno dei videogiochi, ecco che si può già immaginare una struttura ludica perfetta per una grande avventura. Missioni dal forte taglio narrativo, ricche di mistero, enigmi da risolvere e combattimenti contro pericolosi rivali al soldo dei sovrani. Quest secondarie per mettere le mani su tesori, oppure incredibili battaglie navali da affrontare contro avversari di difficoltà crescente. E perché non aggiungere anche qualche contenuto secondario, magari legato alla cucina, alla pesca o alle gare di bevute? Insomma: le storie di pirati sono semplicemente perfette per essere trasposte all'interno del linguaggio che tanto amiamo. In particolare, come già affermato, all'interno di quei videogiochi open world composti da una miriade di attività da svolgere. Attività spesso accessorie, ma perfette per immergere ancora una volta l'utente all'interno dell'opera in questione.

Belli e ribelli

Lo abbiamo già affermato, ma preferiamo ribadirlo: ai pirati non piace che gli sia detto come comportarsi. Un po' perché amano la libertà e un po', in realtà, perché alle eccessive costrizioni è normale reagire con un pizzico di ribellione. Basti pensare agli avvenimenti che portarono al giro di vite del 1717. Francia e Inghilterra, infatti, assoldarono i pirati (denominandoli corsari) per contrastare la Spagna nel Mare dei Caraibi. Una scelta che portò alla diffusione della pirateria, costringendo in seguito i potenti a tornare sui propri passi. Nel 1717 e nel 1718 il re Giorgio I di Gran Bretagna offrì infatti il perdono a tutti i pirati che giurassero di abbandonare la pirateria per sempre. Una proposta dal sapore di tradimento e che non andò giù agli uomini del mare, che decisero quindi di seguire solo i propri ideali. Di non farsi mettere i piedi in testa dal politico di turno, ma di combattere con le unghie e con i denti per i valori che ritenevano giusti.

La saga di Monkey Island è, allo stesso tempo, una meravigliosa storia di pirati e una grande parodia di questa tipologia di racconti
La saga di Monkey Island è, allo stesso tempo, una meravigliosa storia di pirati e una grande parodia di questa tipologia di racconti

Ora prendete queste informazioni e adattatele ancora una volta al mondo dei videogiochi. Titoli come The Stanley Parable sono la prova che agli utenti non piace che gli venga detto come affrontare l'avventura. Ai giocatori, infatti, piace avere l'illusione di essere liberi. Di poter forgiare il proprio destino in totale autonomia, contando solo sulle proprie capacità. Non si tratta solo di andare dove si vuole e di fare quello che si vuole. Si tratta di non fare quello che ci viene detto e di desiderare di poter creare la propria versione del racconto. Pensate banalmente a tutti quei titoli con dialoghi a scelta multipla che ci permettono di forgiare la storia del nostro avatar digitale. A quelle avventure nelle quali è possibile sovvertire le sorti del mondo di gioco, ribellandoci al classico percorso dell'eroe per compiere magari una vera e propria strage solo perché infastiditi dal tono dei vari personaggi di turno. Insomma: noi videogiocatori vogliamo fare quello che vogliamo e quando lo vogliamo. Proprio come i pirati.

Il confine tra reale e fantastico

Se alcune storie si limitano ai succitati scontri navali e ai combattimenti all'arma bianca, è altresì vero che la maggior parte delle storie di pirati vede questi uomini di mare affrontare situazioni fantastiche. Scheletri viventi, giganteschi kraken, misteriose maledizioni voodoo e chi più ne ha più ne metta. La vera magia, però, sta nel fatto che il pubblico possa percepire queste storie come "possibili". Non perché creda davvero a mostri e spiriti, sia chiaro, ma perché le storie di pirati hanno una potenza tale da risultare una sorta di confine. Un confine tra il reale e il fantastico, dove tutto è possibile e tangibile anche grazie a un codice visivo ben preciso. Non ci credete? Provate a chiedere a cinquanta persone di chiudere gli occhi e di immaginare un pirata. Molto probabilmente il risultato sarà molto simile per la gran parte di esse.

Windrose è un altro grande gioco di pirati che, nonostante sia ancora in Accesso Anticipato, ha già superato i due milioni di copie vendute
Windrose è un altro grande gioco di pirati che, nonostante sia ancora in Accesso Anticipato, ha già superato i due milioni di copie vendute

Capirete quindi che questa percezione presenta un terreno fertile per tutti i videogiocatori, che da anni amano le opere di fantasia. Proprio quei videogiocatori che da sempre non vedono l'ora di partire per l'avventura e di vivere storie memorabili. Storie che riescano a dare libero sfogo alla propria immaginazione, senza dimenticare però le asprezze del mondo reale quel tanto che basta da mantenere i piedi per terra. Le avventure che hanno come protagonisti i pirati ci danno il permesso di sognare, ma senza strafare. Senza spingerci troppo in là con l'immaginazione, mantenendo un pizzico di coerenza con quel mondo che ormai abbiamo imparato a conoscere e che, in fondo, ci fa sentire al sicuro.

Per capire quanto sia sottile la separazione tra reale e fantastico basta pensare a quanto accaduto a Sea Dogs, titolo sviluppato da Akella e pubblicato da Bethesda nel 2000. Il primo Sea Dogs, infatti, è un gioco con un'atmosfera vicina a quella dei romanzi cappa e spada. Il secondo, invece, cambiò nome, potenziò un paio di elementi sovrannaturali e divenne così il tie-in de La maledizione della prima luna. Un cambiamento che potrebbe sembrare gigantesco, ma che in realtà risulta perfettamente coerente con le avventure a tema piratesco e per nulla sorprendente.

Un genere per tutti

Le storie di pirati, infine, hanno un altro grande vantaggio: piacere a tutte le fasce di età e a diverse tipologie di videogiocatori. Lo sanno bene i ragazzi italiani di 3DClouds, che negli ultimi cinque anni hanno rilasciato ben due progetti dedicati ai pirati. Il primo, King of Seas, fortemente focalizzato sulle battaglie navali. Il secondo, Trident's Tale, in grado di regalare a un pubblico più giovani un'avventura a metà tra Sea of Thieves e The Legend of Zelda: Wind Waker. Due titoli che dimostrano quanto questo genere narrativo possa essere effettivamente trasversale.

Nonostante abbia deluso un po' tutti, Atlas rimane un titolo che è stato in grado di attirare su di sé l'attenzione di una miriade di videogiocatori
Nonostante abbia deluso un po' tutti, Atlas rimane un titolo che è stato in grado di attirare su di sé l'attenzione di una miriade di videogiocatori

Lo stesso si può dire per i diversi generi videoludici. Siete alla ricerca di splendidi dialoghi e di una storia capace di lascare il segno? La saga di Monkey Island è pronta per essere scoperta (o riscoperta) su praticamente tutte le piattaforme. Preferite i giochi di ruolo nei quali la strategia è alla base di tutto? Potete scegliere tra il Sid Meier's Pirates! del 1987 o il remake del 2005. In ogni caso, vi troverete tra le mani un'opera in grado di sorprendere e di divertire. Per non parlare di chicche ignorate dal grande pubblico come Shadow Gambit: The Cursed Crew o dell'incredibile fascino del già citato The Legend of Zelda: Wind Waker.

Le storie di pirati sono da sempre state capaci di innestarsi nell'immaginario collettivo. Se in passato ci riuscivano grazie ai romanzi e ai film, al giorno d'oggi sono però i videogiochi a portare alta la bandiera (rigorosamente nera) in loro nome. Una bandiera in grado di affascinare milioni di giocatori, sempre pronti a veleggiare verso il cuore dell'oceano, sospinti dalle onde e dall'insaziabile voglia di nuove avventure.

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