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I 10 design falliti di smartphone che potrebbero tornare sul mercato, grazie all'intelligenza artificiale

L'intelligenza artificiale integrata cambia le regole del gioco e rende plausibili form factor già bocciati dal mercato: slider, telefoni senza schermo e design modulari hanno una nuova chance con l'IA?

SPECIALE di Raffaele Staccini   —   03/02/2026
Smartphone con form factor strani creati da ChatGPT
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Il mercato degli smartphone è diventato un terreno di copie e piccoli miglioramenti. A dominare sono i form factor "sicuri": lo slab (letteralmente, mattonella) di vetro, schermi grandi, fotocamere multiple. Ma l'IA integrata, soprattutto quella on-device, sta già cambiando le regole del gioco. Non solo perché rende più intelligenti le app, ma perché modifica l'interazione.

Se il telefono smette di essere un oggetto da guardare e diventa un assistente da ascoltare e usare in modo predittivo, il design non è più schiavo dello schermo. Alcuni progetti considerati falliti perché scomodi, fragili o poco intuitivi potrebbero avere una seconda vita. Non per nostalgia, ma perché l'IA rende possibile ciò che prima era solo un compromesso mal riuscito.

Ecco dieci idee del passato che oggi, incredibilmente, potrebbero diventare "buone idee".

Telefono compatto “voice first”

Sony Xperia Compact, iPhone mini e ancora prima dispositivi come l'Asus Zenfone 2 Laser o il Galaxy S4 mini hanno dimostrato che il problema dei telefoni piccoli non è la domanda, ma l'esperienza. Batterie insufficienti, tastiere scomode, compromessi ovunque. Erano, e spesso sono ancora oggi, versioni "ridotte" di telefoni pensati per essere grandi, non progetti nati compatti. Si deve accettare di avere meno autonomia, meno prestazioni, meno comfort. A un prezzo spesso da vero top di gamma.

Il Palm Phone era grande praticamente come un portachiavi
Il Palm Phone era grande praticamente come un portachiavi

Oggi però l'IA on-device può cambiare tutto. Se un agente intelligente è in grado di gestire messaggi, email, ricerca e navigazione con qualità sufficiente, lo schermo può diventare un supporto e non il centro dell'esperienza. L'idea si è già vista in forme diverse, come il Palm Phone del 2018 o i mini dispositivi "companion". Questi esperimenti avevano autonomia ridicola, un'interfaccia Android chiaramente non pensata per schermi mini e troppe app che li rendevano inutilizzabili.

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Con un'IA locale che filtra notifiche, gestisce messaggi, chiamate e agenda via voce, il Palm Phone diventerebbe però un vero "telefono essenziale". Non servirebbe scrollare, ma decidere, e un device così può diventare il telefono principale di chi vuole ridurre distrazioni e tempo davanti allo schermo. L'intelligenza artificiale può sintetizzare informazioni, filtrare notifiche, rispondere a messaggi e persino leggere contenuti in modo efficace. In questo scenario, il piccolo form factor non è un limite, ma un vantaggio.

Slider con controlli fisici intelligenti

Nokia N95, HTC Desire Z, Motorola Milestone, fino ai più recenti Xiaomi Mi Mix 3 e BlackBerry Priv. Gli slider sono morti per una combinazione letale: fragilità meccanica, aumento dei costi e mancanza di una vera ragione d'essere. Servivano a far comparire una tastiera o a stupire, non a risolvere un problema reale. Sono stati abbandonati perché complessi, fragili e soprattutto poco intuitivi: i tasti erano statici, e l'utente doveva ricordare cosa facevano.

Nokia N97
Nokia N97

Con l'IA, quello stesso approccio può diventare funzionale. Uno slider moderno non serve a nascondere una tastiera, ma a rivelare comandi fisici contestuali. L'IA può decidere quali funzioni assegnare ai tasti in base all'attività in corso, senza chiedere all'utente di configurare nulla. Pochi tasti fisici che cambiano funzione in base all'attività reale: lavoro, musica, foto, navigazione, gaming. Il fallimento dello slider non era nel meccanismo, ma nel fatto che il telefono non era abbastanza intelligente da giustificarlo.

Smartphone ibridi orientati a un uso specifico

Se si parla di smartphone ibridi l'esempio più chiaro che può venire in mente è Sony Ericsson Xperia Play. Metà smartphone e metà console portatile è stato un fallimento perché non riusciva a essere né l'una né l'altra cosa: pochi giochi ottimizzati, telefono sacrificato, ecosistema inesistente. Il form factor aveva senso, ma mancava una regia.

Sony Ericsson Xperia Play
Sony Ericsson Xperia Play

Oggi un dispositivo simile potrebbe funzionare se l'intelligenza artificiale riesce a diventare l'elemento centrale. Ottimizzazione automatica delle prestazioni, suggerimenti contestuali, adattamento dell'interfaccia e gestione intelligente dell'input fisico possono rendere credibile un telefono con vocazione primaria al gaming. E anche una maggiore cura all'ergonomia non guasterebbe.

Pieghevoli progettati per vivere chiusi

Le prime generazioni di Samsung Galaxy Z Flip hanno messo in evidenza quasi tutti i problemi strutturali dei pieghevoli a conchiglia. L'idea era forte, l'esecuzione molto meno. Hardware ambizioso, costoso e fragile, abbinato a un software che non aveva ancora capito che tipo di oggetto l'utente avesse tra le mani. Il display esterno era poco più di un indicatore evoluto per notifiche e orologio, utile giusto per controllare chi stava chiamando prima di aprire il telefono. L'interazione reale avveniva quasi sempre a dispositivo aperto, vanificando di fatto il senso stesso del formato compatto.

Persino il Samsung Galaxy Z Flip3 aveva uno schermo esterno completamente inutile
Persino il Samsung Galaxy Z Flip3 aveva uno schermo esterno completamente inutile

Ancora con Galaxy Z Flip3, nonostante anni di iterazioni, lo schermo esterno restava un accessorio marginale. Piccolo, poco flessibile, scollegato dal flusso dell'esperienza. Il messaggio implicito era chiaro: il Flip andava chiuso per essere portato in tasca, ma andava aperto per essere usato davvero. Una contraddizione che ha limitato per anni l'appeal di questa categoria al di fuori dell'effetto novità.

Oggi la situazione è ben diversa e quasi tutti i produttori di pieghevoli hanno imparato a sfruttare lo schermo esterno, che è sempre più grande, in modo più coerente e ottimizzato. Con l'IA, però, questa tipologia di smartphone può essere ripensata partendo dall'uso chiuso. Il display esterno può diventare il centro dell'interazione quotidiana: briefing personalizzati, risposte suggerite, automazioni contestuali, sintesi delle notifiche e delle informazioni rilevanti. L'apertura del telefono diventa l'eccezione, riservata ai compiti complessi o prolungati.

Pensate di comprare uno smartphone pieghevole? Occhio alla longevità e all'assistenza! Pensate di comprare uno smartphone pieghevole? Occhio alla longevità e all'assistenza!

Se questa logica viene portata fino in fondo, il Flip può trasformarsi nel telefono compatto per eccellenza senza rinunciare a nulla sul piano delle prestazioni. Anche grazie alla progressiva riduzione di spessore e peso, il pieghevole a conchiglia può diventare paradossalmente il top di gamma più completo, proprio perché spinge a usare meno lo schermo grande e meglio l'intelligenza che lo governa.

A una condizione fondamentale, che resta ancora irrisolta: riuscire finalmente a garantire un'autonomia credibile. Perché senza una buona batteria, anche l'IA più intelligente resta solo un'idea ben confezionata.

Telefono e-ink o senza schermo

All'estremo opposto dei pieghevoli, l'idea di un telefono senza schermo rimane una delle ipotesi oggi più rivoluzionarie per il mercato. In un mondo senza IA, infatti, togliere lo schermo significa togliere funzionalità: proporre dispositivi come i Light Phone, spesso a prezzi elevati, senza IA significa spingere su compromessi difficili da accettare. Con un agente intelligente in locale, però, un telefono minimale può gestire molte attività senza richiedere attenzione visiva.

Light Phone III
Light Phone III

Agenda, messaggi, notifiche, navigazione, informazioni possono essere gestite tramite voce e sintesi. Non è un ritorno al dumbphone, ma un dispositivo che riduce il consumo di attenzione. Senza IA resta un esercizio ideologico. Con l'intelligenza artificiale diventa uno strumento funzionale per una nicchia precisa che vuole staccarsi dal telefono.

Il punto chiave è che l'IA deve sostituire davvero l'interfaccia, non affiancarla. Se resta un semplice assistente vocale, il modello fallisce di nuovo. Se invece diventa un livello decisionale che anticipa e agisce, il telefono minimale smette di essere un oggetto per "disintossicarsi" e diventa uno strumento per lavorare meglio con meno stimoli. La nicchia resta, ma può essere soddisfatta.

Smartphone con doppio schermo, ma non pieghevoli

Da questo punto in poi entriamo in un terreno di ipotesi meno plausibili, ma comunque affascinanti, e iniziamo rispolverando dispositivi come LG Wing, Microsoft Surface Duo e YotaPhone: si trattava di telefoni con un secondo schermo che però non aveva un ruolo chiaro. Era lì perché poteva esserci: un gimmick che non serviva a granché.

LG Wing
LG Wing

L'IA potrebbe cambiare questo approccio, e un secondo display potrebbe diventare un pannello di supporto intelligente: può accendersi solo quando serve, mostrando riassunti, controlli rapidi, suggerimenti contestuali, preview di contenuti o strumenti di supporto mentre l'attenzione resta sullo schermo principale.

In questo scenario il secondo schermo non è uno spazio creativo, ma un pannello funzionale guidato dall'IA, un'interfaccia di servizio, discreta e utile. Il fallimento storico non era il doppio schermo, ma l'idea che l'utente dovesse dargli un senso dopo averlo acquistato.

Macchine fotografiche che telefonano

Il Nokia 808 PureView era un capolavoro tecnico e un disastro ergonomico. Sensore enorme, modulo fotografico sporgente, peso e spessore fuori scala. La Samsung Galaxy Camera spingeva persino oltre: una fotocamera compatta con Android dentro, ottima per scattare, pessima come telefono. Entrambi dimostravano che mettere la fotocamera al centro significava sacrificare tutto il resto.

Samsung Galaxy Camera
Samsung Galaxy Camera

Ma l'IA può, ancora una volta, cambiare tutto. Composizione assistita, scatto predittivo, post-produzione automatica e gestione intelligente dei contenuti possono rendere accettabile un form factor meno elegante. Qui l'IA non abbellisce il design, lo giustifica; in parte abbiamo già visto degli accessori che trasformano smartphone come il Vivo X300 Pro in una camera eccellente.

Un telefono "camera first" può tornare plausibile se l'IA trasforma la fotografia in un processo guidato, non in una competenza tecnica. A quel punto un form factor meno elegante diventa accettabile perché produce risultati migliori con meno sforzo. Qui l'IA non serve a migliorare foto già buone, servirebbe a rendere sensato un oggetto altrimenti sbilanciato.

Smartphone con tastiera fisica ridotta

I BlackBerry KEYone, KEY2 e soprattutto il Passport sono stati gli ultimi tentativi seri di difendere la tastiera fisica. Il fallimento non è stato solo commerciale: il touch e la dettatura vocale hanno dimostrato di essere più veloci e flessibili per la maggior parte degli utenti. La tastiera fisica era diventata un collo di bottiglia.

Blackberry Passport
Blackberry Passport

Con l'IA però, la tastiera può cambiare ruolo. Non più strumento per digitare tutto, ma lima per interagire con l'assistente. Confermare suggerimenti, correggere, scegliere tra opzioni, guidare il flusso di lavoro. La scrittura diventerebbe un processo misto: voce per creare, tastiera per rifinire e controllare.

In questo scenario la tastiera non competerebbe con il touch, lo affiancherebbe. Ma sarebbe una delle scommesse più rischiose perché non servirebbe a nulla senza un'IA davvero affidabile. Con un'IA forte, invece, potrebbe diventare un'interfaccia di precisione per chi lavora molto con testi e decisioni rapide.

Modularità “passiva”

LG G5, Moto Z e Project Ara sono spesso citati come esempi di idee troppo avanti per il loro tempo. In realtà hanno fallito per un motivo molto più semplice: chiedevano all'utente di fare il lavoro che avrebbe dovuto fare il sistema. La modularità hardware, così come era stata concepita, trasformava lo smartphone in un progetto da assemblare invece che in uno strumento immediato.

LG G5, con i suoi tanti accessori
LG G5, con i suoi tanti accessori

LG G5 è stato il caso più emblematico. Per cambiare modulo bisognava spegnere il telefono, rimuovere la batteria e sostituire fisicamente una parte del dispositivo. Gli accessori erano interessanti sulla carta, dal grip fotografico al DAC audio, ma costosi, ingombranti e utilizzabili solo in situazioni specifiche. Moto Z ha provato a semplificare l'idea con i Moto Mods magnetici, ma il problema restava: pochi moduli davvero utili, prezzi alti e una proposta che richiedeva all'utente di pianificare in anticipo come avrebbe usato il telefono. Project Ara, infine, è collassato sotto il peso della sua stessa ambizione, trasformando la modularità in un incubo di compatibilità, costi e compromessi strutturali.

Con l'IA, i moduli possono tornare in una forma completamente diversa e molto più realistica: passiva. Non moduli intelligenti, ma accessori semplici. Dock, grip, controller, sensori poco sofisticati. È il telefono a riconoscerli automaticamente e a cambiare comportamento. L'utente non sceglie una modalità, non apre menu, non configura profili. Trova l'esperienza già adattata al contesto.

L'IA è centrale perché assorbe la complessità invece di scaricarla sull'utente. La modularità smette di essere una scelta consapevole e diventa una conseguenza naturale dell'uso. Il fallimento storico non era l'idea di telefono non unico, ma l'aver chiesto alle persone di gestire una complessità che il sistema, all'epoca, non era in grado di nascondere.

Telefono “ambientale”, sempre in ascolto

Il Fire Phone di Amazon e i primi assistenti vocali su smartphone sono stati un disastro. Comandi rigidi, risposte inutili, privacy opaca. Il telefono non lavorava per l'utente, lo spiava, e pure male. Ma il concetto di telefono che lavora anche quando non lo tocchi resta interessante.

Amazon Fire Phone
Amazon Fire Phone

Con IA locale, wake word personalizzabili e automazioni reali, il concetto diventa più credibile. Un telefono ambientale può ascoltare, anticipare, suggerire e agire senza essere toccato. Gestire la casa, organizzare la giornata, ricordare scadenze, intervenire quando serve davvero.

È il form factor più rischioso perché mette al centro fiducia e privacy. Ma è anche quello che mostra meglio il cambio di paradigma: il telefono non come oggetto da usare, ma come presenza funzionale. Se fallisce, fallisce per motivi seri. Se funziona, cambia tutto, al punto forse, che si potrebbe non parlare più di smartphone come vuole fare OpenAI.

Non tutti questi form factor torneranno, ovviamente. Alla prova dei fatti alcuni resteranno sbagliati anche con l'IA migliore del mondo. Ma l'intelligenza artificiale ha spostato l'asticella: ciò che prima era solo strano, oggi è quantomeno plausibile. Il design degli smartphone non è più bloccato solo dall'hardware. È bloccato dalla capacità di immaginare un'interazione diversa. E per la prima volta da anni, quell'interazione non è più obbligata a passare dallo schermo.

Voi che cosa ne pensate? Ci sono altre forme che vorreste veder tornare nel mondo della telefonia mobile?