Sulla carta, l'idea di People of Note è semplice: realizzare un musical che sia anche un gioco di ruolo alla giapponese. L'obiettivo però è ardito, perché questi due universi rispondono a leggi cosmiche agli antipodi: il JRPG è fedele ai suoi ritmi lenti e compassati, che devono restituire al giocatore la sensazione del tempo che passa, delle esperienze che si accumulano, della crescita fisica e spirituale dei suoi personaggi; il musical, invece, risponde a un flusso tutto suo, è privo di tempi morti, racconta attraverso le canzoni, sacrifica il non detto per l'armonia. Sono due mondi difficili da conciliare e, salvo puntuali e veloci incursioni l'uno nell'altro, sembrano due rette destinate a proseguire parallelamente senza incontrarsi mai.
Iridium Studios e il suo eclettico CEO Jason Wishnov hanno colto al balzo questa sfida per realizzare People of Note. Il gioco pesca dai classici JRPG dell'epoca PlayStation e guarda in maniera curiosa anche ai grandi successi moderni come Clair Obscur: Expedition 33 che, grazie alla sua eccezionale colonna sonora, riusciva a demandare parte del suo linguaggio proprio ai brani che accompagnavano i combattimenti. Probabilmente dentro People of Note c'è anche un ricordo - non così lontano - di quei lungometraggi firmati Disney dove cantato e parlato si fondevano spesso in siparietti narrativi centrali, che rendevano indimenticabili le fiabe animate. Qualche mese fa abbiamo avuto modo di provare People of Note in anteprima, giocando uno dei capitoli e apprezzandone l'ambizione, pur avendo qualcosa da ridire sull'esecuzione. In particolare, erano due le cose che ci avevano convinto poco: il feedback della parte ritmica legata ai combattimenti a turni con prompt tipici dei rhythm game, e il fatto che l'ambizione musicale si esprimeva esclusivamente all'interno dei filmati di intermezzo.
La vita come un talent show
Cadence, la cantante protagonista del videogioco, ha un grande desiderio. Lo dice il titolo stesso del suo singolo: "Under The Lights", ovvero starsene sotto i riflettori. La ragazza abita a Chordia e sogna di vincere il Notemerge, il talent show della città che le permetterebbe di diventare l'artista più in voga del momento. Se vi sembra un sogno frivolo, sappiate che non è esattamente una sciocchezza: nel mondo di People of Note tutto ruota attorno alla musica. Questa non è mero intrattenimento, bensì cultura, identità, qualcosa che caratterizza i popoli, le città e i personaggi che incontriamo. Fa da sottofondo alla vita di tutte le persone. Il sogno di Cadence è tutt'altro che superficiale, perché per Chordia il talent show rappresenta un punto d'arrivo, un palcoscenico irripetibile, perfino un evento di rilievo noto in tutto il pianeta.
Cadence ha però due grandi problemi: il primo è che, nonostante il suo pezzo musicale sia eccellente, lei non è affatto simpatica al consigliere Sharp, uno dei giudici del Notemerge. Dopo averla ascoltata, Sharp la definisce banale e la scarta alla prima audizione. Il consigliere - ex superstar musicale degli anni '80 - è anche il manager di una boy band, gli Smolder, che tutti amano e che da moltissime edizioni primeggia al Notemerge, portando a casa un premio dopo l'altro. Il secondo problema è che non andrà da nessuna parte da sola: le serve una band, e le serve in fretta. Per questo motivo, comincia a viaggiare per il continente alla ricerca di altri musicisti che possano rendere il suo stile unico e che, attraverso la fusione delle loro identità musicali, possano far cambiare idea a Sharp. Sebbene la storia si carichi nell'ultima parte di significati e momenti più esistenziali, perfino oscuri, resta per la maggior parte del tempo una vicenda simpatica sulla musica e sul valore della cooperazione tra i popoli, ognuno legato a un diverso genere musicale.
Attenzione alle stecche
Purtroppo, come avevamo notato già in sede di anteprima, People of Note restituisce la sensazione di essere organizzato a compartimenti stagni. Per un videogioco che vorrebbe insegnare quanto sia importante l'armonia e la fusione tra generi, idee e influenze, il titolo di Iridium Studios fallisce nel rappresentare ciò che comunica. Nel disvelarsi dell'intera avventura, il gioco di ruolo resta il gioco di ruolo e il musical resta il musical. Queste due anime non si parlano mai davvero.
È un gran peccato, perché è invece evidente il miglioramento sui feedback dei colpi in combattimento, che ha restituito dignità al sistema. Ogni scontro infatti è strutturato come un brano: è composto da strofe e ha dei prompt da rhythm game che funzionano bene, anche se il feeling sensoriale non è indimenticabile. Attacchi e abilità vengono potenziati quando azzecchiamo il ritmo corretto premendo il tasto azione con il giusto tempismo. Ci è piaciuto molto il sistema di equipaggiamento delle abilità e dei modificatori, che ricorda il Materia System di Final Fantasy VII. Ognuno dei quattro personaggi che compongono il party ha un certo numero di slot a cui possiamo assegnare delle gemme. Cadence, Fret, Vox e Synthia fanno capo a quattro generi musicali, con animazioni e suoni unici quando attaccano i nemici. Dietro questa idea c'è una gran cura, e le variazioni di tempo durante gli scontri che traghettano il genere del brano di sottofondo dal pop al rock, dall'hip hop all'elettronica, sono un'intuizione molto originale.
Anche la progressione della storia è piacevole, con dungeon lineari ma ben pensati, specialmente grazie a un lavoro eccellente sui puzzle, sempre puntuali, intelligenti e stimolanti. Sfruttano in maniera molto azzeccata i poteri di Cadence per permetterci di muovere oggetti, di spingerli o di attivarli alzando e abbassando piattaforme. In ogni dungeon sono presenti inoltre dei sentieri secondari che è possibile seguire per arrivare a ricompense accessorie, così da potenziare i personaggi.
Da segnalare è anche la meccanica unica degli scontri coi boss, che permette agli avversari più ostici di potenziarsi man mano che lo scontro entra nel vivo (e allegoricamente che il loro brano avanza verso il finale). Per alcuni degli avversari più coriacei è fondamentale sfruttare come si deve le potenti abilità mash-up dei personaggi, che vedono i generi musicali fondersi in un unico colpo con effetti devastanti. Purtroppo questi mash-up sono anche un po' il simbolo del grande problema di People of Note: i brani che fanno da sfondo ai combattimenti, e più in generale al videogioco, sono molto sottotono e non riescono mai a finire sotto la luce dei riflettori come dovrebbero. Discorso invece diametralmente opposto per i filmati con le esibizioni musicali cantate dai personaggi.
Sembra quasi che questi due momenti chiave che compongono People of Note, ovvero i videoclip e il videogioco, vengano fuori da due universi creativi differenti. Le cutscene sono girate con gusto, i brani hanno una produzione di tutto rispetto e pezzi come Under The Lights e Be Bad sembrano appartenere sul serio a un film Disney per il livello della performance degli artisti che danno la voce ai personaggi, anche per la volontà di replicare sonorità e coreografie di gran pregio.
L'esibizione della boy band Smolder, Sorry Girl, è un piccolo capolavoro che parodizza i video dei Backstreet Boys (e anche più d'una delle loro canzoni), così come Spitting Image il brano hip hop di Vox. Tra l'altro, questi video sono disponibili anche sul canale YouTube di Annapurna Interactive, e forse rendere così facilmente accessibili, al di fuori del gioco, i momenti migliori della produzione potrebbe non essere una scelta felice. Anche perché questa stessa perizia non vive al di fuori dei videoclip. Nel gioco i brani sono decisamente meno stimolanti, l'ambizione da musical decade in fretta e resta una vaga tematica musicale sullo sfondo. Un parco a tema, spogliato dalle sue ambizioni, con sotto un discreto gioco di ruolo.
Conclusioni
People of Note vuole riuscire in una missione quasi impossibile: fondere i tempi dilatati dei giochi di ruolo a quelli svelti del musical. Nei suoi momenti migliori quasi ci riesce, ma poi appare chiara la sua struttura a compartimenti stagni: la personalità musicale dei suoi personaggi e le loro esibizioni emergono in maniera eccellente solo nelle cutscene a mo' di videoclip che punteggiano la narrazione. Quando però il videogioco torna a essere tale, la centralità della musica sembra quasi un pretesto narrativo per creare un parco tematico dove manca quell'energia e quella produzione sonora. Peccato, perché People of Note fallisce proprio in ciò che racconta: la gioia di vedere fondersi due generi in maniera quasi perfetta. Resta un discreto gioco di ruolo con - a parte - delle belle performance musicali.
PRO
- Belli davvero i videoclip musicali
- Puzzle nei dungeon molto piacevoli
- Sistema di combattimento originale
CONTRO
- GDR e Musical non si fondono mai
- Fuori dalle cutscene, i brani d'accompagnamento risultano molto sottotono
- La musica è poco centrale nelle meccaniche di gioco