Gli Stati Uniti hanno annunciato un nuovo giro di vite sulle attività dei produttori di semiconduttori stranieri operanti in Cina. A partire dai prossimi mesi verranno revocate le autorizzazioni che finora consentivano a Samsung Electronics, SK Hynix e Intel di importare macchinari americani necessari per la produzione locale. La decisione, resa pubblica con un avviso nel Federal Register, entrerà in vigore entro 120 giorni.
Si tratta di un ulteriore passo nella strategia di Washington per limitare lo sviluppo tecnologico della Cina nel settore dei chip avanzati. Fino a oggi, alcune aziende avevano ottenuto deroghe che permettevano di continuare a ricevere apparecchiature di fabbricazione dagli Stati Uniti, indispensabili per mantenere la competitività degli impianti. Con le nuove regole, invece, sarà necessario ottenere specifiche licenze caso per caso, riducendo la libertà operativa dei gruppi internazionali presenti sul territorio cinese.
Le aziende coinvolte
Tra le aziende coinvolte c'è Intel, che nonostante la cessione dello stabilimento di memorie NAND di Dalian a SK Hynix nel 2021, continua a produrre wafer in Cina. Anche Samsung e SK Hynix si trovano ora a dover fronteggiare ulteriori ostacoli nella gestione delle proprie attività produttive locali. L'obbligo di licenza potrebbe rallentare gli investimenti e creare incertezze sulle forniture di macchinari di ultima generazione.
Le conseguenze non riguardano soltanto le aziende asiatiche. A rischiare sono anche i produttori americani di apparecchiature per semiconduttori, tra cui KLA Corporation, Lam Research e Applied Materials. Queste società forniscono strumenti essenziali per la produzione dei chip e hanno in Cina uno dei principali mercati di sbocco. Un calo della domanda potrebbe pesare in modo significativo sui ricavi, in un settore che già vive tensioni a causa della competizione geopolitica.
Al tempo stesso, la stretta apre spazi a fornitori locali cinesi, che potrebbero colmare parte del vuoto lasciato dalle società statunitensi. La Cina investe da anni nello sviluppo di una propria industria dei semiconduttori e le nuove regole potrebbero accelerare questo processo, spingendo i produttori locali a rafforzare le proprie competenze e capacità produttive.
Tra i potenziali beneficiari indiretti della decisione figura anche Micron, l'unico grande concorrente statunitense di Samsung e SK Hynix nel mercato delle memorie. Le restrizioni potrebbero infatti ridurre l'agilità delle aziende sudcoreane in Cina, offrendo a Micron un'opportunità di rafforzare la propria posizione.
La decisione americana, pur volta a limitare l'espansione tecnologica cinese, potrebbe in prospettiva contribuire a consolidare proprio l'industria dei chip in Cina, accelerando il percorso verso l'autosufficienza. Voi che cosa ne pensate? Diteci la vostra nei commenti qua sotto. Intanto NVIDIA cresce più del previsto, ma le borse temono un calo della domanda IA e le politiche cinesi.