L'attesa per GTA 6 sta già ridisegnando gli equilibri dell'industria videoludica, ben prima della sua uscita fissata per il 19 novembre, a meno di ripensamenti dell'ultima ora. Secondo Glen Schofield, creatore di Dead Space e director di The Callisto Protocol, il rinvio del titolo Rockstar Games (inizialmente previsto per maggio 2026) ha costretto molti studi a rivedere i propri piani di lancio.
Il problema, spiega Schofield, è l'eccessiva concentrazione di grandi produzioni nello stesso periodo: "Con tutti i soldi arrivati durante la pandemia, ora ci sono troppi giochi AAA in uscita a Natale... Se escono troppi titoli insieme, falliranno. Così tutti cercano di stare fuori dal raggio d'azione di qualsiasi grande gioco". In un mercato che non cresce in termini di nuovi giocatori, la competizione diretta diventa sempre più rischiosa.
Irrinunciabile?
Non tutti però vedono il rinvio come un problema. Jonathan Smith di TT Games, ad esempio, ha ammesso di essere "davvero felice di avere un po' di spazio" per promuovere il suo progetto senza essere oscurato da un colosso come GTA 6. Per molti altri studi, invece, la situazione resta critica: persino il CEO di Take-Two Interactive, Strauss Zelnick, ha dichiarato di non riuscire a immaginare un giocatore adulto disposto a rinunciare al titolo Rockstar.
Schofield è diretto nel merito: "Non vuoi essergli vicino... porterà persone a giocare, ed è positivo per l'industria, ma pochi altri giochi venderanno". Un fenomeno già visto in passato, come nel 2016, quando Titanfall 2 uscì tra Battlefield 1 e Call of Duty: Infinite Warfare, finendo schiacciato dalla concorrenza nonostante il favore della critica.
La soluzione, secondo il director, sarebbe distribuire meglio le uscite durante l'anno, puntando su periodi meno affollati come l'estate o ottobre. Ma il timing non basta: "Per creare un gioco di successo... devi fare tutto nel modo giusto, e intendo tutto", spiega, citando la necessità di una buona storia, un team competente e una forte campagna marketing.
Nel suo intervento, Schofield affronta anche il tema dell'intelligenza artificiale, invitando gli artisti a non ignorarla: "Vorrei che gli artisti capissero che questo è un ottimo momento per imparare qualche forma di IA... tra cinque anni usciranno dalle scuole persone che la conoscono". Paragonando le attuali resistenze a quelle iniziali verso motion capture e performance capture, sostiene che ormai sia troppo tardi per opporsi: "Dicono che rubi il lavoro degli artisti. È troppo tardi! Ormai è lì fuori".
Grande sostenitore di strumenti come Midjourney, Schofield vede nell'IA soprattutto un acceleratore creativo: "Sono strumenti per creare personaggi più velocemente e animazioni migliori... avremo più tempo, quindi inseriremo sempre più contenuti nei giochi". Tuttavia, non manca una nota di cautela sui costi: "Pensate che daranno questi strumenti gratis? Nemmeno per sogno... saranno costosissimi", sottolineando anche la necessità di assumere specialisti dedicati.