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I rappresentati sindacali di Ubisoft chiedono le dimissioni del CEO Yves Guillemot

Due rappresentanti sindacali di Ubisoft chiedono le dimissioni di Yves Guillemot, accusando la dirigenza di aver tradito la fiducia dei dipendenti e di ostacolare creatività e riforme interne.

NOTIZIA di Stefano Paglia   —   03/02/2026
Yves Guillemot

Le tensioni tra la dirigenza di Ubisoft e i suoi dipendenti sembrano aver raggiunto il culmine: due rappresentanti sindacali dell'azienda francese sostengono che sarà impossibile riconquistare la fiducia del personale finché il CEO Yves Guillemot resterà in carica.

È quanto emerso da una recente intervista concessa a Game Developer da Marc Rutschlé e Chakib Mataoui, entrambi attivi negli studi Ubisoft Paris e rappresentanti del sindacato Solidaires Informatique. I due spiegano che, dopo l'annuncio della cancellazione di sei giochi e di una profonda ristrutturazione aziendale, molti dipendenti si sono ritrovati in preda al panico e alla rabbia per quello che definiscono un "tradimento" da parte dei vertici. A loro avviso, l'unica strada per ricucire il rapporto tra management e lavoratori passa dalle dimissioni di Guillemot.

Manca totalmente la fiducia da parte dei dipendenti

"Alla fine dei conti è la sua azienda", ha detto Rutschlé, aggiungendo che Guillemot si è circondato di "yes men", ovvero di persone che non lo contraddicono mai. "È stato lo stesso problema durante lo scandalo delle molestie sessuali del 2020."

Yves Guillemot
Yves Guillemot

Mataoui ha poi commentato la decisione di Guillemot di nominare suo figlio, Charlie, co‑CEO di Vantage Studios e, a suo avviso, la totale mancanza di diversità ai vertici è uno dei motivi per cui l'azienda fatica a produrre giochi di successo.

"Se metti solo i tuoi amici bianchi in quei ruoli, non promuovi alcuna diversità né ottieni nuove opinioni o idee", ha spiegato Mataoui. "Il nostro è un lavoro creativo. Abbiamo bisogno di nuove idee che ci aiutino a realizzare grandi giochi. Ma questo non accade. Non abbiamo una mentalità orientata alla creatività."

Per Mataoui è soprattutto una questione di fiducia interna. Al momento, dice, i dipendenti non si fidano di chi è al comando per rimettere in sesto la situazione. Secondo i due rappresentanti, gran parte del problema deriva da come l'azienda ha gestito le accuse del 2020 e degli anni successivi, creando "un ambiente di lavoro in cui gli abusatori potevano prosperare".

"Penso che a questo punto Guillemot dovrebbe farsi da parte", ha concluso Rutschlé. "Credo che il livello di odio nei suoi confronti significhi che è ora che se ne vada. Solo così potremo ricostruire un minimo di fiducia."