Qualcomm e Arm tornano a confrontarsi in tribunale negli Stati Uniti, dopo anni di rapporti sempre più tesi. La causa, avviata davanti a un tribunale federale del Delaware, riguarda presunte violazioni contrattuali e potrebbe avere conseguenze economiche rilevanti per entrambe le società.
Al centro dello scontro ci sono anche le condizioni economiche applicate alle architetture Arm e una disputa relativa a Meta. Qualcomm sostiene che alcune azioni di Arm abbiano contribuito a ridurre il valore di un accordo commerciale, mentre Arm contesta questa ricostruzione.
Qualcomm accusa Arm sulle licenze e sulle royalty
Secondo Qualcomm, Arm avrebbe trattenuto strumenti necessari per i test dei chip che era tenuta a fornire in base agli accordi esistenti. L'azienda sostiene inoltre che Arm abbia fatto filtrare alla stampa, nel 2024, una comunicazione relativa alla possibile cancellazione di una licenza fondamentale. Secondo l'accusa, la diffusione della notizia avrebbe complicato le trattative con Meta.
L'avvocata di Qualcomm Karen Dunn ha sostenuto che le due società fossero vicine a un accordo quando Arm comunicò a Qualcomm una presunta violazione dell'accordo sull'architettura. La successiva pubblicazione della vicenda avrebbe preoccupato Meta riguardo alla possibilità che Qualcomm perdesse la licenza necessaria. Quando l'accordo con Meta è stato poi concluso, il suo valore sarebbe risultato inferiore di 170 milioni di dollari, pari a circa 147 milioni di euro.
Arm presenta però una versione diversa. Secondo l'avvocato Gregg LoCascio, il cambiamento non sarebbe stato provocato dalla vicenda della licenza: Meta avrebbe modificato la propria strategia, spostando l'attenzione dai visori per la realtà virtuale agli occhiali dotati di IA e chiedendo di conseguenza condizioni economiche differenti per i chip Qualcomm.
Qualcomm chiede inoltre di poter sospendere per cinque anni il pagamento delle royalty ad Arm, una richiesta che potrebbe arrivare a valere miliardi di dollari. Il giudice Maryellen Noreika sta però valutando se quella parte del contratto possa essere esclusa, limitando eventualmente il risarcimento ottenibile da Qualcomm.
La seconda parte del procedimento riguarda invece le condizioni per la prossima generazione dell'architettura Arm. L'accordo tra le società è valido fino al 2033, ma Qualcomm accusa Arm di non aver negoziato in buona fede e sostiene che le royalty richieste tra Armv9 e Armv10 comportino un aumento del 1.800%. Durante l'udienza, il CEO Cristiano Amon ha difeso gli accordi esistenti, mentre Arm ha messo in discussione la convenienza di un vecchio contratto del 2013, nato quando i processori per smartphone avevano dimensioni molto inferiori rispetto agli attuali chip per data center.
Il processo durerà cinque giorni e rappresenta un nuovo capitolo di una disputa iniziata nel 2022, quando Arm aveva citato Qualcomm per presunte violazioni contrattuali. Nel 2024 Qualcomm aveva ottenuto una vittoria importante in quella precedente controversia. Ora il nuovo procedimento riporta al centro una questione destinata a pesare anche sul futuro dei rapporti tra uno dei maggiori clienti di Arm e il principale fornitore dell'architettura utilizzata dai suoi chip.