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Meta perde in Europa: deve pagare gli editori italiani per l'uso delle anteprime delle notizie

La Corte di giustizia dell'Unione europea dà ragione ad AGCOM e conferma il diritto degli editori a un equo compenso per gli snippet mostrati online.

NOTIZIA di Raffaele Staccini   —   12/05/2026
Meta

Meta ha perso nel contenzioso che la vede opposta all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. La Corte di giustizia dell'Unione europea ha stabilito che gli editori possono ottenere un equo compenso quando piattaforme come Facebook utilizzano estratti dei loro articoli.

La decisione rappresenta un passaggio importante nel confronto tra editori e grandi aziende tecnologiche sul valore economico dei contenuti giornalistici pubblicati online.

La Corte UE conferma la validità delle regole italiane

La sentenza riguarda il caso avviato da Meta Platforms Ireland contro AGCOM, l'autorità italiana che nel 2022 aveva introdotto criteri per definire il compenso dovuto agli editori per l'utilizzo online delle pubblicazioni di carattere giornalistico.

Mark Zuckerberg, CEO di Meta
Mark Zuckerberg, CEO di Meta

Secondo i giudici del Lussemburgo, il diritto a una remunerazione equa è compatibile con la normativa europea sul copyright, a condizione che tale compenso rappresenti il corrispettivo per l'autorizzazione all'uso digitale dei contenuti.

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Meta contestava il potere di AGCOM di intervenire nella determinazione di questo compenso, sostenendo che le norme nazionali italiane fossero incompatibili con il quadro giuridico già previsto dall'Unione europea. La Corte ha però respinto questa impostazione, confermando che gli Stati membri possono adottare strumenti per rendere effettivo il diritto degli editori.

"La Corte rileva", ha dichiarato la Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE) con sede in Lussemburgo", che il diritto a un equo compenso per gli editori è coerente con il diritto dell'UE, a condizione che tale remunerazione costituisca il corrispettivo per l'autorizzazione all'utilizzo online delle loro pubblicazioni".

La decisione si inserisce in un dibattito più ampio sul rapporto tra contenuti protetti da copyright e piattaforme digitali. Negli ultimi anni editori, autori e creatori hanno avviato numerose azioni legali contro aziende come Meta Platforms, OpenAI e Anthropic per l'uso di articoli, libri e altri materiali nell'addestramento dei modelli di IA.

Pur non riguardando direttamente l'addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale, la sentenza rafforza il principio secondo cui l'utilizzo di contenuti editoriali da parte delle piattaforme può generare un obbligo di remunerazione. Un portavoce di Meta ha dichiarato che l'azienda esaminerà nel dettaglio la decisione e collaborerà con le autorità italiane mentre il procedimento proseguirà davanti ai tribunali nazionali.

Il caso, registrato come C-797/23, potrebbe avere ripercussioni non solo in Italia, ma anche nel resto d'Europa, dove il tema della remunerazione dei contenuti giornalistici è destinato a restare al centro del confronto tra editori, regolatori e grandi piattaforme digitali.

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