Max Payne 3 è stato un fallimento per Rockstar Games secondo Dan Houser, che oggi si assume la responsabilità del risultato ottenuto dal gioco, all'epoca poco apprezzato da un'importante fetta di pubblico.
A differenza dei primi due capitoli firmati da Remedy Entertainment, che oggi sta lavorando ai remake di Max Payne 1 e 2, il terzo episodio venne sviluppato interamente da Rockstar Games, arrivando sul mercato nel 2012. In una nuova intervista concessa a IGN per la serie IGN30 Icons, l'ex vicepresidente di Rockstar e autore del terzo capitolo ha spiegato come, nonostante l'ottima accoglienza della critica, il titolo non sia riuscito a imporsi sul mercato né a conquistare una parte consistente dei fan storici della serie.
Internamente c'era grande fiducia sulle qualità del titolo, ma il pubblico non ha apprezzato alcune scelte
Houser racconta di aver apprezzato il processo creativo dietro Max Payne 3, soprattutto la natura più lineare e cinematografica del progetto rispetto agli open world di Rockstar, ma che a conti fatti, nonostante internamente c'era grande fiducia sul risultato finale, il gioco non fece breccia tra il pubblico.
"Era un gioco lineare, quindi era un po' diverso dallo scrivere un open world, un po' più strutturato", spiega. "Mi sono davvero goduto quell'esperienza. Ho amato ciò che abbiamo fatto a livello di design: il modo in cui il gioco non aveva caricamenti, il modo in cui sembrava un film di 12 ore, alcune delle soluzioni visive. Sentivo che stavamo creando un'esperienza noir digitale davvero ben fatta, e il consenso all'epoca era che la gente lo odiava."
Houser ammette apertamente l'errore: "Ho completamente sbagliato. Conosco bene Sam Lake, è un bravo ragazzo e molto talentuoso. Pensavo avessimo fatto un buon lavoro nel realizzare un altro Max Payne. Alcune persone lo hanno apprezzato; molte no. Quindi abbiamo sbagliato, o ho sbagliato io. Ho fallito. La mia parte non è stata un successo. Il gioco è realizzato in modo bellissimo, e non è stato così di successo come avrebbe dovuto essere. Direi che una larga parte di quel fallimento è su di me, come una delle persone che prendevano decisioni e anche come autore, quando la gente sentiva davvero la mancanza di una scrittura valida."
Sempre intervistato da IGN, Houser ha parlato anche dello sviluppo travagliato di Bully e di come Rockstar Games non si aspettava che il finale di Red Dead Redemption avrebbe fatto arrabbiare molte persone.