La Federal Communications Commission americana ha introdotto un nuovo divieto sull'importazione di router stranieri non ancora approvati per il mercato statunitense, sostenendo che dispositivi prodotti in Paesi come la Cina possano "minacciare la sicurezza nazionale". La misura si inserisce nel più ampio contesto della strategia commerciale e geopolitica promossa dall'amministrazione di Donald Trump, che mira a proteggere i prodotti interni.
Una situazione rischiosa
Il provvedimento, annunciato il 24 marzo tramite l'aggiornamento della cosiddetta "Covered List", riguarda esclusivamente i nuovi modelli di router non ancora certificati: quelli già autorizzati dalla FCC, anche se prodotti all'estero, continueranno a essere venduti e utilizzati senza restrizioni. L'obiettivo immediato è quindi bloccare l'ingresso sul mercato di nuovi dispositivi considerati potenzialmente rischiosi anche se, bisogna chiedersi, come mai non si possono semplicemente continuare a certificare, per verificarne la sicurezza.
Alla base della decisione c'è una valutazione interagenzia, coordinata dalla Casa Bianca, secondo cui i router prodotti fuori dagli Stati Uniti rappresenterebbero dei "rischi inaccettabili" per la sicurezza e la protezione dei cittadini. Questa linea riflette la strategia dell'amministrazione Trump, che punta a ridurre la dipendenza da fornitori esteri per componenti e tecnologie considerate cruciali.
Nel breve periodo, l'impatto per i consumatori dovrebbe essere limitato. Tuttavia, se la misura resterà in vigore, nel medio-lungo termine potrebbe ridurre la disponibilità di nuovi modelli sul mercato e far aumentare i prezzi, soprattutto in un contesto già segnato da forti rincari dovuti a diversi fattori, non per ultimo l'instabilità delle decisioni dell'amministrazione statunitense.
Le reazioni dell'industria non si sono fatte attendere: aziende come TP-Link hanno già annunciato possibili ricorsi. Il provvedimento prevede comunque una via alternativa: le imprese potranno ottenere un'autorizzazione condizionata dai dipartimenti della Difesa o della Sicurezza Interna, a patto di presentare piani per trasferire parte della produzione negli Stati Uniti. Un requisito che, secondo molti osservatori, rivela il vero obiettivo della misura: incentivare la rilocalizzazione industriale sul territorio americano. Chissà se anche questo provvedimento sarà dichiarato illegale, come avvenuto con i dazi, portando a cause di risarcimento miliardarie come quella di Nintendo.