Il film di The Exit 8 ha compiuto una grande impresa, che va al di là del successo commerciale: prendere un videogioco noto per l'assoluta mancanza di trama e trasformarlo in un'intensa storia che parla di responsabilità e paternità, ambientata nei corridoi dell'opera originale. In una recente intervista a Game Informer, il regista Genki Kawamura ha svelato come sia riuscito a forgiare quello che definisce un modo del tutto nuovo di adattare i videogiochi al cinema. Il segreto? Un prezioso consiglio ricevuto da Shigeru Miyamoto, leggendario game designer di Nintendo cui dobbiamo le serie Mario e Zelda.
Un consiglio prezioso
Kawamura ha ricordato una conversazione avuta con Miyamoto dieci anni fa, durante la quale il designer gli spiegò che un grande videogioco è quello "non solo divertente per i giocatori, ma anche per le persone che guardano il giocatore mentre gioca".
Facendo tesoro di queste parole, Kawamura ha diretto il film di The Exit 8 strutturandolo su cambi di prospettiva continui e mirati: il pubblico in sala ha la sensazione di saltare continuamente dal punto di vista del protagonista, The Lost Man (interpretato da Kazunari Ninomiya), a quello di una terza parte esterna e non coinvolta, esattamente come se stesse seguendo una diretta in streaming.
Questa scelta stilistica riflette in modo lucido l'attuale industria dei videogiochi, in cui l'esperienza di chi gioca (in particolare gli streamer) è profondamente diversa da quella di chi assiste alle partite. L'intento di Kawamura, del resto, non era quello di realizzare una trasposizione didascalica del titolo indipendente di Kotake Create, ma di confondere e assottigliare il più possibile i confini tra il medium videoludico e quello cinematografico.
A dare ulteriore spessore narrativo all'opera hanno contribuito anche diverse influenze autoriali. Il regista ha citato come fonti d'ispirazione capolavori come Shining di Stanley Kubrick e I racconti della luna pallida d'agosto di Kenji Mizoguchi, pellicole che esplorano proprio i temi del crollo psicologico e della paternità.
È stato proprio questo mix tra estetica moderna e radici autoriali, secondo Kawamura, a permettere a The Exit 8 di essere selezionato per il Festival di Cannes del 2025, segnando un grande traguardo: è diventato infatti il primo adattamento di un videogioco a essere proiettato alla prestigiosa kermesse francese.