Digital Foundry ha pubblicato la sua analisi tecnica di High on Life 2, il nuovo sparatutto di Squanch Games caratterizzato da alieni, humour nero e un'estetica fortemente stilizzata. Il giudizio complessivo sul gioco è positivo, ma il comparto tecnico non convince, con gli esperti che puntano nuovamente il dito ai limiti e i compromessi dell'Unreal Engine 5.
Su PS5 e Xbox Series X|S il titolo offre un'unica modalità grafica a 60 fps che sfrutta tutte le principali tecnologie UE5 - Nanite, Lumen e virtual shadow maps. Una scelta ambiziosa, che però richiede un uso massiccio dell'upscaling per compensare la bassa risoluzione nativa. PS5 si attesta intorno ai 720p, mentre Xbox Series X sale a circa 792p.
PS5 Pro delude: nonostante la presenza dell'upscaling tramite TSR e PSSR, la qualità percepita resta molto vicina a quella delle console base, con un vantaggio limitato alla fluidità. Su Series S, invece, vengono ridotti o rimossi elementi fondamentali come Lumen GI, ombre e texture, con un impatto evidente sull'identità visiva.
Un gioco pesante anche su PC con configurazioni di fascia bassa
Nonostante i limiti imposti alla risoluzione, il target dei 60 fps non viene raggiunto in modo stabile su nessuna console. Anche con VRR attivo, i limiti CPU generano stutter e frame‑time irregolari. La scelta di un'unica modalità grafica semplifica l'esperienza, ma forse un'opzione a 40 fps per schermi 120 Hz o una modalità a 30 fps avrebbero potuto offrire un equilibrio migliore.
Sul fronte PC, la situazione è variabile. Con hardware di fascia alta il gioco gira bene, ma configurazioni di fascia bassa più comuni, come un Ryzen 5 3600 abbinato a una RTX 4060, sono stati rilevati stutter marcati e freamerate basso anche usando impostazioni medie e DLSS in modalità Performance.
Passare a una GPU con più VRAM migliora la situazione, ma emergono nuovi limiti legati allo streaming e alla CPU. High on Life 2 si conferma quindi un titolo pesante, che richiede un PC di un certo livello per rendere al meglio.