Red Hook Studios non utilizzerà l'intelligenza artificiale per replicare la voce di Wayne June, storico narratore della serie Darkest Dungeon scomparso a fine gennaio, nonostante l'attore avesse dato il proprio consenso poco prima della morte.
Lo ha confermato il co‑fondatore dello studio Chris Bourassa rispondendo a un fan su Reddit, spiegando che non intaccherebbe mai "le sue interpretazioni incredibili insegnando a una macchina a parlare come lui".
Wayne aveva dato il consenso per aiutare sviluppatori e fan
"In una delle sue ultime email, Wayne ci ha dato il permesso di addestrare un'IA sulla sua voce, cosa a cui si era sempre opposto fino alla fine" ha raccontato Bourassa. "Non glielo avevamo mai chiesto. Credo volesse mettere al primo posto il gioco, il team e i fan, offrirci una "via d'uscita". Ho rifiutato, e abbiamo fatto una donazione alla sua famiglia comunque."
Bourassa ha poi ribadito: "Non intaccherei mai, in nessun modo, le sue interpretazioni incredibili e senza tempo insegnando a una macchina a suonare come lui. La sua voce e il suo modo di raccontare erano umani, e gli sarò per sempre grato di aver potuto scrivere per lui."
Si tratta di una presa di posizione importante, che probabilmente troverà il favore di molti fan in un momento in cui l'uso dell'IA è un tema caldo nell'industria dei videogiochi e coinvolge numerose professioni, inclusi doppiatori e attori.
Negli ultimi mesi, ad esempio, giochi come ARC Raiders hanno utilizzato l'IA per parte del doppiaggio al fine di contenere i costi, con alcune linee successivamente ridoppiate da attori umani. E non riguarda solo i videogiochi: di recente nel settore cinematografico ha fatto discutere il caso del film As Deep as the Grave, che includerà una versione ricreata tramite IA di Val Kilmer, scomparso lo scorso anno.
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