Gli sviluppatori di Creative Assembly hanno spiegato in un'intervista che Alien: Isolation 2 evolve la formula del primo capitolo senza tradirla: è questo l'approccio che il team ha adottato per la realizzazione del sequel, puntando su nuovi scenari, maggiore libertà e un sistema di tensione ancora più dinamico.
"Con il sequel volevamo espandere ed evolvere ciò che abbiamo fatto nel primo gioco", ha detto il creative director Al Hope. "Siamo passati dall'esperienza della scatola di latta nello spazio a un nuovo mondo, sulla superficie del nostro pianeta (...) per raccontare una nuova storia che è comunque strettamente collegata al primo episodio."
"Abbiamo questo nuovo avamposto, la stazione Kurosaki, che possiamo portare in vita, con interni claustrofobici in cui il giocatore si sente intrappolato. È un qualcosa di molto familiare per chi ha giocato il primo capitolo, ma che ci permette anche di avere sequenze in esterna in cui si viene braccati."
"L'audio rappresenta metà dell'esperienza", ha continuato il creative director. "È una componente enorme di qualsiasi esperienza horror, ma per noi lo è ancora di più. È una sorta di scorciatoia che ci aiuta a indirizzare le emozioni e i pensieri del giocatore, una scorciatoia diretta verso il vostro cervello."
Non si combatte, si sopravvive
Annunciato con un teaser alcune settimane fa, Alien: Isolation 2 manterrà l'approccio da survival horror "passivo": "Si tratta sempre di distrarre e cercare di sopravvivere, non di sopraffare o di uccidere l'alieno", ha spiegato l'art director Ana Sopikova. "Non è questo il nostro obiettivo: vogliamo solo dare ai giocatori strumenti per distrarlo ed evitare il confronto."
"Il sequel permette anche di restare fedeli al pilastro originale dell'Alien di Ridley Scott del 1979, perché restiamo completamente concentrati su quella parte del franchise", ha continuato la Sopikova. "Ci sono ancora spazi claustrofobici e tutta quella tecnologia sci-fi lo-fi, goffa e massiccia che non ti salverà."
"Tutto è analogico. E poi aggiungi l'elemento degli spazi esterni: è un tipo di paura diverso, no? Prima sei confinato e poi ti ritrovi esposto. Tuttavia è ancora una situazione disperata, come sempre."
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