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D-topia, abbiamo provato questa avventura in un’utopia distopica

Abbiamo avuto un piccolo assaggio di D-topia, nuova avventura distribuita da Annapurna che ci fa immergere in un'utopia costruita su delle fondamenta molto fragili.

PROVATO di Mattia Pescitelli   —   03/05/2026
Shiro, protagonista di D-topia
D-Topia
D-Topia
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Di utopie e distopie il mondo narrativo è da tempo satollo. L'iter è, solitamente, sempre lo stesso: o la prima che si tramuta nella seconda, o la seconda che si presenta già per com'è, con tutte le incrinature del caso. Da quel poco che abbiamo potuto provare (appena 35 minuti di gameplay), D-topia rientra maggiormente nella prima categoria, ma mette già in chiaro che quella in cui ci troviamo catapultati non è un'utopia nel senso tradizionale del termine, quanto una sua evoluzione, una via di mezzo.

Il nuovo videogioco sviluppato da Marumittu Games (Captain StarONE) e distribuito da Annapurna Interactive vuole trovare la sua collocazione all'interno di questi macrogeneri che da secoli alimentano la nostra immaginazione riguardo il futuro che ci attende. Ci riuscirà? Dovremo aspettare il 14 luglio per scoprirlo su PC, PlayStation, Xbox e Switch, ma le premesse ci paiono già abbastanza promettenti.

Utopia o distopia?

Una cosa deve saper fare bene un'opera, qualsiasi sia il linguaggio che la trasmette: essere in grado di catturare l'attenzione sin dai primi istanti. E D-topia fa ciò in maniera molto intelligente, puntando sulla generale qualità visiva e seminando anche molto astutamente le basi di quella che sarà poi l'evoluzione narrativa che lo sorregge.

L'avventura inizia con l'arrivo del protagonista, Shiro, a D-topia, una sorta di mondo oltre il mondo, dove l'utopia tradizionale è sopravvalutata per via della sua tendenza a rendere le persone pigre. Questo magnifico sogno lattiginoso è, al contrario, stabile proprio perché placa l'eterna lotta tra lavoro e tempo libero, dando a entrambi il giusto spazio per una vita bilanciata, sacrificando, tuttavia, il libero arbitrio.

Inoltre, il denaro è relegato al solo utilizzo ricreativo e non c'è la necessità di pagare affitto, tasse e quant'altro. Perfino tre pasti giornalieri sono inclusi nell'offerta. Il rovescio della medaglia è che l'ordine è tenuto da un'intelligenza artificiale materializzata in dei "troidi" al costante servizio dei residenti.

Uno dei troidi di D-topia
Uno dei troidi di D-topia

A ogni persona, poi, viene affidato un numero e un lavoro alla Fabbrica. Shiro è il n°46 ed è un adiuvante, una figura incaricata di rendere la vita degli abitanti migliore riparando falle e guasti meccanici. La scheda Steam ci racconta D-topia come un gioco dove veniamo chiamati a "costruire" artificialmente la felicità dei residenti e a mantenere la loro qualità della vita ai massimi livelli, come se il gioco fosse un gestionale pacato e amabile. Poche altre esperienze recenti, però, ci hanno fatto provare una soggezione tale passando dalla tranquillità dell'utopia ai rumori meccanici e oscuri della visione parallela (sostanzialmente il piano d'azione della manutenzione), la quale ci fa immergere in una realtà completamente diversa, dove diventa chiaro che D-topia non è altro che una proiezione, uno spettacolo di marionette.

La 'visione parallela' e lo sgretolarsi del sogno
La "visione parallela" e lo sgretolarsi del sogno

Purtroppo la demo si interrompe poco dopo, lasciandoci solo assaporare quel piatto ricco che, considerando le premesse, potrebbe riservare grandi sorprese.

Costruire la felicità

Ma cosa si fa concretamente in D-topia? Non è proprio chiarissimo. Sicuramente, la natura che più emerge è quella da avventura narrativa, ma non mancano sezioni abbastanza corpose da rompicapo, con minigiochi che fanno della matematica e della gestione degli spazi la loro essenza primaria (almeno per il momento).

I rompicapo di D-topia
I rompicapo di D-topia

Questi puzzle sono legati alla giornata lavorativa di Shiro, che abbiamo capito dividersi tra lavoro in fabbrica la mattina e rapporti di buon vicinato il pomeriggio, ma non è chiaro se la routine quotidiana sarà una parte fondante dell'anima del progetto o se la narrazione spingerà già da subito il protagonista altrove, a esplorare in profondità questo mondo fasullo.

Sicuramente non sarà un titolo statico, o almeno questa è l'idea che ci hanno dato la manciata di comprimari misteriosi presentati, la cui caratterizzazione pare essere parecchio profonda, lasciandoci con la voglia di conoscerli meglio (specialmente il robottone rosso che fa finta di essere un'installazione artistica).

Non c'è niente da vedere, solo un'installazione artistica temporanea
Non c'è niente da vedere, solo un'installazione artistica temporanea

Da quel poco che abbiamo sbloccato nei menù è anche evidente come si possa diventare amici di questi personaggi, in maniera affine a quella già vista in Hades e simili, con i cuori che segnano il grado di relazione. Abbiamo anche sbloccato una pianta da aggiungere al nostro appartamento e comprato del cibo da un distributore automatico, ma la prova si è conclusa prima di aver avuto modo di approfondire maggiormente la questione.

Utopia per gli occhi

Tecnicamente il gioco splende. Presenta uno stile grafico molto minimalista, ma con carattere da vendere, specialmente grazie a un gusto per l'illuminazione e i colori che fanno gran parte del lavoro.

D-topia pare avere in serbo tante sorprese a livello audiovisivo
D-topia pare avere in serbo tante sorprese a livello audiovisivo

In termini di regia, dato che la camera di gioco è fissa e si basa sul cambio d'inquadratura, forse c'è ancora margine di miglioramento, risultando spesso un po' troppo drastica nei tagli, pur non rendendo l'esperienza frustrante.

Ci siamo innamorati, poi, delle animazioni, fluide, pulite, forse con un pelo di inerzia eccessiva nelle movenze del protagonista, ma comunque veramente tanto gradevoli.

La camera da letto di Shiro
La camera da letto di Shiro

Chiudono il cerchio una localizzazione in italiano certosina e una direzione sonora di alto livello, dai rumori ambientali alle tracce quasi "invisibili" che accompagnano la giornata in questo mondo che dovrebbe convogliare tanta serenità, ma che per la maggior parte del tempo ci ha lasciato con i nervi a fior di pelle.

Uno dei punti di forza di D-topia pare essere la sua capacità nel raccontare una distopia a partire dalla calma, una calma apparente che tiene sulle spine, che spinge a esplorare, a dialogare, a intromettersi nelle vite degli altri per cercare di capire cosa si celi sotto quello strato di illusione. Se viene ben tarata la ripetitività della routine quotidiana, la gestione del proprio appartamento, le relazioni interpersonali e il bilanciamento tra tutta questa attività di "facciata" e il mistero legato alla nuova evoluzione della civiltà, allora potremmo essere dinanzi all'ennesima grande perla edita da Annapurna Interactive. Tutto il resto pare essere già conforme al livello di qualità delle produzioni a cui ci ha (quasi) sempre abituato.

CERTEZZE

  • Tecnicamente superbo
  • Sa intrigare già dai primi istanti di gioco

DUBBI

  • Narrativamente ha tutto da dimostrare
  • Il gameplay rischia di risultare ripetitivo
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