Negli ultimi anni abbiamo visto sempre più marchi esterni essere trasformati in LEGO. Al fianco dei classici City, Technics o Duplo, infatti, sempre più spesso nascono collaborazioni tra i mattoncini svedesi e le IP più svariate, per la gioia dei fan di "entrambi i mondi". Da Batman a Star Wars, passando per Harry Potter o i supereroi della Marvel: anche il mondo dei videogiochi non è rimasto immune a questa tendenza, anzi. Non solo Fortnite, Sonic e Minecraft sono tra le più riuscite collaborazioni di sempre, ma anche Nintendo e Pokémon, solitamente restie a concedere la possibilità di sfruttare i propri marchi, hanno abbracciato completamente l'universo LEGO, con set dedicati a tutti, adulti e bambini, collezionisti e coloro che giocano ancora coi propri set.
Uno dei partner che ha dato vita a una delle collaborazioni più strette e spettacolari è la F1 che ormai da tre anni, in occasione del GP di Monza, dà vita ad installazioni e iniziative che non solo rallegrano il capoluogo brianzolo, ma anche la vicina Milano. All'Arco della Pace, infatti, dal 3 al 6 settembre tutti potranno partecipare a creare un enorme mosaico creato da Riccardo Zangelmi, unico LEGO Certified Professional in Italia, a sua volta ispirato al set LEGO Icons Ferrari F2004 e Michael Schumacher del designer Pedro Cabral.
Per l'occasione abbiamo intervistato il designer portoghese, che ci ha svelato qualche segreto di come si trasforma un oggetto reale in un set LEGO, quali sono i processi produttivi e creativi dietro un processo di questo tipo.
Quanto resta di creativo quando il soggetto esiste già
Quando il riferimento è una vettura reale, fotografata da ogni angolazione per vent'anni, il margine di invenzione sembra ridotto al minimo. Cabral spiega che il lavoro parte comunque in autonomia: "Comincio subito a progettare in base a quello che so e a quello che vedo nelle mie ricerche, e costruisco un modello molto grezzo partendo dalle immagini. Poi, quando si apre la collaborazione con il partner, arriva altro materiale e rendo il modello più accurato". La libertà si sposta altrove, cioè sul modo in cui la scatola si monta: "Dobbiamo costruire qualcosa che assomigli alla cosa che stiamo replicando, ma resta moltissimo spazio per creare un'esperienza di costruzione interessante e appagante. E se c'è posto possiamo nascondere parecchia roba dentro al modello".
Lavorare su una proprietà intellettuale altrui significa mettere d'accordo più tavoli. In questo caso gli interlocutori esteri sono stati due, la Scuderia Ferrari e il gruppo che cura l'immagine di Michael Schumacher. Il confronto più acceso è però quello interno: progettisti grafici, il reparto che disegna i nuovi elementi, di cui fa parte l'italiano che ha realizzato i cerchi della monoposto, chi valuta la solidità delle costruzioni e chi trasforma le sequenze di montaggio nel libretto delle istruzioni. "Ci confrontiamo su modi alternativi di costruire una stessa parte", spiega Cabral. "Io definisco un flusso di costruzione, poi ci sediamo insieme e montiamo il modello seguendolo, così mentre costruiamo possiamo verificare la stabilità e migliorare l'esperienza".
C'è anche un collaudo meno formale, affidato a un pubblico che con la Formula 1 del 2004 non ha alcuna dimestichezza. "Quando qualcuno porta i figli al lavoro, giocano con la nostra roba e facciamo anche il test dei bambini", conferma il progettista.
Dal sogno d'infanzia ai LEGO Icons
Cabral lavora nel gruppo LEGO come model designer sulla linea Icons, quella pensata per i costruttori dai diciotto anni in su. La strada per arrivarci è cominciata molto prima. "Fin da bambino ho sempre avuto il sogno di lavorare un giorno al gruppo LEGO e di diventare un progettista", racconta. "Mi ispiravano le interviste e i video di alcuni designer che trovavo in rete, ed è uno dei motivi per cui ho scelto di studiare disegno industriale". Dopo la laurea alla facoltà di architettura di Lisbona si è trasferito in Danimarca per un master dedicato alla progettazione del gioco alla Design School Kolding, nel 2023 è entrato in azienda come tirocinante nel Creative Play Lab, dove ha anche discusso la tesi, ed è stato poi assunto in pianta stabile. La F2004 è stato il suo primo modello ad andare in produzione. "Sono stato molto fortunato", ammette.
Il set LEGO Icons Ferrari F2004 e Michael Schumacher è in vendita dal 1° marzo 2026 ed è formato da 735 pezzi. Misura 32 centimetri di lunghezza, ha lo sterzo funzionante, il motore V10 a vista sotto un cofano removibile e una minifigure di Michael Schumacher completa di trofeo e podio. È il terzo capitolo della linea di monoposto storiche dedicate agli appassionati adulti, dopo la McLaren MP4/4 di Ayrton Senna del 2024 e la Williams FW14B di Nigel Mansell del 2025.
Il confine oltre il quale il modello smette di essere LEGO
Ogni riproduzione di questo tipo impone un compromesso tra fedeltà alla realtà e regole del sistema di costruzione. Cabral individua il punto di rottura con precisione: "Nel momento in cui cominciamo a sacrificare la stabilità del modello e quello che chiamiamo DNA LEGO, cioè l'esperienza e il linguaggio costruttivo, per avvicinarci alla realtà e assomigliare di più a un modellino in metallo, è lì che tracciamo la linea" oltre la quale non andare, dove il progetto deve fermarsi per rielaborare le priorità. Il risultato, infatti, deve reggere su due fronti contemporaneamente, quello del confronto col modello originale e quello di essere un prodotto LEGO. "Le due cose devono incontrarsi da qualche parte. Se sto sacrificando elementi che rovinerebbero il prodotto, mi fermo".
Diverso il discorso quando il riferimento non c'è. In questi giorni è arrivato nei negozi LEGO Icons Maniero della Sindaca (11383), il primo set della nuova collezione Villaggio della Mezzanotte, sempre firmato da Cabral. "Lì avevamo una tela bianca e potevamo esplorare molte più strade: ho disegnato un mucchio di facciate, dettagli architettonici, finestre e porte. Con una fonte di ispirazione lo spazio di esplorazione è più stretto". A decidere quali minifigure entrino nel set, però, non sono i progettisti: "Non spetta a noi model designer stabilire queste cose. Noi progettiamo tutto e facciamo in modo che tutto risulti bello da vedere".
Libertà di creare
Alcune scelte del set non erano negoziabili perché appartengono alla collana e non al singolo modello, come il podio con la minifigure, il supporto espositivo con le statistiche stampate e la possibilità di sfilare il cofano per mostrare il motore. Questi sono elementi che hanno debuttato nella McLaren di Senna e sono stati ripresi dalla Williams di Mansell, per questo motivo "quelle parti dovevano esserci perché fanno parte della collezione", spiega Cabral, ed è stata direttamente LEGO a chiedere che ci fossero. "Progettiamo attorno allo stesso linguaggio, così tutti i modelli sembrano appartenere alla stessa famiglia".
Sulle chicche nascoste, invece, il margine di manovra è più ampio. "Di solito nessuno ci dice di inserirle, spesso è una scelta del progettista, ma verifichiamo sempre con la squadra e con i partner esterni che vada bene". Nella F2004 ce ne sono almeno tre. La prima è una bandiera italiana che compare quando si solleva il cofano motore. La seconda è più sottile e finora è sfuggita quasi a tutti: dentro la vettura ci sono sette piastrine tonde 1x1 dorate, una per ciascun titolo mondiale vinto dal pilota tedesco. La terza sta nel confezionamento, perché anche i sacchetti numerati sono sette. "Ho provato in tutti i modi a centrare il numero sette, e alla fine è stata la parte più semplice".
Se c'è una soluzione che Cabral rivendica più delle altre è quella che permette di sfilare la copertura posteriore e mettere a nudo il dieci cilindri, cioè il gesto che trasforma un pezzo da vetrina in uno spaccato tecnico. È anche la parte che gli ha rubato più tempo di progettazione, "perché doveva essere removibile e allo stesso tempo dare l'angolazione giusta", racconta. "Lì dentro succedono cose piuttosto folli. Ci è voluto tempo per capire come dargli l'esatta inclinazione senza che si muovesse troppo". A complicare il quadro c'erano le superfici aerodinamiche e gli alettoni, elementi da verificare uno per uno: "Sono le cose su cui passi la maggior parte del tempo, a costruire e a provare per vedere se il modello sta in piedi e se il montaggio resta piacevole".
Sotto la scocca si nasconde invece quello che il progettista teme resti invisibile, e su cui torna con evidente soddisfazione. "Ho messo dei pezzi per pattinare sotto la macchina. Chi segue la Formula 1 sa che le monoposto hanno una tavola di legno sul fondo, spero che i veri appassionati lo notino". Il secondo dettaglio è ancora più minuto e nasce da un'indicazione arrivata direttamente da Maranello: i perni centrali delle ruote hanno colori diversi sui due lati della vettura, blu da una parte e rossi dall'altra. "Ce lo ha fatto notare Scuderia Ferrari all'inizio. È la prima volta che quella boccola viene prodotta in rosso, l'abbiamo fatta apposta per questo modello, ed è una cosa di cui vado fiero".
Quella boccola non è l'unico stampo nato per la F2004. Un elemento inedito costa tempo e denaro, quindi la regola resta riutilizzare il più possibile quello che esiste già, ma in questo caso non era praticabile: nelle stagioni di riferimento il regolamento imponeva pneumatici scanalati, mentre i due modelli precedenti montavano gomme lisce. "Lo sapevamo dall'inizio: quelle ruote ci servivano per rendere la macchina corretta". Da qui il passaggio ai progettisti di elementi e la nascita del nuovo stampo, con la scritta Bridgestone Potenza stampata sul fianco.
Il paragone che usa Cabral è tanto sbrigativo quanto efficace: "È come l'elmo di Darth Vader, non potevi usare nient'altro per rappresentarlo. Le ruote di questa vettura sono la stessa cosa, sono essenziali per il modello". Resta comunque il vincolo di sistema: ogni pezzo nuovo deve poter essere riutilizzato altrove. "Cerchiamo di sfruttare l'esistente il più possibile. Quando non si può, ne progettiamo uno nuovo, ma deve rientrare nel sistema, quindi non sarà qualcosa di inutilizzabile su altri modelli".
Una vetrina all'Arco della Pace
Nel fine settimana del Gran Premio d'Italia il suo lavoro finisce in piazza, al centro di un programma di iniziative gratuite su tre tappe. A Milano, in piazza Sempione, dal 3 al 6 settembre il set è protagonista delle installazioni luminose allestite ai piedi dell'Arco della Pace per i trent'anni dall'arrivo di Michael Schumacher in Ferrari: al tramonto tre grandi strutture a forma di mattoncino ospitano uno spettacolo di video e luci dedicato alla F2004, con repliche ogni 30 minuti dalle 19:00 alle 22:00.
Negli stessi giorni la piazza diventa anche un'area gioco, dove il pubblico può costruire le tessere di un mosaico di 3x1,80 metri e quasi 85.000 mattoncini in 22 colori dedicato alla stessa vettura, ideato da Riccardo Zangelmi, unico LEGO Certified Professional in Italia (aperta il 3 e 4 settembre dalle 16:00 alle 19:00, il 5 e 6 dalle 10:00 alle 19:00). All'autodromo di Monza, nella Fan Zone, lo spazio "The Home of LEGO F1" propone un workshop con l'alettone anteriore e il volante di una vettura LEGO F1 Big Builds in scala 1:1, due caschi giganti da esplorare e la possibilità di progettare una F1 Team Minifigure digitale personalizzata, oltre al LEGO Pit Shop per acquistare l'intera gamma di prodotti dedicati alla Formula 1.
Il Palazzo dell'Arengario di Monza ospita infine tavoli da gioco e photo opportunity a tema per famiglie e l'esposizione dei set LEGO Editions con i caschi di Charles Leclerc e Lewis Hamilton (giovedì 3 dalle 18:00 alle 20:00, dal 4 al 6 settembre dalle 10:00 alle 20:00, ingresso sempre libero). "È una cosa che lascia senza parole, ed è un onore. Rende omaggio alla Ferrari, a Schumacher e a tutti i tifosi".