William Shakespeare, il mai troppo citato Bardo inglese, scriveva in La Tempesta che siamo fatti della stessa sostanza dei sogni. Sicuramente non ci metterei la mano sul fuoco per quanto riguarda gli esseri umani, ma sarei pronto a farlo parlando di Tomodachi Life: Una vita da sogno. Specialmente se parliamo di quei sogni strambi, senza senso, vagamente comici ma, allo stesso tempo, anche un po' inquietanti. Questo videogioco di Nintendo rifugge svelto ogni definizione per posizionarsi in un mondo tutto suo, sospeso, dove interpretiamo una sorta di divinità benevola che agisce e osserva un piccolo ecosistema paradisiaco abitato dalle sue fantasie. A metà tra un interessante simulatore di libero arbitrio e un generatore casuale di pettegolezzi.
Com'è possibile unire in maniera così divertente l'alto e il basso? Non lo so, per la risposta citofonate a Nintendo e chiedeteglielo. Tomodachi Life: Una vita da sogno è la seconda iterazione (la terza se contiamo anche il capitolo uscito solo in Giappone) di un brand che ha avuto un discreto successo su Nintendo 3DS e che si posiziona - in maniera incredibilmente stretta - con una gamba nella nicchia dei simulatori di vita, e con l'altra in quella dei cozy game. D'altronde le premesse sono vicine a quelle di un altro campione d'incassi di Nintendo, ovvero Animal Crossing: New Horizons. Una nuova vita su un'isola deserta, una comunità da formare, un tocco di personalizzazione degli interni e degli esterni del luogo.
Solo che le loro strade divergono in maniera netta. Animal Crossing è impegnato a mettere il giocatore nei panni di uno degli abitanti dell'isola, che diventa occasionalmente carpentiere, interior designer e imprenditore; Tomodachi Life ci fa vestire il camice dell'entomologo che tutto osserva. Una sorta di Grande Fratello orwelliano il cui sguardo è direzionato esclusivamente alla felicità dei Mii che abitano l'isola. Questa è la vera valuta di scambio di Tomodachi Life: Una vita da sogno. Sembra quasi che la gioia e il divertimento siano l'obiettivo manifesto dentro e fuori da questo strambo videogioco, il cui motore è sostenuto esclusivamente dalla fantasia di chi impugna il pad.
E luce fu
Partiamo subito con un chiarimento necessario: che tipo di videogioco è Tomodachi Life: Una vita da sogno? Per quanto sia difficile definirlo, forse il titolo che gli somiglia di più è l'immortale The Sims. In fin dei conti, qui come nel videogioco di Will Wright siamo una sorta di creatura onnisciente che passa il suo tempo a sbirciare le sue creazioni. A volte siamo un dio interventista - perché è possibile manipolare oggetti e personaggi, anche direzionare le loro amicizie e i loro amori -, altre volte uno spettatore che non vede l'ora di essere deliziato dalle sue creature.
I Mii, come i Sims, hanno personalità che si costruiscono nel corso della loro esistenza e che, quando entrano in collisione, danno vita a siparietti inaspettati, a momenti comici esaltati dal fascino della narrazione emergente, vero sale di questi titoli. La grande differenza con The Sims, semmai, è il tono del racconto. Se il titolo di Electronic Arts tenta di essere una buffa simulazione della quotidianità, Tomodachi Life veleggia in direzione contraria, verso il mare dell'umorismo grottesco e surreale tipico della commedia dell'assurdo. In un caso sei una mamma chioccia che si occupa dell'incolumità dei suoi pulcini; nell'altro sei un guardone spaziale con il solo scopo di divertirsi.
Come nella Genesi, tutto inizia con la creazione. L'isola è già lì, un gioiellino verde incastonato nel mezzo dell'oceano, ma la vita ancora no: ecco arrivare il nostro primo Mii. L'editor del personaggio ha due modalità: una guidata e una libera. La prima ti chiede di rispondere a una serie di domande e presenta un risultato a seconda delle risposte; la seconda è il classico editor dei Mii di Nintendo: semplice, essenziale, ma anche incredibilmente efficace. Se volete creare un Mii sulla base di una persona realmente esistente, i tratti caricaturali che Nintendo ha scelto permettono di avere risultati molto fedeli con pochissimo sforzo.
Una volta scelte le fattezze, arriva la parte più interessante: stabilire un carattere e un'indole. Tomodachi Life ci permette di scegliere singolarmente i parametri che compongono l'indole del personaggio: la sua serietà, l'originalità, se è un tipo aperto o chiuso. Date in pasto tutte queste decisioni al sistema, il gioco restituisce un archetipo pescato dal suo database: l'energico, il sognatore, il creativo, il riservato. Ognuno di essi ha una scheda che è possibile consultare in ogni momento e che riguarda anche i cibi preferiti, il modo in cui ama vestirsi, gli altri personaggi con cui va d'accordo.
Bisogna però specificare una cosa molto importante: questa è la base di partenza, perché continueremo a personalizzare il Mii lungo tutta la sua vita, scegliendo a ogni passaggio di livello tratti caratteriali sempre più specifici per disegnare un personaggio che sia, se non unico, dal momento che le combinazioni sono tante ma non infinite, perlomeno molto peculiare.
C'è infine una certa attenzione nella scelta della voce del personaggio, caratteristica da non sottovalutare, dal momento che buona parte dell'effetto comico del videogioco arriva proprio dal sintetizzatore vocale. In questo caso il lavoro è certosino sulle tonalità, sull'acutezza, sul tono, le inflessioni e perfino i difetti di pronuncia. Giocando un po' con l'editor - che, anche in questo caso, è semplice, ma a suo modo perfetto - è possibile tirare fuori timbri vocali divertenti che non mancheranno di farvi sorridere ogni volta che il vostro Mii aprirà bocca. E voilà, il gioco è fatto.
Batuffoletti
Come scritto in precedenza, ogni Mii ha dei gusti personali, un livello di fame, una scheda che tiene conto degli oggetti in suo possesso, dei cibi preferiti (o di quelli che odia), delle relazioni che ha stretto con gli altri abitanti. Inoltre ha dei gusti - perlopiù nascosti - che il giocatore deve intuire a partire dalla sua personalità per quanto riguarda il vestiario e l'arredamento della casa. L'isola infatti comincerà a popolarsi in fretta anche di negozi (gestiti dagli stessi Mii, con un effetto comico che non manca mai di stupire) e di punti d'interesse come edifici adatti a socializzare, ristoranti, ruote panoramiche, una torre radio che ogni giorno manda in onda il telegiornale dell'isola. Il progressivo spuntare di questi edifici rappresenta uno dei meccanismi di progressione del videogioco: diventeranno disponibili dopo essere riusciti ad aumentare il livello dell'isola, a creare un certo numero di Mii o a renderli abbastanza felici.
L'altra meccanica di progressione è legata ai livelli di felicità dei Mii. Dare loro da mangiare cibi che amano, stringere rapporti con gli altri, regalare oggetti: in generale, tutto ciò che di bello gli capita aumenterà il loro livello di felicità, che noi raccogliamo poeticamente all'interno di una giara sotto forma di un'energia dorata che il gioco chiama batuffoletti. Questa valuta ha due effetti sul videogioco: il primo è che permette di far passare di livello i Mii e di regalare loro delle particolarità aggiuntive.
Per esempio, un modo unico di camminare, di parlare, di mangiare, di arrabbiarsi, oppure un intercalare che cominceranno a utilizzare e magari a diffondere nell'isola. È possibile affidare loro anche un oggetto che li caratterizzi: un computer portatile o un corso di lezioni di yoga. In tal caso utilizzeranno gli oggetti per interagire con gli altri. Regalate una chitarra al vostro Mii e lo vedrete tenere piccoli concerti in tutta l'isola, mentre gli altri lo ascoltano. È uno dei motori narrativi più sorprendenti di Tomodachi Life: se il Mii è innamorato comincerà a strimpellare canzoni d'amore indirizzate alla sua anima gemella.
I batuffoletti collezionati vanno spesi alla fontana della felicità, che permette di far passare di livello l'isola. Ogni volta che lo facciamo si può scegliere una ricompensa. Magari una nuova caratteristica da regalare ai nostri Mii, oppure dei nuovi oggetti e tante altre sorprese che non vogliamo rovinarvi. Anche perché scoprire cos'ha in serbo il videogioco, livello dopo livello, è uno dei grandi motivi di curiosità per i quali vale la pena continuare a rendere felici i Mii. E anche perché, purtroppo, a un certo punto questa progressione si appiattisce. Le ricompense sono diverse, ma non tantissime.
Questo anche perché, laddove la personalizzazione dei Mii è eccellente e spicca per le possibilità che vengono offerte al giocatore, quella degli ambienti lascia invece un po' a desiderare. Per gli appartamenti dei Mii si acquistano dei set statici (un appartamento semplice, una biblioteca, una casa moderna) che sono abbastanza fantasiosi per assecondare il gusto dei personaggi più strambi. Il mio Voldemort è felicissimo del set cimitero che adorna il suo appartamento. Eppure resta una feature un po' a metà per un videogioco che fa della personalizzazione parte della sua identità.
Anche gli interventi sull'isola non sono di certo indimenticabili: si possono disegnare strade, arredare gli incroci e gli spazi con una manciata di oggetti che, abituati al catalogo infinito di Animal Crossing: New Horizons e alle decine di espansioni di The Sims, non sembrano mai abbastanza.
Una continua fonte di sorprese
Perché giocare a Tomodachi Life: Una vita da sogno, allora? Puramente per la continua fonte di sorprese che rappresentano i suoi personaggi e le loro interazioni. Ci è capitato raramente di assistere alle stesse scene e, ancora dopo tante ore, ci capita di restare sorpresi davanti a uno scambio di battute o ad alcune assurde conversazioni. Tomodachi Life, infatti, dà il meglio di sé quando abbandona il razionale e si tuffa nell'assurdo: nei sogni inspiegabili dei Mii, nelle esagerate reazioni che questi adorabili pazzi hanno quando mangiano il loro cibo preferito, quando si innamorano o quando litigano. Puoi trovarli improvvisamente affacciati sull'oceano che urlano il nome della persona che amano, affidando alle onde del mare il loro sentimento, oppure vederli depressi perché non hanno trovato interessi in comune con il Mii con cui volevano stringere amicizia.
Da questo punto di vista, Tomodachi Life è però un videogioco che richiede molto a chi gioca, perché tutta questa macchina si tiene in piedi esclusivamente grazie a ciò che ci viene messo dentro. Non solo nel momento della creazione dei personaggi - che devono essere fantasiosi e ben caratterizzati -, ma anche con il lavoro di personalizzazione che viene fatto in fieri. A volte i personaggi vi chiederanno di suggerire loro degli argomenti di conversazione, di assegnare loro dei soprannomi, di inventare dei modi di dire. Vi chiederanno consiglio su chi corteggiare e su come farlo (un'uscita romantica? Una dichiarazione diretta). A seconda di quello che metterete nel gioco, del potenziale comico che investirete, Tomodachi Life prenderà una certa direzione. Vale la pena chiedersi: quanto dura questa benzina? Finché ne avrete, il videogioco funzionerà trasportandovi a destra e a manca in luoghi inaspettati. Quando smetterete, il gioco stazionerà con voi. Priva di qualsiasi obiettivo, missione o significato, la macchina si fermerà.
Conclusioni
Tomodachi Life: Una vita da sogno è un videogioco il cui successo dipende quasi esclusivamente dalla fantasia che siete disposti a investire. È un simulatore di vita che si rifà alle regole della commedia dell'assurdo e che richiede un impegno attivo anche da parte di chi gioca per popolare il suo mondo di personaggi unici, con abitudini strane, gusti e modi di dire. Queste personalità interagiscono tra loro dando vita a una narrativa emergente che sa essere eccezionalmente spassosa. Non c'è alcuna missione da portare a termine, non ci sono obiettivi, e la progressione è rappresentata esclusivamente dalle strutture che apriranno sulla vostra isola e dai tratti sempre più particolari che potete assegnare ai Mii. Se ci mettete dentro molto, allora il videogioco saprà sorprendervi con la sua vena umoristica potente e inaspettata. Tomodachi Life fa ridere di gusto, non si prende mai sul serio e sa stupire con la sua infinita fantasia. Sappiate però che, quando la vostra benzina finisce, la grande macchina delle risate si ferma con voi.
PRO
- La narrativa emergente funziona e sorprende
- Dentro ci sono scenette infinite, sempre divertenti
- Non capita spesso che un videogioco ti faccia ridere
CONTRO
- Ti restituisce esattamente quello che ci metti dentro
- Manca un obiettivo a lungo termine
- La progressione si appiattisce un po' troppo in fretta