La terza stagione di House of the Dragon ci ha ricordato perché è diventato così frustrante attendere ormai almeno due anni tra le stagioni delle serie TV ad alto budget: l'entusiasmo dell'attesa finisce inevitabilmente per diminuire col passare dei mesi e per gli stessi showrunner diventa sempre più difficile riconsolidare il patto di fiducia con lo spettatore. House of the Dragon - che comunque fa capo a Ryan Condal - era riuscito a farsi perdonare gli scivoloni de Il Trono di Spade con una prima stagione di alta qualità, salvo scadere in una seconda stagione più moscia sotto diversi aspetti.
Riscattarsi in questa terza annata, la penultima secondo le previsioni, non era impresa facile, non dopo che George R.R. Martin ha fatto un passo indietro nel coinvolgimento creativo nella serie, su richiesta di HBO e in seguito a divergenze creative con lo showrunner Ryan Condal, peraltro denunciate in un post sul suo blog che ha poi cancellato. Martin resta comunque accreditato come produttore esecutivo della serie. Insomma, questa terza stagione non è cominciata sotto i migliori auspici, ma dobbiamo dire che si è conclusa meglio di quanto pensassimo: ne parliamo meglio nelle prossime righe, in cui troverete qualche inevitabile spoiler, anche se cercheremo di ridurli al minimo.
Westeros a pezzi
Se non avete ancora guardato i primi episodi di questa stagione, e non ricordate bene le prime due, vi consigliamo caldamente di fare un ripasso e magari un rewatch della serie, perché il sottile intreccio di lignaggi, famiglie, eredi e amanti ha raggiunto nuovi livelli di complessità. Beninteso, le interazioni nelle opere di Martin sono sempre state intricate, ma in questo caso abbiamo un problema in più, e cioè che alcuni personaggi hanno fatto capolino per la prima volta nella serie. È il caso principalmente di Daeron Targaryen, che era stato solo nominato in qualche episodio precedente, ma che a partire da questa stagione sembra assumere un ruolo centrale nella guerra per il Trono di Spade.
Daeron è il figlio minore di Alicent, allontanato da Approdo del Re da bambino per tenerlo al sicuro, ma finito nelle grinfie del nuovo "villain" di stagione, Ormund Hightower (James Norton), che intende utilizzarlo per muovere guerra contro Rhaenyra. Questa sottotrama diventa rapidamente l'arco principale della stagione, che è partita benissimo con la battaglia del Gullet, un primo episodio che però abbiamo faticato a considerare parte di questa annata: per la sua importanza, per i tempi narrativi e per come ha sviluppato la storia, avrebbe decisamente dovuto concludere la seconda stagione piuttosto che aprire la terza. Le conseguenze di quello scontro epocale, infatti, riverberano in modo strano nella stagione: è un evento scatenante, ma al contempo viene presto soppiantato da una moltitudine di sottotrame convergenti.
La caratteristica cruciale della serie resta la coralità di una storia con molteplici personaggi coinvolti in archi narrativi paralleli. È facile perdersi pezzi per strada, e possiamo capire la decisione di tagliare alcuni personaggi apparsi nel libro per integrare e ampliare ruoli già consolidati. È il caso di Nettles, Seme di Drago "cancellata" per espandere il personaggio di Rhaena e dare qualcosa da fare in più sia a lei che a suo padre Daemon: un rapporto che pesa come un macigno per ovvi motivi sul matrimonio tra lui e Rhaenyra. Allo stesso modo, il personaggio di Gwayne Hightower, che nell'opera di Martin è più secondario, è stato approfondito prima attraverso il suo rapporto conflittuale con Criston Cole - pace all'anima sua - e poi con una relazione più paterna nei confronti del nipote Daeron.
Il problema è che tutte queste sottotrame, nonostante siano state condensate ad arte, finiscono per affollare gli otto episodi senza avere lo spazio necessario a respirare. Si passa così da una all'altra, in una carrellata di microstorie che ci fanno girare mezzo Westeros mentre le pedine si spostano lentamente sulla scacchiera. È una sensazione che si avverte soprattutto nel segmento centrale della stagione, dove la storia si prende forse anche troppo tempo e in qualche caso sembra girare in cerchio: se l'anno scorso è stato Daemon a restare prigioniero di Harrenhal per quasi ogni episodio, quest'anno tocca a suo nipote Aemond, che passa il tempo insieme alla misteriosa Alys Rivers tra visioni, delitti e svenimenti.
Forse non è un caso che uno degli episodi migliori della stagione sia stato il claustrofobico terzo, in cui vediamo Rhaenyra alle prese col suo nuovo ruolo di sovrana e con tutti i problemi che ne conseguono. Emma D'Arcy è incredibile come sempre e vende bene la graduale trasformazione in sovrana spietata e anaffettiva, soprattutto nell'ultimo episodio della stagione dove più di un passaggio richiama - forse in modo anche un po' stucchevole - la famosa profezia che si compirà solo ne Il Trono di Spade.
Diciamo che la stagione fatica un po' a mettere a fuoco una tematica centrale, saltando da una situazione all'altra: cosa che da una parte crea una certa confusione; dall'altra, però, ravviva e rende un pelo più dinamico un momento più compassato in cui la storia di Martin torna a essere più politica e strategica, questo nonostante la massiccia presenza dei draghi, che compaiono in praticamente ogni episodio, chi più chi meno. Temevamo che gestire questi effetti speciali sarebbe stato deleterio per la qualità complessiva della serie, ma in verità House of the Dragon 3 ha mantenuto un livello tecnico altissimo dall'inizio alla fine: gli scontri campali, soprattutto durante la presa di Tumbleton nell'ultimo episodio, sono stati ambiziosi e forse anche meno cruenti di quello che ci si aspetterebbe da una produzione HBO, ma sempre alla luce del giorno, nitidi e mai troppo caotici da seguire.
Il finale
L'ultimo episodio della terza annata è esattamente quello che ci si aspetterebbe da una serie come questa, che fa dell'escalation il suo punto di forza: se è vero che gli episodi centrali sono un po' più deboli, la seconda metà è un continuo susseguirsi di eventi sempre più importanti che prendono velocità nella stessa direzione. Una direzione che sembra essere più vicina agli scritti di Martin di quanto lui non pensasse: anche la sottotrama di Helaena, pur divergendo in maniera significativa dal libro, si è comunque sviluppata allo stesso modo, e avrà conseguenze prevedibilmente molto simili nella prossima stagione.
House of the Dragon si concluderà nel 2028 con un'ultima annata che dovrà sciogliere ogni nodo rimasto in sospeso. La battaglia di Tumbleton si è svolta pressappoco come nelle idee originali del suo autore, anche se dobbiamo capire in che modo Condal gestirà i ruoli di Ulf il Bianco e Hugh Martello e in che maniera si svilupperà il rapporto tra Daemon e le sue figlie, alla luce dei loro rapporti con la regina, per non parlare del rinnovato sodalizio tra un redivivo Aegon e un più sottomesso Aemond. In tutto questo, chi ha letto il libro conosce già il destino di quasi tutti questi personaggi, e anche quello di Alicent, che ha avuto un ruolo minore nel corso della stagione, ma che Olivia Cooke ha fatto comunque brillare, facendola diventare uno dei personaggi più amati nonostante il suo ruolo contenuto.
Al netto di un ritmo strano e irregolare, con qualche episodio centrale più debole a causa di una moltitudine di sottotrame e intrecci non sempre convincenti, dobbiamo dire di aver apprezzato questa terza stagione di House of the Dragon più della precedente. La prossima stagione, chiudendo il cerchio, potrebbe farci rivalutare alcune storie narrate in questi otto episodi, ma per esserne sicuri dovremo per forza attendere altri due anni e magari farci una ripassata al momento opportuno per arrivare preparati alla resa dei conti.
Conclusioni
Multiplayer.it
8.0
House of the Dragon 3 è un sensibile miglioramento rispetto a una seconda stagione che era stata più fiacca, se non altro perché la molteplicità di personaggi movimenta la narrativa, anche se rischia di confondere non poco le acque. Nella seconda metà della stagione, tuttavia, le sottotrame convergono quasi tutte in una spettacolare battaglia che si alterna alla drammatica trasformazione di Rhaenyra: Emma D'Arcy continua a tenere l'intera serie sulle spalle, ma tutti gli attori, da Olivia Cooke a Matt Smith, passando per i personaggi minori e soprattutto Phia Saban, hanno fatto un ottimo lavoro. Siamo sulla buona strada per una quarta stagione memorabile, ma i fan dei racconti di Martin si rassegnino: la serie TV è un'altra cosa.
PRO
- Ottima recitazione come al solito, d'Arcy e Saban in particolare
- Finale di stagione veramente spettacolare
- I cambiamenti rispetto all'opera originale pesano meno del dovuto
CONTRO
- Negli episodi centrali si intuisce che HBO cerca di allungare il brodo
- I personaggi sono davvero tanti: servirà un ripasso prima della stagione finale
- Alcune sottotrame soffrono di una certa superficialità