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Agent 64: Spies Never Die, la recensione del perfetto emulo di GoldenEye 007

Un solo sviluppatore, cinque anni di lavoro e un tributo a GoldenEye 007 così fedele da sembrare un episodio perduto del 1997.

RECENSIONE di Lorenzo Kobe Fazio   —   11/08/2026
L'artwork di Agent 64: Spies Never Die con i protagonisti del gioco in vista
Agent 64: Spies Never Die
Agent 64: Spies Never Die
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Più che un videogioco, Agent 64: Spies Never Die è un vero e proprio tributo. Tra gli obiettivi del solitario Replicant D6, unico sviluppatore di questo progetto, non c'è mai stato quello di offrire al suo potenziale pubblico un FPS originale, né di cavalcare alcuna tendenza attuale in termini di gameplay o level design. Come il titolo lascia presupporre, del resto, non avrete a che fare con un extraction shooter, con un titolo in grado di spingere oltre il limite delle proprie possibilità la vostra scheda grafica nuova di pacca.

Avviando il gioco tramite Steam, unica piattaforma su cui è attualmente distribuito, vi ritroverete catapultati in una versione lievemente alternativa del 1997. Ad accogliervi non ci sarà il ben più noto James Bond, protagonista dell'amato GoldenEye 007 per Nintendo 64, ma John Walter, agente speciale in pensione già da qualche tempo, suo malgrado costretto a indossare nuovamente lo smoking d'ordinanza per sventare l'ennesima minaccia ordita dalla sua nemesi, il malvagio Dominic Pulp, che ha imbastito un nuovo folle piano per impadronirsi del mondo.

Premesse volutamente semplici, per un gioco che non fa assolutamente nulla per celare la sua palese fonte d'ispirazione che non solo ha predeterminato il contesto narrativo, ma ha influenzato praticamente ogni altro ambito del gioco, dal gunplay, al level design, passando per le modalità presenti.

Peccato che non siamo nel 1997. Nel 2026 le ambizioni sono ben altre, così come le esigenze dei videogiocatori. A volte, come si dice, il mondo non basta, così come la nostalgia da sola non è garante di un prodotto di qualità. Sarà stato così questa volta?

Il retrogaming non può attendere

GoldenEye 007 oggi come oggi verrebbe definito un boomer shooter, ovvero uno sparatutto in prima persona che rinuncia a qualsiasi forma di copertura, che propone un gunplay per lo più spregiudicato, il cui recupero della vita è legato esclusivamente al reperimento e consumo di specifici oggetti. Agent 64: Spies Never Die è esattamente questo, con un ulteriore elemento distintivo: ogni nemico, ogni situazione, ogni livello, ogni sparatoria, è un rimando diretto all'amatissimo titolo per Nintendo 64 che rivoluzionò il genere su console.

Ciò ha una conseguenza immediatamente percepibile, tangibile ancor prima di iniziare a far volare il piombo da una parte all'altra dello schermo: pur essendo almeno momentaneamente un'esclusiva PC, il modo filologicamente più corretto per giocarlo prevede l'utilizzo del pad. Un indizio consistente, in questo senso, lo si trova nella mira semiautomatica attiva di base, un aiuto quasi imprescindibile ai tempi del Nintendo 64, quando il sistema di controllo prevedeva un'inusuale cooperazione tra l'unico stick analogico del Tricornuto gamepad e i tasti C.

Da questo punto di vista, fortunatamente, Agent 64: Spies Never Die sceglie la via della modernità, proponendo il classico controllo della visuale e dei movimenti dell'avatar affidato ai due stick analogici, accompagnato dai tradizionali comandi per interagire con lo scenario, ricaricare e fare fuoco e un mirino, lento e difficile da spostare esattamente come vi ricordate, per colpire dalla distanza tentando qualche colpo alla testa.

Ogni sparatoria si consuma nel giro di pochissimi secondi e di una manciata di proiettili
Ogni sparatoria si consuma nel giro di pochissimi secondi e di una manciata di proiettili

Questo basilare sistema è l'anticamera per una campagna che ripropone, quasi inalterata, la formula alchemica dell'illustre predecessore. Ritmi altissimi, risicate sezioni stealth per infondere un po' di varietà al tutto e, soprattutto, una marea di nemici mossi da un'IA basilare da eliminare con brevi scariche di mitra.

Esattamente come fu per James Bond ai suoi tempi, ogni livello può essere affrontato in tre diversi livelli di difficoltà. A cambiare non sarà solo il danno subito per ogni colpo o la rapidità con cui gli avversari risponderanno al fuoco. A infondere ulteriore spessore alla missione di turno intervengono nuovi obiettivi che costringeranno John ad esplorare più a fondo ogni scenario e a sfruttare attivamente i gadget in dotazione. Il semplice attraversamento di un castello zeppo di nemici diventa così una ricerca del meccanismo necessario per sbloccare il cancello altrimenti serrato. La tranquilla esplorazione di un museo sotto copertura si complica, dovendo cercare anche un terminale da hackerare prima di completare il livello.

Volendo si può disattivare la mira semiautomatica, rendendo Agent 64: Spies Never Die sensibilmente più difficile
Volendo si può disattivare la mira semiautomatica, rendendo Agent 64: Spies Never Die sensibilmente più difficile

Da questo punto di vista, Agent 64: Spies Never Die si dimostra un gioco piacevolissimo, a patto di coglierne l'essenza, accettandone le spigolosità volutamente retrò. Eliminare una dopo l'altra le guardie di un complesso immerso nella neve, cercare il posto esatto in cui piazzare gli esplosivi, per poi infiltrarsi in un condotto di aerazione assassinando alle spalle qualche ignaro nemico, regala le stesse sensazioni di quasi trent'anni fa.

Al contempo le hitbox non sono calcolate al millimetro, gli avversari sono mossi da routine comportamentali ridotte all'osso, ogni tanto si resta incastrati in qualche elemento dello scenario senza rendersene conto. Sono tutti difetti, certo, ma che in questo contesto diventano precise scelte di design, un citazionismo talmente fedele da ricalcare persino limiti hardware e di programmazione che oggi non esisterebbero più. Pura magia nostalgica, un sortilegio tanto più potente quanto più quegli anni li avete vissuti in prima persona.

Essendo un tributo a GoldenEye 007, poteva forse mancare un livello immerso nella neve?
Essendo un tributo a GoldenEye 007, poteva forse mancare un livello immerso nella neve?

Anche i neofiti, tuttavia, resteranno folgorati da un ritmo d'azione da cardiopalma, da una varietà di situazioni e soluzioni di level design di tutto rispetto, da una campagna che nel complesso richiede poco più di una mezza dozzina di ore per essere completata del tutto.

Parlando di progressione, però, si palesa forse il difetto maggiore di Agent 64: Spies Never Die. Per motivi totalmente incomprensibili, lo sviluppatore ha pensato di imporre una barriera tra un capitolo e l'altro della campagna. Solo accumulando sufficienti Cyphers, difatti, potrete proseguire. Questa specifica valuta può essere accumulata solo completando le missioni nelle varie difficoltà proposte, distruggendo specifici collezionabili ben nascosti in ogni ambientazione, oppure prendendo parte a livelli speciali, generalmente molto difficili, in cui vengono imposte particolari condizioni, come la morte al primo colpo subito o il completamento dello scenario di turno entro un tempo limite.

Sebbene l'arsenale sia composto per lo più da mitra, la varietà di bocche da fuoco proposte è più che soddisfacente
Sebbene l'arsenale sia composto per lo più da mitra, la varietà di bocche da fuoco proposte è più che soddisfacente

Di per sé, questi extra sono gustosissimi e richiedono al videogiocatore piacevoli sforzi ulteriori per affinare colpo d'occhio e abilità con il pad. Resta il fatto che l'obbligo di affrontare e riaffrontare determinati livelli solo per poter proseguire nella campagna è una forzatura che abbiamo trovato poco affine all'atmosfera del gioco.

Vendetta privata in multiplayer

Fortunatamente, Agent 64: Spies Never Die non dimentica ciò che rese davvero immortale GoldenEye 007, ovvero la sua componente multiplayer.

Agent 64: Spies Never Die supporta lo split-screen fino a 4 giocatori
Agent 64: Spies Never Die supporta lo split-screen fino a 4 giocatori

Tanto per cominciare potrete giocare tutta la campagna in co-op sia online sia in locale. Insieme ad un amico ogni livello si trasforma in un caos ancora maggiore di proiettili che volano in ogni direzione, abbassando la difficoltà generale, certo, ma aumentando il divertimento.

Inoltre, è presente una modalità competitiva, anch'essa permeata di gustose suggestioni retrò. Deathmatch si spiega da solo. Zone vi impone la conquista di specifiche aree della mappa. In Briefcase vince la squadra che detiene più a lungo il possesso di una valigetta. Non c'è molto altro, ma tra personaggi da sbloccare e altri extra ereditati dal passato, come la possibilità di attivare le teste degli avatar sproporzionati rispetto al resto del corpo, in più giocatori c'è di che divertirsi considerando anche il fuoco amico sempre attivo.

Rispetto alla campagna principale, dove il level design dà il meglio di sé tra ambientazioni più ampie e strutture costrette in sale e corridoi più ristretti, l'efficacia delle arene è più contenuta. Si impara a conoscerle in fretta, si sfruttano le vie di fuga con intelligenza, si capisce dove tendono a concentrarsi maggiormente gli avversari, ma le dimensioni quasi asfissianti e la scarsa complessità di ogni zona fanno sì che il divertimento derivi più dal ritmo degli scontri che dall'effettiva profondità delle strategie applicabili.

In termini artistici, Agent 64: Spies Never Die pone una condizione imprescindibile: se non apprezzate lo stile low poly, questo gioco non eserciterà alcuna attrattiva su di voi. I modelli poligonali, con tanto di texture statica applicata ai visi dei protagonisti, sono rozzi come un tempo. Le texture degli scenari sono in alta definizione, ma non brillano per complessità. I dettagli degli scenari sono ridotti all'osso, sebbene effetti di luce e particellari più evoluti rispetto all'epoca 32 e 64 bit creino maggiore profondità in ogni scena.

Le scene di intermezzoe, inoltre, rinunciano per scelta stilistica al doppiaggio, limitando il tutto a dei semplici sottotitoli, tra l'altro solo in lingua inglese. Nonostante l'assenza di dialoghi parlati, il comparto sonoro brilla di luce propria grazie a musiche dinamiche ispirate e ad effetti sonori talmente simili a quelli di GoldenEye 007 da sfiorare il plagio.

Conclusioni

Versione testata PC Windows
Digital Delivery Steam
Multiplayer.it
7.5
Lettori
ND
Il tuo voto

Agent 64: Spies Never Die è un titolo rivolto ad una ben specifica nicchia. Se avete nostalgia dei bei tempi andati, se siete appassionati di boomer shooter, la creatura sviluppata da Replicant D6 saprà regalarvi il divertimento e le sensazioni che state cercando. Non aspettatevi altro, perché la produzione è volutamente un tributo che cita direttamente la fonte d'ispirazione proponendo effetti sonori identici, una trama che ricalca le gesta di James Bond e che rilegge persino alcune sezioni di gameplay già affrontate nel 1997. Campagna e modalità multiplayer, considerando anche sbloccabili e livelli extra particolarmente difficili, vi intratterranno per non meno di una quindicina di ore, durata complessiva che ovviamente dipende anche dall'inclinazione personale verso il competitivo. Agent 64: Spies Never Die non è un titolo disposto a scendere a compromessi: è una rivisitazione in chiave moderna di emozioni, situazioni e formule di gameplay certamente superate, ma ancora capaci di divertire e appassionare, soprattutto se amate il retrogaming e volevate una scusa per calarvi, nuovamente, negli eleganti panni di un agente segreto con il compito di salvare il mondo.

PRO

  • Un appassionato tributo a GoldenEye 007
  • Ritmo di gioco indiavolato
  • Diverse modalità e sbloccabili

CONTRO

  • Progressione della campagna poco convincente
  • Non tutte le arene del multiplayer convincono
  • Gioco che non scende a compromessi
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Lo sviluppatore ci ha fornito un codice del gioco per Steam.
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