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Yoko Taro su NieR: Automata: "Ho fatto semplicemente il gioco che volevo e cercavo di restare nascosto da Square Enix"

Secondo Yoko Taro, NieR: Automata nacque senza un pubblico di riferimento imposto da Square Enix: il director ebbe ampia libertà nel realizzare il gioco che aveva in mente.

NOTIZIA di Simone Tagliaferri   —   27/09/2026
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NieR: Automata
NieR: Automata
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Yoko Taro ha reputazione di eccentrico nell'industria videoludica, grazie a giochi caratterizzati da storie cupe, temi filosofici e scelte narrative spesso lontane dalle convenzioni. Lo stesso autore, però, sostiene di non aver mai pensato ai propri titoli come prodotti volutamente sopra le righe. Un esempio significativo è NieR: Automata, realizzato con una libertà creativa che, secondo Taro, gli permise semplicemente di sviluppare il gioco che desiderava.

Libertà completa

Il director ha raccontato che, a differenza di NieR: Replicant, per il quale Square Enix aveva adottato alcune scelte legate al pubblico di riferimento, NieR: Automata non gli impose un target preciso: "Per NieR: Automata non mi è stato detto a chi puntare. Ho semplicemente fatto quello che volevo e ho cercato di restare nascosto da Square Enix il più possibile".

Il primo NieR, pubblicato nel 2010, era frutto di scelte diverse e aveva due protagonisti differenti a seconda della versione. In Occidente venne utilizzato solo il personaggio adulto, mentre in Giappone le versioni per Xbox 360 e PlayStation 3 presentavano rispettivamente il padre e il fratello di Yonah. La scelta non migliorò le vendite e, come spiegò Taro in passato, "non portò a grandi risultati nelle vendite, quindi lasciammo perdere".

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Con NieR: Automata, pubblicato nel 2017, Taro ebbe invece maggiore libertà e il gioco finì per ottenere un successo molto superiore alle aspettative, con vendite oltre i 10 milioni di copie, trasformandosi da produzione relativamente di nicchia a hit dell'epoca PS4 e conquistando un pubblico ben più ampio rispetto a quello tradizionalmente associato ai giochi di Taro.

Il director interpreta però in modo curioso questa ricezione. "A essere sincero, penso di realizzare giochi normali rivolti a persone normali", ha dichiarato. "Ma alla fine, quando pubblico questi giochi normali, sono le persone strane a considerarli giochi strani e ad apprezzarli. Il che probabilmente significa che c'è qualcosa che non va in me".

Non è la prima volta che Taro fa autoironia, che è ormai parte del suo personaggio, tanto quanto la celebre maschera di Emil che indossa durante le apparizioni pubbliche. Lo sviluppatore ha spiegato inoltre di non essere diventato director per una particolare ambizione professionale, ma soprattutto perché tendeva a esprimere apertamente le proprie opinioni. Lo stesso Taro si descrive scherzosamente come una persona "distorta" e "insopportabile sul lavoro", caratteristiche che, almeno secondo la sua interpretazione, fanno parte del processo creativo che ha portato ai suoi giochi.

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