La decisione di Sony di interrompere la produzione dei dischi fisici per PlayStation a partire da gennaio 2028 continua a suscitare forti reazioni da parte dei giocatori. Secondo Alanah Pearce, ex dipendente di Santa Monica Studio ed ex giornalista di IGN, la società avrebbe previsto fin dall'inizio l'entità del malcontento e avrebbe imposto ai propri dipendenti restrizioni particolarmente severe sulla comunicazione pubblica e sui social media.
Controllare i danni
L'azienda aveva annunciato all'inizio del mese l'intenzione di cessare la produzione dei supporti fisici, una scelta che ha generato una delle reazioni più dure di sempre dalla comunità dei giocatori PlayStation. Sony, tuttavia, non ha ancora risposto alle critiche e alle osservazioni che le sono state fatte.
Secondo Pearce, proprio la consapevolezza delle possibili conseguenze avrebbe portato Sony a intervenire sulla comunicazione interna. La società, come accade normalmente in occasione di annunci importanti, avrebbe fornito indicazioni ai dipendenti su ciò che possono o non possono dire pubblicamente, ma in questo caso le restrizioni sarebbero state particolarmente rigide.
"Sony sapeva già che tutti si sarebbero arrabbiati: lo sapeva", ha raccontato Pearce. Secondo le informazioni ricevute da dipendenti degli studi first-party PlayStation, Sony avrebbe imposto "le linee guida sui social media più rigide che abbiano mai visto emettere dall'azienda per una questione del genere".
Pearce ha spiegato che Sony stabilisce regolarmente regole sulla comunicazione dei propri dipendenti in occasione di annunci e presentazioni. La stessa ex collaboratrice ha ricordato di aver ricevuto indicazioni su cosa potesse dire pubblicamente quando lavorava a God of War Laufey. In questo caso, tuttavia, le disposizioni sarebbero ancora più restrittive.
"In questo caso, a quanto pare, sono le linee guida più rigide che i dipendenti con cui ho parlato abbiano mai visto riguardo alle comunicazioni pubbliche", ha dichiarato. A suo giudizio, Sony avrebbe adottato misure di questo tipo soltanto sapendo che la questione si sarebbe trasformata in "un enorme problema di pubbliche relazioni".
La situazione sembra confermare quindi che Sony avesse messo in conto una reazione negativa da parte del pubblico. Resta però da capire se l'azienda avesse previsto che le proteste sarebbero durate così a lungo. I profili social ufficiali di PlayStation continuano infatti a essere bersagliati da commenti critici e dalle cosiddette Community Notes, senza che il dibattito sembri destinato a esaurirsi in tempi brevi.
La scelta di mantenere una comunicazione estremamente limitata potrebbe essere legata anche al timore che dichiarazioni individuali da parte dei dipendenti possano alimentare ulteriormente le polemiche.
Pearce ritiene inoltre improbabile che Sony possa tornare sui propri passi. Tra gli elementi citati c'è anche la riconversione dello stabilimento austriaco legato alla produzione dei dischi, che sarebbe destinato a diventare un impianto per la produzione di microlenti, componenti considerate importanti anche per le infrastrutture dedicate ai data center per l'intelligenza artificiale.
La ricostruzione resta comunque basata sulle informazioni condivise da Pearce e non su una comunicazione ufficiale di Sony. L'azienda, dal canto suo, ha motivato la decisione di abbandonare progressivamente la produzione dei supporti fisici con la necessità di adeguarsi alle tendenze del mercato e dei consumatori.