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No, non è colpa dell'IA se le assunzioni sono in calo, almeno per il momento

LinkedIn segnala un calo delle assunzioni dal 2022, ma esclude per ora un impatto diretto dell'IA sul mercato del lavoro.

NOTIZIA di Raffaele Staccini   —   16/04/2026
IA e lavoro

Il mercato del lavoro globale sta attraversando una fase di rallentamento, con segnali evidenti anche nei dati delle principali piattaforme digitali. Tra queste, LinkedIn puà avere una prospettiva privilegiata grazie alla vastità del proprio database, che include oltre un miliardo di utenti, aziende e offerte di lavoro.

Durante il Semafor World Economy summit, il responsabile legale e degli affari globali della piattaforma, Blake Lawit, ha condiviso alcune analisi aggiornate sull'andamento delle assunzioni. I dati indicano una contrazione significativa negli ultimi anni, ma il ruolo dell'intelligenza artificiale appare, almeno per ora, marginale.

Meno assunzioni, ma per colpa dell'IA

Secondo quanto emerso, il numero di assunzioni è diminuito di circa il 20% rispetto al 2022. Un calo che riflette una dinamica più ampia dell'economia globale, ma che non mostra segnali evidenti di accelerazione nei settori più esposti all'automazione. L'analisi si basa su un "grafico economico" interno alla piattaforma, che monitora in tempo reale relazioni tra competenze, offerte e domanda di lavoro.

Blake Lawit, Chief Global Affairs e Legal Officer di LinkedIn
Blake Lawit, Chief Global Affairs e Legal Officer di LinkedIn

Contrariamente a quanto spesso ipotizzato, non sono stati rilevati effetti concreti attribuibili all'IA nei comparti più discussi, come assistenza clienti, marketing o attività amministrative. In questi ambiti, eventuali trasformazioni legate all'automazione non risultano ancora visibili nei dati occupazionali.

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La flessione delle assunzioni viene invece collegata principalmente all'aumento dei tassi di interesse, che ha ridotto la capacità di investimento delle aziende e rallentato l'espansione degli organici. In altre parole, il contesto macroeconomico sembra avere un peso maggiore rispetto all'adozione delle nuove tecnologie.

Un altro elemento rilevante riguarda i giovani alla ricerca del primo impiego. Anche in questo caso, i dati non mostrano un calo più marcato rispetto ad altre fasce di lavoratori con maggiore esperienza. La contrazione appare quindi distribuita in modo relativamente uniforme lungo le diverse fasi della carriera.

Nonostante l'assenza di impatti immediati, resta aperta la possibilità che il ruolo dell'IA diventi più significativo nel medio periodo. Le trasformazioni in atto riguardano soprattutto le competenze richieste: negli ultimi anni, le abilità necessarie per svolgere un lavoro medio sono cambiate del 25%. Le stime indicano che questa percentuale potrebbe salire fino al 70% entro il 2030, un dato che suggerisce un'evoluzione rapida del mercato del lavoro. Più che una riduzione diretta dell'occupazione, l'IA potrebbe quindi ridefinire i requisiti professionali, imponendo un aggiornamento continuo delle competenze.

I dati attuali invitano insomma alla cautela nelle interpretazioni più drastiche, ma evidenziano allo stesso tempo la necessità di monitorare con attenzione i cambiamenti in corso, soprattutto sul fronte della formazione e dell'adattamento professionale.