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Tripla A, doppia A e indie: la vera sfida per i videogiocatori è il tempo, non la fazione

Tra tripla A, doppia A e migliaia di indie, la difficoltà non è scegliere cosa comprare, ma capire dove investire il tempo di gioco.

SPECIALE di Biagio Etna   —   26/07/2026
Un eroe perduto di Elden Ring

Stiamo vivendo un periodo videoludico piuttosto agitato. Sony ha ormai annunciato che dal 2028 i nuovi giochi PlayStation saranno distribuiti soltanto in formato digitale, mentre Microsoft ha avviato il più profondo riassetto nella storia della divisione Xbox, accompagnato da migliaia di licenziamenti e dall'uscita di quattro studi dal suo perimetro. L'intero settore non ha ancora assorbito appieno questi scossoni, ma i videogiocatori, si sa, sono creature inquiete e, nonostante le polemiche, non possono fare a meno di desiderare già il prossimo titolo in uscita.

D'altro canto, il backlog è sempre sul punto di esplodere e i tripla A all'orizzonte sembrano ogni volta più interessanti di quelli appena conclusi. In un mercato così affollato e frammentato, chi può davvero aiutare il giocatore a capire dove e come orientarsi? Nonostante queste incognite, qualcosa sta effettivamente cambiando nel modus operandi dell'appassionato, che sia assiduo oppure occasionale: come organizza il proprio tempo davanti a uno schermo.

La vera valuta è il tempo

Negli ultimi dieci anni, molte produzioni tripla A hanno innalzato il prezzo d'ingresso, spinte anche da costi di sviluppo proibitivi, mentre la longevità e le mappe si sono progressivamente dilatate, con risultati non sempre soddisfacenti. Alcuni indie, viceversa, si sono mossi nella direzione opposta: hanno compresso, selezionato e compiuto scelte difficili. In cataloghi da centinaia di uscite al mese, alcune gemme riescono a imporsi proprio perché hanno scelto di togliere invece di aggiungere.

Animal Well: un mondo meraviglioso in meno di 30 MB
Animal Well: un mondo meraviglioso in meno di 30 MB

In mezzo c'è naturalmente il territorio dei doppia A, produzioni che non possiedono la forza d'urto dei grandi colossi, ma che durante l'era PlayStation 3 e Xbox 360 costituivano una parte fondamentale del mercato. Oggi questa fascia sta riguadagnando terreno: titoli come Clair Obscur: Expedition 33 - l'esempio per eccellenza - mostrano quanto spazio esista ancora per progetti capaci di coniugare ambizione, misura e riconoscibilità senza inseguire il gigantismo dei giochi più grandi.

Queste traiettorie non mettono in luce soltanto differenze di budget, ma precise scelte progettuali. E il successo di alcune di queste produzioni suggerisce che almeno una parte del pubblico sappia riconoscerle. Il risultato non è una semplice forbice tra giochi grandi e piccoli, ma un panorama sempre più frammentato, davanti al quale il pubblico rischia di perdersi. Il paradosso centrale di questo momento storico è proprio questo: non è mai stato così difficile essere un giocatore onnivoro.

Dobbiamo scegliere se perderci in un mondo sconfinato o sceglierne uno perfetto per noi
Dobbiamo scegliere se perderci in un mondo sconfinato o sceglierne uno perfetto per noi

Un appassionato con un numero limitato di ore da dedicare ai videogiochi deve decidere se investirle in un singolo mondo aperto da ottanta ore oppure distribuirle fra sei o sette produzioni più brevi, capaci di restituirgli esperienze differenti e magari più incisive. Non è una questione di snobismo culturale, ma di organizzazione. E, a differenza del denaro, il tempo non si recupera. Chi scrive di videogiochi ha quindi una responsabilità ben precisa: non soltanto analizzare, ma anche aiutare il lettore a orientarsi.

I tripla A non sono il nemico

Vogliamo essere chiari: questa disamina non intende trasformarsi in una facile celebrazione dei giochi indie. Le produzioni mainstream rimangono la linfa vitale del settore e dei media che vi gravitano intorno. Un grande tripla A può far gioire i videogiocatori e risollevare per anni le sorti di una casa di sviluppo, offrendo una resa tecnica, una spettacolarità e una qualità dell'azione degne di un colossal. Quando realizzato a dovere, resta uno degli ingranaggi principali dell'universo videoludico.

Lo dimostra l'attesissimo GTA VI, la cui sola attesa sta già condizionando calendari, strategie commerciali e discussioni. È qui che entra in gioco il lavoro delle testate generaliste, chiamate a muoversi in un panorama nel quale scegliere cosa seguire è diventato più complicato di quanto sembri. La copertura editoriale non dovrebbe ridursi a un aut aut: seguire il tripla A che catalizzerà comunque l'attenzione oppure occuparsi di un titolo più piccolo.
La questione è riuscire a trovare spazio, accanto al grande evento inevitabile, anche per un indie o un doppia A davvero meritevole. Pure questo è un modo valido per parlare al lettore: suggerirgli dove guardare, soprattutto quando il mercato produce più uscite che coordinate. 

Ecco, quindi, che si avverte la necessità di una sorta di mediatore. Non qualcuno che scelga una fazione, ma uno sguardo accorto, capace di filtrare il rumore, mettere da parte la chincaglieria, riconoscere il valore e aiutare il lettore a non sprecare la risorsa più rara che possiede: il tempo. Secondo SteamDB, nel 2025 sono usciti quasi 20.000 giochi su Steam. Una quantità che rende quasi impossibile muoversi senza una qualche forma di guida.

Hades 2 ha di certo una marcia in più, anche se in molti ne hanno notato un aumento spropositato di poteri e meccaniche
Hades 2 ha di certo una marcia in più, anche se in molti ne hanno notato un aumento spropositato di poteri e meccaniche

All'interno di questa massa, i giocatori finiscono spesso per parlare di quei titoli che hanno risolto un problema di progettazione in modo elegante, costruito un'atmosfera unica con mezzi limitati oppure puntato a un bersaglio preciso anziché provare a colpirne cento.

Questo non significa sminuire in alcun modo i tripla A in quanto tali. Elden Ring, ad esempio, ha superato i trenta milioni di copie vendute, eppure dimostra che la scala produttiva non determina da sola il carattere di un'opera. È un colosso che conserva una disciplina progettuale spesso associata a produzioni più piccole: densissimo, ostico e privo di condiscendenza verso il giocatore.

C’è oro per tutti nel grande fiume dei videogiochi

La domanda da porsi, allora, non è se gli indie e i doppia A posseggano una marcia in più o se le produzioni ad altissimo budget abbiano perso la loro forza. La questione è più semplice, ma altrettanto spinosa: il lettore che oggi apre una testata generalista italiana è ancora soltanto quello che aspetta il grande tripla A come un rito, un'abitudine, oppure è anche qualcuno che passa con naturalezza da GTA V a Clair Obscur, da Hades 2 a un titolo Devolver scoperto quasi per caso? Non abbiamo una risposta definitiva.

Clair Obscur: Expedition 33 è il simbolo del doppia A con logiche produttive eccellenti, in grado di rivaleggiare coi giganti del genere
Clair Obscur: Expedition 33 è il simbolo del doppia A con logiche produttive eccellenti, in grado di rivaleggiare coi giganti del genere

Il successo di produzioni come Clair Obscur: Expedition 33, la visibilità conquistata dal roguelite di Supergiant Games e il seguito costruito intorno al catalogo Devolver indicano però che una parte del pubblico è diventata più attenta a ciò che si muove fuori dai riflettori abituali. È un cambiamento che una testata generalista deve saper individuare, non per mera simpatia verso le produzioni più piccole, ma perché chi legge merita una mappa fedele e accurata di questo impervio territorio fatto di centinaia di titoli.

Il mediatore di cui parlavamo, dunque, non è una singola figura, ma uno sguardo critico generale, capace di conoscere le sfumature del mercato senza trasformare estro, misura e gigantismo in categorie morali. È il filtro editoriale di chi scrive: la capacità di valutare un tripla A oltre il rumore mediatico che lo precede e, allo stesso tempo, riconoscere la grandezza di un prodotto "minore", senza che il suo budget risicato diventi automaticamente un lasciapassare etico per metterlo su un piedistallo.

Hades ha dimostrato come un indie possa mettere a tacere schiere di tripla A
Hades ha dimostrato come un indie possa mettere a tacere schiere di tripla A

È il tipo di sguardo che chiunque scriva di videogiochi dovrebbe allenare, in un settore nel quale il "troppo" rischia di trasformare la curiosità in fatica. Dovremmo usare un setaccio simile a quello dei cercatori d'oro, non per farci portavoce e incoronare a ogni costo la prossima pepita, ma per condividere la gioia di aver scoperto una gemma che rischiava di restare sconosciuta.

Forse è da qui che occorre fotografare la realtà odierna: allargando l'obiettivo verso ogni titolo che abbia davvero qualcosa da dire. Magari leggermente defilato rispetto all'imprescindibile tripla A, ma mai fuori dall'inquadratura.

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