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Trent'anni di Crash Bandicoot: dai limiti di PS1 al futuro con Microsoft

Retroscena, casse nate in un weekend e progetti cancellati: l'incredibile parabola del simbolo della prima era PlayStation.

SPECIALE di Claudio Camboni   —   09/09/2026
Crash Bandicoot
Crash Bandicoot
Crash Bandicoot
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A trent'anni dal suo debutto, il marsupiale arancione continua a essere uno dei simboli più riconoscibili dell'epoca d'oro dei platform 3D e della prima PlayStation. Quando Crash Bandicoot arrivò nei negozi nell'autunno del 1996, pochi avrebbero immaginato che quel buffo animale antropomorfo sarebbe diventato il volto della console di Sony e una delle mascotte più amate dell'intera industria videoludica.

Eppure la sua storia era iniziata solo alcuni anni prima, quando Naughty Dog, all'epoca un piccolo studio californiano con Sony alle spalle come publisher, decise di creare un platform che potesse competere con i giganti del genere.

Ma come nacque?

La creazione e la sua promozione

L'obiettivo era ambizioso: realizzare un gioco interamente in 3D che mantenesse la precisione e l'immediatezza dei classici platform bidimensionali. Molte delle caratteristiche che oggi consideriamo inseparabili dall'identità di Crash Bandicoot videro la luce in realtà come risposte creative ai limiti tecnici della prima PlayStation. In una lunga serie di retrospettive pubblicate nel 2011, i cofondatori di Naughty Dog Andy Gavin e Jason Rubin raccontarono come l'obiettivo iniziale fosse creare una mascotte capace di colmare il vuoto lasciato a Sony dall'assenza di un personaggio iconico come Mario o Sonic. Lo stesso Gavin spiegò di essere rimasto sorpreso dal risultato: "Pensammo che forse, solo forse, saremmo riusciti a inserirci in quello spazio. Mi sembra ancora incredibile che abbia funzionato".

Uno screen dell'ultimo capitolo
Uno screen dell'ultimo capitolo

Per ottenere un impatto visivo superiore alla concorrenza, il team sviluppò strumenti proprietari e adottò una soluzione tanto semplice quanto ingegnosa: costruire livelli a corridoio che permettessero alla telecamera di seguire sempre il protagonista senza perdere fluidità e agli ingegneri di utilizzare svariati trucchi per ridurre la profondità di campo e la quantità di poligoni generale. Fu una scelta tecnica determinante, resa possibile anche dall'esperienza del team nella programmazione di motori grafici altamente ottimizzati, capaci di sfruttare al massimo l'hardware della console. D'altra parte Andy Gavin era un programmatore di grande esperienza che arrivava da un ambiente di alto livello come l'MIT dove ha svolto ricerca sull'intelligenza artificiale e sul linguaggio LISP presso l'AI Lab di Rodney Brooks. Il personaggio, inizialmente soprannominato "Willy the Wombat", cambiò più volte aspetto e perfino specie prima di diventare il bandicoot, Peramele in italiano, che conosciamo oggi. Il nome definitivo arrivò solo nelle ultime fasi dello sviluppo, mentre il carattere scanzonato, le animazioni esageratamente e volutamente cartoonesche e il celebre attacco vortice nacquero dall'idea di creare un eroe completamente diverso dai personaggi seriosi dell'epoca.

Anche le iconiche casse, oggi simbolo della serie, furono introdotte quasi per caso durante le fasi conclusive dello sviluppo. Furono programmate in un week-end, ma finirono per diventare uno degli elementi più riconoscibili dell'intera saga. Gavin aveva dichiarato che i livelli apparivano tecnicamente impressionanti ma non si sentiva ancora soddisfatto al 100%: "mancava ancora qualcosa".

Dopo aver programmato le casse, Rubin si occupò della modellazione grafica e di rifinire le animazioni, concludendo di fatto la programmazione del gioco e scoprendo quasi per caso quella che sarebbe diventata una delle meccaniche più iconiche dell'intera saga. Parallelamente, Sony ebbe il merito di costruire attorno al personaggio una delle campagne pubblicitarie più aggressive degli anni Novanta: celebre rimane lo spot in cui un attore travestito da Crash, armato di megafono, si presentava davanti alla sede americana di Nintendo per sfidare apertamente Mario, contribuendo a trasformare il marsupiale non soltanto nella mascotte di PlayStation, ma anche nel simbolo della crescente rivalità tra le due aziende durante la cosiddetta "console war" degli anni Novanta.

L'evoluzione di una serie tra successi, sperimentazioni e ritorni

Il successo del primo capitolo diede vita a quella che ancora oggi viene considerata una delle trilogie più influenti della storia dei platform. Crash Bandicoot 2: Il ritorno di Cortex perfezionò praticamente ogni aspetto del predecessore, mentre Crash Bandicoot 3: Warped ampliò ulteriormente la formula introducendo veicoli, ambientazioni ispirate a epoche storiche differenti e una varietà di situazioni che ancora oggi viene ricordata con grande affetto e nostalgia dai fan.

Con l'acquisizione di Naughty Dog da parte di Sony, però, il destino del marsupiale - il cui marchio era di Universal Interactive Studios - cambiò radicalmente. La serie passò di mano in mano tra diversi sviluppatori, dando vita a episodi interessanti come Crash Team Racing, Crash Twinsanity, ma anche a esperimenti meno riusciti che ne indebolirono progressivamente la popolarità, diluendo la qualità generale delle produzioni e di conseguenza la base di fan.

Per molti anni Crash sembrò aver perso un ruolo da protagonista del panorama videoludico, spegnendo i fari per un lungo periodo fino alla sorprendente rinascita del 2017 con la N. Sane Trilogy, remake fedele dei primi tre giochi che riportò il personaggio al centro dell'attenzione. Il successo fu tale da dimostrare che, nonostante il passare del tempo, il fascino della serie era rimasto intatto, conquistando sia i nostalgici sia una nuova generazione di giocatori. La realizzazione del progetto fu affidata da Activision all'esperto team interno di Vicarious Visions, già sviluppatori di Tony Hawk, Guitar Hero e Skylanders, che vantavano grande esperienza in remake, conversioni e giochi multipiattaforma.

Un futuro ancora tutto da scrivere

Oggi, a trent'anni dalla sua nascita, Crash Bandicoot continua ancora a occupare un posto speciale nella storia dei videogiochi. L'ottimo Crash Bandicoot 4: It's About Time ha dimostrato che la formula classica può ancora evolversi senza perdere la propria identità, mentre l'ingresso della serie nell'universo Microsoft dopo l'acquisizione di Activision Blizzard potrebbe aver cambiato radicalmente il destino della serie. Per la prima volta una mascotte così fortemente identificata con l'universo PlayStation è entrata a far parte del catalogo Xbox, segnando uno dei passaggi di proprietà più sorprendenti nella storia dell'industria videoludica.

Rubin e Gavin insieme alla loro creatura
Rubin e Gavin insieme alla loro creatura

Nel 2024 è emersa la notizia dell'esistenza di un progetto (mai annunciato pubblicamente) di Crash Bandicoot 5, che secondo alcune testimonianze interne era stato sviluppato da Toys for Bob nelle prime fasi della produzione prima di essere cancellato. Il gioco avrebbe dovuto rappresentare un ambizioso crossover con Spyro the Dragon, riportando due delle mascotte più amate dell'era PlayStation sotto un'unica avventura. Un ritorno che, almeno per ora, rimane soltanto nei concept art scoperti dal giornalista Liam Robertson in un suo approfondimento su YouTube al riguardo e in qualche foto mostrata da ex sviluppatori.

Oggi Crash Bandicoot rappresenta molto più di una semplice serie di videogiochi. È diventato un simbolo della storia del medium, capace di evocare immediatamente l'epoca della prima PlayStation, la spensieratezza degli anni '90 e il momento in cui i platform tridimensionali ridefinirono il genere.

Un artwork di Crash Bandicoot 5 in cui si nota chiaramente la presenza di Spyro
Un artwork di Crash Bandicoot 5 in cui si nota chiaramente la presenza di Spyro

Con oltre trent'anni di storia e decine di giochi pubblicati tra capitoli principali, spin-off, remake e conversioni, il marsupiale arancione continua a occupare un posto speciale nel cuore di milioni di appassionati. Dopo il successo di Crash Bandicoot 4: It's About Time e la fine del supporto a Crash Team Rumble, il futuro della serie resta ancora incerto, ma una cosa appare evidente: Crash continua a correre, saltare e distruggere casse nell'immaginario collettivo di tanti videogiocatori.

E, conoscendo il personaggio, difficilmente pronuncerà il suo ultimo, inconfondibile "Whoa!".

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