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The Legend of Zelda: tutto quello che sappiamo del remake di Ocarina of Time

Il remake di The Legend of Zelda: Ocarina of Time è in arrivo il 5 novembre 2026 su Switch 2: ecco la nostra analisi di quanto mostrato.

SPECIALE di Alessandro Bacchetta   —   08/09/2026
L'immagine che fungerà da copertina per il remake di The Legend of Zelda: Ocarina of Time
The Legend of Zelda: Ocarina of Time
The Legend of Zelda: Ocarina of Time
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In occasione del Direct per i quarant'anni di The Legend of Zelda, Nintendo ha svelato, dopo averlo brevemente annunciato qualche mese fa, il remake di The Legend of Zelda: Ocarina of Time, in arrivo il 5 novembre 2026 su Switch 2.

Il gioco è stato presentato da Eiji Aonuma, da più di vent'anni curatore della serie (ha sostanzialmente ricoperto ogni ruolo possibile nel suo sviluppo), e Hidemaro Fujibayashi, direttore di Breath of the Wild e Tears of the Kingdom, stavolta nel ruolo di producer. È altamente probabile, quindi, che il gioco sia sviluppato internamente da Nintendo, nello specifico da EPD 3: ciò non significa che non ci siano state collaborazioni esterne, ma che la guida, le redini del progetto siano nelle mani del team che storicamente scolpisce la saga.

The Legend of Zelda: Ocarina of Time da varie testate è stato premiato gioco del secolo. È l'unico a vantare un'imbarazzante - e insuperabile, pensiamo - media di 99 su Metacritic. La prima opera ad avere ottenuto, e conseguentemente sdoganato, il 10 su Edge e il 40/40 su Famitsu. È forse il nome più sacro che ci sia nell'intera storia dei videogiochi, ha ispirato qualsiasi successivo action RPG tridimensionale. Nel 1998 era magico, immenso, era qualcosa di mai visto. Era uno dei primi mondi in cui potevi ammirare un tramonto in tempo reale, con uno scorrere del tempo credibile. Pur non essendolo ufficialmente, evocava un open world quando, su console, fare open world era quasi impossibile: nessuno che l'abbia giocato all'epoca può dimenticare l'uscita dal Villaggio Kokiri, seguita da quel mondo enorme, da quell'Hyrule che preannunciava centinaia di segreti, di storie, di avventure.

Era. Perché siamo nel 2026 ed ere geologiche, per quanto concerne i videogiochi, da allora sono trascorse. Nintendo ha ammodernato il gioco tecnicamente, con nuove funzionalità, nuove inquadrature, ma l'ha lasciato immutato nell'essenza. Funzionerà?

Mutato e immutato

Nintendo ha definito questa nuova versione di Ocarina of Time un remake, e noi ci atteniamo alla definizione. Detto ciò, se di remake si tratta, coinvolge soprattutto l'aspetto grafico. Gli sviluppatori giapponesi hanno deciso di lasciare inalterata la struttura di gioco, perfino il level design, con quella Piana di Hyrule così piccola, così carente di quelle che, oggi, chiameremmo "zone di interesse" (o almeno così pare). Non è stato concesso niente, se non alcuni elementi nella UI e nell'archiviazione del missioni, oltre al supporto a Zelda Notes e al nuovo logo eroso, all'eredità di Breath of the Wild. La fisica sembra inalterata, l'interazione pure.

Dove Nintendo ha messo mano, oltre all'aspetto visivo - ne parleremo a breve - è nel facilitare la fruizione del gioco. Come ha ammesso lo stesso Aonuma, sembrano bazzecole, ma Nintendo è abituata a non toccare quasi nulla nei suoi remake, perciò sono state presentate come caratteristiche innovative di quest'operazione: la telecamera, in passato (non solo nel 1998, anche nel remake del 2011 per Nintendo 3DS) fissa alle spalle di Link, ora è liberamente ruotabile col control stick destro. L'interfaccia è più intuitiva, senza gli strambi bottoni C di Nintendo 64, e sicuramente gli Stivali di Ferro - come su 3DS, appunto - saranno associabili a un pulsante esterno al menu (funzionalità da non sottovalutare, chi ha giocato l'originale saprà benissimo perché).

Oltre a questo, ci sono piccole modifiche per rendere il gioco più contemporaneo. Come dicevamo, delle missioni archiviate nel menu, come avviene in Breath of the Wild. Il trascorrere del giorno, che su Nintendo 64 e 3DS era statico in varie zone fuori dalla Piana di Hyrule, qui continua indipendentemente dal posto. Quando si entra nelle case, non c'è una schermata di caricamento, o di separazione dalla mappa principale: altri elementi che possono sembrare scontati, ma che non necessariamente lo sono.

La nuova, straordinaria forma del Grande Albero Deku
La nuova, straordinaria forma del Grande Albero Deku

Sia nell'originale che nel remake, ad esempio, l'inquadratura virava verso l'alto in certe abitazioni: qui non accade, ci dovrebbe essere una coerenza registica tra gli spazi aperti e quelli chiusi, senza alcuna interruzione. È stato anche aggiunto il salto. In The Legend of Zelda: Ocarina of Time, una volta arrivati al bordo di una piattaforma, continuando a camminare oltre di essa, il balzo era automatico: qui va effettuato manualmente, come è accaduto da Breath of the Wild in poi.

Svelato il prezzo ufficiale di The Legend of Zelda: Ocarina of Time remake in Italia Svelato il prezzo ufficiale di The Legend of Zelda: Ocarina of Time remake in Italia

La modifica strutturale più ampia che abbiamo notato, che parte da un'esigenza registica, ma diviene interattiva, riguarda il Borgo di Hyrule: in passato era una zona a inquadratura fissa, pre-renderizzata (su Nintendo 64), segmentata in varie parti. Adesso è una cittadina vera e propria, da esplorare nella sua interezza, con l'inquadratura alle spalle del personaggio come in ogni altra area. Ed è obiettivamente bellissima.

Aggiornamento grafico

Il remake di Ocarina of Time, oltre ad avvalersi del prestigio del gioco originale, punta tutto sul rinnovato aspetto grafico: è buffo da dirsi trattandosi di Nintendo, ma è così.

L'eccezionale dettaglio grafico di questo remake
L'eccezionale dettaglio grafico di questo remake

Come detto inizialmente, supponiamo che il gioco sia sviluppato da EPD3, pur mancando l'ufficialità. Fosse così, si tratterebbe di un progetto molto incoraggiante per il futuro di Nintendo su Switch 2: per quanto Mario Kart World e Donkey Kong Bananza fossero dei segnali positivi in tal senso, sfruttavano la maggior potenza della console più per proporre interazioni e concetti inediti, che per approfondire l'identità visiva dei giochi. C'era il sospetto, più che lecito dopo Splatoon Raiders, che Nintendo avesse raggiunto un livello grafico tale da ritenersi soddisfatta, migliorando sì risoluzione e framerate, ma senza l'urgenza di evolversi a livello tecnico.

The Legend of Zelda: Ocarina of Time è di gran lunga il titolo Nintendo più ambizioso mai realizzato, su questo ambito. Non necessariamente il più ricercato, sicuramente non il più ardito come soluzioni visive, ma il più complesso e ricco a livello grafico. Come accadde per The Legend of Zelda: The Wind Waker HD su Wii U, è possibile che Nintendo abbia sfruttato questo progetto, oltre che per riproporre un classico, per prendere confidenza con le nuove capacità dell'hardware della console.

Il Villaggio Kokiri, l'inizio della straordinaria avventura chiamata The Legend of Zelda: Ocarina of Time
Il Villaggio Kokiri, l'inizio della straordinaria avventura chiamata The Legend of Zelda: Ocarina of Time

Ocarina of Time non è un gioco stilisticamente raffinato. È un'evoluzione coerente dell'originale, e l'originale era nato in un'epoca in cui la transizione poligonale era poco ragionata, quasi istintiva. Ha delle incongruenze stilistiche piuttosto evidenti, basti notare gli abitanti del Borgo di Hyrule, decisamente più grotteschi e meno levigati. Le animazioni facciali sono tutt'altro che perfette e l'effetto "bagnato" dona una sensazione di plastica talvolta addirittura fastidiosa. I movimenti di Epona, inoltre, ci sembrano meno riusciti di quelli dei cavalli di Breath of the Wild.

Da non sottovalutare, anche, i filmati finalmente doppiati e in italiano (con quelle che, immaginiamo, saranno i doppiatori del film) e qualche linea di testo aggiuntiva per caratterizzare meglio i personaggi.

Il nuovo Borgo di Hyrule
Il nuovo Borgo di Hyrule

Nonostante questo, nonostante queste incongruenze, il colpo d'occhio è straordinario. I dettagli dei vestiti di Link, che paiono di barbabietola. I ciuffi biondi che si spostano, il cappello che finalmente - finalmente! - è ben animato in relazione ai movimenti dell'eroe. La fluidità (60 fps, sembra) nonostante il dettaglio. Lo stentoreo Monte Morte sullo sfondo. La straordinaria erba mossa dal vento.

È banale, forse. Ma bellissimo.

Come reggerà?

Non c'è dubbio che Ocarina of Time sia ancora un gioco stupendo. Ha dei dungeon strepitosi, una storia appassionante, il momento più catartico e potente di tutta la serie. Sarà fantastico riviverlo con questo aspetto grafico, con questa fluidità, con questo dettaglio.

Il Tempio dell'Acqua, uno dei più impegnativi del gioco
Il Tempio dell'Acqua, uno dei più impegnativi del gioco

Allo stesso tempo, si esporrà brutalmente alla contemporaneità. Dal 1998 è cambiato tutto, e anche internamente alla serie sono usciti Breath of the Wild e Tears of the Kingdom. Per i fan di questi due titoli, per le persone che hanno iniziato ad amare la saga con questi giochi, Ocarina of Time potrebbe rappresentare un trauma: perché gli enigmi sono duali, quindi non interpretabili a piacimento, e perché propone molti, moltissimi punti in cui si rimane bloccati. Si esplora tanto, ma non liberamente come nei recenti open air; si scala, ma soltanto dove ci sono delle piante rampicanti. Questo, tuttavia, non è un problema di Ocarina of Time.

Link suona l'Ocarina del Tempo, lo strumento più importante del gioco
Link suona l'Ocarina del Tempo, lo strumento più importante del gioco

Il grande problema di Ocarina of Time, nel 2026, è la Piana di Hyrule. E non soltanto rispetto al meraviglioso mondo di Breath of the Wild, ma rispetto a qualsiasi altro action RPG uscito negli ultimi vent'anni. È l'unica porzione davvero, davvero vecchia dell'avventura, e sembra che sia rimasta immutata. Certo, ora c'è quell'erba deliziosa e soffice che sembra di poter toccare; ma il Castello di Hyrule, che nel 1998 pareva così lontano e distante dal Villaggio Kokiri, adesso sembra una diversa località della stessa, piccola regione.

Andrà rigiocato, per capire quanto risulterà tollerabile nel 2026. Per ora, accontentiamoci dell'innegabile ambizione visiva del gioco. Un'ambizione emozionante, per chiunque ami questo capolavoro.

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