A trent'anni dalla nascita, The Pokémon Company ha deciso di intraprendere quella che potrebbe benissimo essere considerata la mossa più ambiziosa della sua storia. Sin dagli albori dei mostri tascabili su Game Boy, la dicotomia tra videogioco principale e le lotte multigiocatore è sempre stata indissolubile. Anche con la nascita del circuito competitivo, con tanto di Campionati Mondiali annessi, il ritmo della competizione è sempre stato dettato dalle uscite dei capitoli principali nei negozi.
Questo è sempre stato uno dei punti di forza del marchio, dato che il videogioco spingeva il competitivo e viceversa. Negli ultimi anni, però, questo binomio ha cominciato a mostrare i suoi limiti: da una parte, infatti, c'è un ambiente competitivo un po' troppo statico, che deve attendere il nuovo videogioco per introdurre sostanziali novità al suo interno, dall'altra abbiamo Game Freak, "obbligata" a uscire con un nuovo videogioco anche per star dietro alle esigenze dell'esport.
Una mossa ambiziosa
La soluzione a tutto questo e anche a qualcosa di più è, secondo i piani dell'azienda, Pokémon Champions. Semplificando, The Pokémon Company ha preso tutta la parte di battaglie online di Pokémon Scarlatto e Pokémon Violetto e l'ha trasformata in un gioco come servizio free-to-play.
Si tratta di una mossa ambiziosa e rischiosa, che però potrebbe pagare degli ottimi dividendi. I vantaggi sono innegabili: non solo si dà a tutti la possibilità di poter accedere alle lotte, senza la necessità di comprare Nintendo Switch, il relativo videogioco e l'abbonamento online, ma apre l'ecosistema anche ad Android e iOS, espandendo a dismisura il potenziale bacino d'utenza.
L'essere un'app indipendente, inoltre, consente al team di sviluppo, guidato da quel Masaaki Hoshino che ha lavorato su Pokken Tournament e Pokémon Unite, di poter operare con più flessibilità sul gioco, cambiando le regole, il bilanciamento e i Pokémon coinvolti a seconda delle esigenze, non del videogioco nei negozi, ma della scena competitiva.
Contemporaneamente Game Freak può concentrarsi con maggior calma sull'avventura principale, prendendosi tutto il tempo che le serve per confezionare nuove esperienze Pokémon degne di questo nome, come succederà - si spera - con Pokémon Onda e Pokémon Vento.
Il tutto senza considerare che l'essere slegato da un capitolo principale specifico consentirà a Pokémon Champions di ricevere i mostri tascabili da tutti i giochi della serie, da Pokémon GO a Leggende Pokémon: Z-A, passando per Pokopia e chissà cos'altro.
Il rischio, una volta scongiurata la deriva pay-per-win del progetto, è che questa componente così importante per la serie, una volta scorporata dai capitoli principali, passi in secondo piano, richiamando solo quella nicchia di impallinati che passano ore a perfezionare la matematica dietro ogni scontro.
Che cos’è Pokémon Champions
Dire che Pokémon Works ha preso la struttura competitiva di Scarlatto e Violetto e ne ha fatto un'esperienza autonoma è certamente una semplificazione, ma senza dubbio rappresenta la maniera più rapida per spiegare cos'è Pokémon Champions. Il nuovo gioco, infatti, ruota tutto intorno alle sfide online tra allenatori Pokémon, con solo due piccole concessioni: una per catturare e allenare le creature e l'altra per personalizzare il proprio avatar o la scheda giocatore. Oltre alle partite classificate, alle amichevoli e agli eventi stagionali, infatti, c'è poco altro.
Abbiamo l'Allevamento, ovvero dove ogni 22 ore si può estrarre da un lotto di 10 Pokémon casuali quello da inserire nella propria squadra, la sezione per inviare e ricevere creature attraverso Pokémon Home, quella per modificare le statistiche e le mosse di ogni mostro tascabile, un negozio per comprare vestiti, oggetti o megapietre e una sezione nella quale personalizzare il proprio alter ego. E stop.
Nessuna storia, nessuna palestra da battere, nessun raid.
Una volta scesi in battaglia, da scegliere tra singola o doppia, le similitudini con l'ultimo capitolo per Switch cominciano a palesarsi. È vero che il ritmo è un po' più veloce e fluido, grazie a menù meno prolissi, ma i modelli poligonali, gli effetti delle mosse, lo stile delle grafiche sono praticamente i medesimi visti in Scarlatto e Violetto, con solo qualche differenza minima. I fan della serie, in altre parole, faranno davvero poca fatica ad orientarsi nel gioco. Il senso di continuità appare totale, sia dal punto di vista dei contenuti, sia da quello tecnico e tecnologico.
Monetizzazione
Una delle più grandi preoccupazioni dei giocatori era legata al modello economico scelto da The Pokémon Company per sostenere il progetto Pokémon Champions. Preoccupazioni, ad essere sinceri, non del tutto immotivate, dato che Pokémon Unite sta patendo il confuso moltiplicarsi di valute ed eventi che convivono e appesantiscono il gioco. Al lancio, Pokémon Champions arriva con un'unica valuta, i Punti Vittoria o PV, che serve a fare tutto, dal comprare un nuovo paio di occhiali per il proprio avatar al modificare le statistiche di lotta del Pokémon.
I PV non possono essere comprati, una cosa che dovrebbe scongiurare una deriva pay-to-win, e possono essere utilizzati ovunque. In altre parole non ci sono vantaggi competitivi a spendere soldi reali, dato che nessun Pokémon o oggetto è nascosto dietro ad un balzello. Spendendo soldi reali, qui vi spieghiamo nel dettaglio le varie opzioni a disposizione, potrete ottenere un numero superiore di coupon coi quali risparmiare PV o vi saranno date maggiori occasioni per guadagnarne un quantitativo superiore, ma con un po' di pazienza potrete cominciare la scalata delle classifiche senza spendere un euro.
Ci sembra un compromesso piuttosto bilanciato, soprattutto considerando che i giocatori assidui, sul lungo periodo, tra missioni giornaliere e Punti Vittoria, una volta trovata la squadra giusta tenderanno ad accumulare PV. Questo, oltretutto, senza considerare il "risparmio" che questa nuova formula garantirà in futuro, dato che per lottare online non sarete più costretti a comprare il nuovo videogioco Pokémon e il relativo abbonamento per giocare online.
Più sfumata è la situazione che riguarda gli abbonamenti a Pokémon Home e quello a Champions, dato che entrambi hanno come vantaggio principale il fatto di espandere gli spazi a disposizione per - rispettivamente - scambiare Pokémon con gli altri giochi della serie e immagazzinarli all'interno di Champions. Quanto sarà limitante il tutto dipenderà dalla vivacità del meta: se si stabilizzerà presto, le 3 squadre e le 30 creature base potrebbero bastare, ma se varierà velocemente potrebbe essere che i giocatori più assidui si sentiranno presto "stretti" dalle limitazioni all'inventario imposte. Anche se, a ben vedere, saranno proprio queste persone quelle che potrebbero ammortizzare più facilmente questi costi.
Accessibilità
Se da una parte Pokémon Works ha lavorato a fondo per rendere il più accessibile possibile le meccaniche più complesse di Pokémon Champions, dall'altra si è scordata di creare una fase di inserimento degna di questo nome. Dopo una veloce introduzione di tutti i sistemi principali, come il ricevere nuovi Pokémon tramite l'Allevamento, come Allenarli e come combattere, infatti, tutto viene lasciato al giocatore che, opzionalmente, potrà approfondire alcune delle meccaniche delle battaglie attraverso un semplice tutorial. Tutto il resto, dagli effetti che non vengono citati in queste missioncine, al capire cosa cambia modificando una statistica al posto di un'altra, dovrà essere recuperato online, sperimentato sulla propria pelle o dedotto leggendo nel dettaglio ogni effetto delle mosse, fortunatamente più esplicite nel dire gli effetti causati, come esplicitare in una percentuale le possibilità che ci sono di infliggere uno status agli avversari. Manca persino una sezione nella quale provare i cambiamenti effettuati contro squadre comandate dal computer, fondamentale, come vedremo, per capire se i calcoli sono corretti, soprattutto considerando che ogni modifica costa PV.
Lo studio di sviluppo, probabilmente, avendo preso di peso il sistema di combattimento della serie, confida che tutti conoscano i Pokémon, i vari rapporti tra i diversi tipi e le meccaniche che, in un modo o nell'altro, non sono altro che l'evoluzione del sistema creato da Shigeki Morimoto per Pokémon Rosso e Verde su Game Boy. Ma non è detto che sia così.
Perché se è vero che superficialmente quello di Pokémon Champions potrebbe sembrare un semplice sistema a turni, sotto la scocca si nasconde una sorta di morra cinese estremamente profonda e variegata, che qui torna praticamente immutata e sbatte in faccia al giocatore non solo centinaia di Pokémon diversi, ma anche decine di mosse diverse tra le quali scegliere.
Perché è vero che l'aver ristretto il numero di creature selezionabili, dalle oltre mille create alle "sole" 186 di Champions, e il numero di oggetti disponibili ha limitato il numero di opzioni a disposizione, ma questa scelta sembra più un tentativo per indirizzare il meta di gioco in una direzione e concentrare le risorse, piuttosto che un modo per semplificare il gameplay. A suggerirlo è anche la natura stessa del progetto: basta una patch e la prossima stagione non solo potrebbe introdurre (e bloccare) tanti nuovi Pokémon, ma potrebbe anche virare sulla Teracristallizzazione, le mosse Z o quelle Dynamax.
Il più grande passo verso l'accessibilità, però, è dato dall'eliminazione degli EV e degli IV per come li conoscevamo. Gli allenatori Pokémon più competitivi, infatti, sanno benissimo che la ricerca delle statistiche perfette dei propri mostri tascabili era uno dei compiti più complessi e lunghi di tutto il gioco. Fino ad oggi, infatti, prima di trovare il Pikachu ideale bisognava passare per tantissimi passaggi tra accoppiamenti e allenamenti vari, consumando ore di gioco solo per questo. E se cambia il meta, bisogna ripartire da capo.
In Pokémon Champions tutti i Charizard sono uguali e basterà spendere qualche PV per cambiare le sue statistiche, la natura o le mosse con pochi click. In altre parole, adesso "basta" essere un grande giocatore per poter vincere le partite.
Profondità
Questa accessibilità rischia di appiattire il gioco? Di per sé stessa no, dato che tra gli oggetti, le evoluzioni e le decine di mosse a disposizione per ogni Pokémon le possibilità a disposizione dei giocatori sono comunque tantissime. Anzi, considerando quanto è semplice fare modifiche, Pokémon Works potrebbe aver aumentato le possibilità di fluttuazione del meta, dato che per cambiare una strategia o introdurre un nuovo mostro tascabile nella propria rotazione bastano pochi click e non ore di semplice preparazione.
Per mantenere alta l'attenzione, però, lo sviluppatore giapponese dovrà però dimostrare di essere ricettivo e dinamico nel saper rispondere alle esigenze del pubblico, attraverso bilanciamenti veloci, patch e una buona creatività per variare, ma soprattutto espandere un'esperienza che al momento è piuttosto scarna. L'essersi concentrato sulla competizione è forse il miglior biglietto da visita di questo Pokémon Champions, l'ambito sul quale questo progetto non poteva inciampare, ma per fare questo si è un po' scordato di tutto il resto, dalle modalità offline a magari una sezione nella quale seguire o rivedere le battaglie più spettacolari.
Magari sono tutte cose che da qui a fine agosto, quando il gioco debutterà ai Mondiali di San Francisco, arriveranno, ma che rendono questa versione di lancio piuttosto povera.
Conclusioni
Pokémon Champions fa esattamente quello che ci si aspetta da lui, ovvero offrire una piattaforma indipendente attraverso la quale la scena competitiva può evolversi, modificarsi e prosperare indipendentemente dalla serie principale. E questo lo fa nella maniera giusta, evitando le derive pay per win o soffocando l'esperienza tra valute sempre più complesse e iniziative sempre più caotiche. L'aver scelto di limitare il numero di Pokémon presenti e gli oggetti aiuta a concentrare le risorse e trovare il giusto bilanciamento, mentre l'eliminazione di EV e IV abbatte una delle barriere all'ingresso più impattanti. Se siete dei veterani della serie, quindi, l'ultima fatica di Pokémon Works sembra l'evoluzione naturale delle battaglie Pokémon. Tutti gli altri invece, tra tutorial essenziali e l'assenza di opzioni, potrebbero trovare il gioco fin troppo scarno, con una fase di inserimento delle nuove leve migliorabile e l'assenza piuttosto grave di opzioni per testare la propria squadra offline o guardare i tornei online.
PRO
- La formula delle battaglie Pokémon non ha perso lo smalto
- È free-to-play
- Il modello economico è chiaro e non particolarmente esigente
- La struttura da gioco come servizi renderà la scena competitiva più dinamica
CONTRO
- Oltre alle battaglie c'è poco da fare
- Manca un modo per testare offline la propria squadra
- Tecnicamente si sarebbe potuto fare di più